Chiaramonti, il portale delle vostre idee

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Archivio di settembre, 2008

Contadu – Andende a Santa Justa.

Scritto da ztaramonte

Finas in antigorìu, s’ultima dominiga ‘e maju, sos Caddalesos, sos parentes ei sos festaresos de sas biddas acurzu, abbojaian chitulanos a Funtana Ispurulò pro tucare tot’umpare a sa cheja foraidda ‘e Monte Rosa. Ca b’aiat festa manna, sa die, pro sa Santa prus meraculosa de su paradisu, Santa Justa, famada totue in Anglona e finas in Caddura e in Logudore.Santa Giusta

In sa pedimedda ‘e funtana etotu, che tando oe atelat s’afestu: saludos e basos, cantigos e sonos, brincos e ballos, impudonzu e pregadorias, curridìnas de pizzinnos chen’assentu s’ispanian in s’aera melina chei su’elidu jaru de sas ‘amas paschende asselias, josso in s’adde pinta.

Ealla, como, tota custa zentoria tuchende a lerina che fromigula in s’itirinu astrintu e cuiditu; chie a pê, chie a caddu, chie a in carru, chie isculzu cun sas botes a coddu a bertulinu, chie topi-topi che boe inzoidu e chie, in ultimera, ufanu e lebiu che puma.

Chicu Babau, su jaganu majore, est a cabu ‘e s’andainacun su pê ‘e sa rughe abbuddadu in sa trinza ‘e sas ragas, altu che una roca, abbrembonadu e encherridu che cadde rude. E che caddu sueradu isulfulat abberriende adaghi sos piseddos. coghi ‘ e resare, lean a sonare truveddas de ervenarzu: “Sonadebos sas costas!”

Babbai Urinzu l’est infatu, rujanu e minudu, cun sa corona pendulende in manos e intonende, a tretos, cun boghe atalzina sos gosos de sa Santa.

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Goso de ringratziamentu pro Santu Mateu (2008).

Scritto da ztaramonte

Pubblico una seconda versione dei “goso”, che ripercorre quasi per filo e per segno, i festeggiamenti religiosi solenni per il Patrono San Matteo e che a loro volta contraddicono forse interamente quelli che lo stesso autore ha scritto prima della festa.San Matteo Apostolo

Amadu Carulu, custu manzanu, ida sa prutzisione ‘e deris, mi so penetidu de su c’aio iscritu pro Santu Mateu e tando pro penitentzia e pro domandare iscuja a totu sos tzaramontesos dae a mie criticados in su goso c’asa ja prubicadu, siguramente pro ispiratzione de Santu Mateu, n’apo fatu un ateru de ringratziamentu, iscritu comente s’ateru segundu sos consizos de Tore Patatu, chi poi est su ghi cherene sas concas de ou de Sa Regione Autonoma de sa Sardigna. Ringratzio Domitilla Mannu chi istustinada da-i-e-a mie in su telefono m’at dadu consitzos pretziosos.

Anghelu ‘e sa Niera

Goso de ringratziamentu pro Santu Mateu (2008)

Totu cantu Tzaramonte
Pro sa festa s’est movìdu
Man’ in petus e man’in fronte
su divotu est accudidu

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Vigilia di San Matteo: revival poetico e canoro a Chiaramonti.

Scritto da carlo moretti

Ieri, vigilia di San Matteo, patrono di Chiaramonti, seguiti da un folto gruppo di appassionati ascoltatori, che hanno sfidato il freddo dell’incipiente notte, si è svolta in s’istradone una lettura di poesie in vario metro da parte di Stefano Demelas, Domitilla Mannu, Antonino Mureddu, Maria Sale, Peppa Truddaiu. Autori delle composizioni poetiche i chiaramontesi Lorenzo Brotzu, Giuseppe Brundu, Lucio Cossu, Giommaria Dettori, Juanne SeuTonino Mureddu, Maria Sale, Giovanni Seu, Bainzu Truddaiu, ad eccezione di Stefano Demelas, Maria Sale e Tonino Mureddu (viventi) gli altri poeti, vissuti nel corso del Novecento sono tutti passati a miglior vita, quindi il revival ha voluto connotarsi come un momento di recupero dell’identità poetico-storica del paese. La manifestazione è stata egregiamente presentata dal prof. Gianni Marras.

La festa è proseguita poi con l’esibizione del complesso dei Manada che ha allietato la manifestazione rievocando con bravura canzoni che andavano dagli anni Sessanta del Novecento al Duemila, mentre gli autori del revival hanno potuto proseguire la piacevole conversazione letteraria durante il convito per loro imbandito nei locali della già Scuola Media Statale nell’alto rione (462 metri slm) di Cudinarasa.

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Goso pro Santu Mateu.

Scritto da ztaramonte

Pubblico con piacere questa poesia, direi estemporanea, che “Angelu ‘e sa Niera” ha scritto e San Matteomi ha inviato.

Ben’apidu Carolu, apo fatu custu goso ca ido chi si cras pioede, cheret narer chi Santu Mateu est tristu e tando bisonzat de l’invocare cun custu goso iscritu sigundu su comitadu rezionale de Sardigna.
Amezuvidere
Anghelu ‘e sa Niera

Goso pro Santu Mateu

Tristu ést Santu Mateu
De Tzaramònte protetore
Ca òfesu amus Deu
Curumpende nos su core

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Chiaramonti, festa patronale in onore di San Matteo Apostolo Evangelista.

Scritto da ztaramonte

Il nostro piccolo paese può andare fiero, l’unico in Sardegna, di ospitare come Patrono, San Matteo Apostolo Evangelista.
Un’eredità religiosa lasciata nel corso della nostra storia medioevale dai Doria, la famiglia genovese che costruì il castello intorno al XIV secolo e del quale il Santo Evangelista era loro protettore.
Lo testimonia lo stesso nome dato alla piazza dove a Genova risiede il loro antico palazzo e la chiesa di famiglia intitolata a San Matteo.
Il corpo di San Matteo fu rinvenuto a Salerno nel 954, venne poi smarrito. Ritrovato un secolo dopo, il suo culto ha iniziato a diffondersi tra il 1075 e il 1085 per opera di Roberto il Guiscardo che  aveva eretto in suo onore una basilica.

Quando nel 1448, dopo ripetuti tracolli militari i Doria abbandonarono la Sardegna, iniziò anche il declino della rocca, che passò nelle mani di diversi proprietari, perdendo via via l’antico prestigio. Quello che fu per tanti anni simbolo di potere politico e militare assunse (intorno al 1547) le vesti di chiesa parrocchiale, sorgendo probabilmente nell’area di sedime dove si suppone potesse esserci la cappella di San Matteo,  intitolandola al santo stesso o forse anche in ricordo del suo antico proprietario (Matteo Doria).

In puro stile neoclassico, la chiesa attuale fu eretta in pietra vulcanica nel 1888, quando la popolazione cresciuta ai pendici del monte ritenne scomodo e pericoloso, specie nei periodi invernali, arrivare fin lassù per partecipare alle funzioni religiose.
L’interno è costruito a tre alte navate con due colonne e due pilastri per parte. La facciata presenta decorazioni, basamento e cornice perimetrale molto scura che contrasta visibilmente con il bianco quasi lucente delle superfici intonacate.
La torre campanaria ha base quadrata che va rastremandosi nell’ultimo ratto a pianta ottagonale e realizzata con la stessa vulcanite della facciata; in sagrestia si conserva una tela con Santa Lucia del sassarese Antimonio Paglietti.
Quest’anno i Fedales del 1957, continuando una nuova tradizione, in uso oramai da diversi anni, che i cinquantenni del precedente anno formino il comitato per i festeggiamenti del Patrono, si sono impegnati per organizzare nelle giornate del 20 e del 21 Settembre una tra le più importanti feste socio-religiose del nostro paese, naturalmente in ordine di importanza, tra quella del Corpus Domini e quella in onore della martire Santa Giusta.
Spero di non sembrare presuntuoso, se a nome di tutti i chiaramontesi, ringrazio tutte le persone che si sono avvicendate e che in futuro lo faranno per organizzare questi importanti momenti, segno di continuità delle nostre tradizioni e luogo di incontro per tutti i credenti e non credenti, che apprezzano se non altro i festeggiamenti civili.
Pubblichiamo il calendario predisposto dal Comitato dei Fedales 1957:

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Amare Chiaramonti: dai carruggi al castello.

Scritto da angelino tedde


Volendo concludere il discorso sul paesaggio urbano non si può dimenticare quello rurale dove numerose case sparse hanno letteralmente infestato impudicamente il territorio. Quelle d’interesse architettonico sono certamente nel Sassu gallurese, i cosiddetti stazi. Leggi tutto »

Contos de foghile – La leggenda di San Pietro di Sorres.

Scritto da ztaramonte

“Contados – Leggende sarde” di Grazia Deledda, a cura di Dolores Turchi, Roma, Newton Compton Editori, 1999, collana Italia Tascabile, 8

Questa leggenda la lessi tempo fa in un giornale letterario sardo, La terra dei nuraghes, diafanamente scritta da Pompeo Calvia, uno dei più gentili poeti sardi.

È sulla chiesa di S. Pietro di Sorres, vicino a Torralba: un’antica chiesa storica, ora quasi rovinata, ritenuta, dice il Calvia, per il più antico monumento dell’arte medioevale che vanti la provincia. La dolce e misteriosa leggenda narra che viveva anticamente, forse verso il mille, un giovine mastro di Sorres, artista, poeta gentile; il quale tornando nel suo paese dopo aver studiato oltremare, presso un pittore ed architetto famoso, rimarcò nel villaggio una finestra misteriosa «dove con molta grazia ed abbondanza crescevano le rose, e le campanule s’intrecciavano alle spirali delle colonnine», che non si apriva mai, e tra i cui fiori non appariva mai nessuna testa. Solo ogni mese un arazzo intessuto di astri, di figurine e di foglie d’alloro, sventolava leggero sul davanzale, ma invisibile era la mano che lo spargeva e lo ritirava. Mosso dalla curiosità il giovane artista chiese informazioni su quella casetta arcana; ma nessuno gliele seppe mai dare. Il mistero più intenso regnava là intorno.

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