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Archivio di Ottobre, 2009

Si avvicina la notte di Halloween ma noi preferiamo il nostro tradizionale “immurti immurti”

Scritto da carlo moretti

Halloween, derivato dall’anglosassone “All Hallows Eve”, che significa appunto “Vigilia della festa di tutti i Santi”, è il nome di una festa popolare di origine pre-cristiana, tipica dei paesi statunitensi e canadesi celebrata il 31 ottobre di ogni anno.

In ogni caso le sue origini sono antichissime e affondano le radici nelle tradisioni europee. Risale a quando le antiche popolazioni tribali, dividevano l’anno in due parti, in base alla transumanza del bestiame che solitamente avveniva tra ottobre e novembre, mentre la terra si preparava alla stagione invernale e si rendeva necessario ricoverare il bestiame il luoghi chiusi, per garantirgli la sopravvivenza durante il rigore dell’inverno.

In Europa la ricorrenza si diffuse con i Celti. Questo popolo festeggiava la fine dell’estate con Samhain, il loro capodanno. In gaelico Samhain significa infatti “fine dell’estate” (Sam, estate, e Fuin[senza fonte]). A sera tutti i focolari venivano spenti e riaccesi dal “sacro falò” curato dai druidi a Tlachtga, vicino alla reale Collina di Tara.

Nella dimensione circolare del tempo, caratteristica della cultura celtica, Samhain si trovava in un punto fuori dalla dimensione temporale che non apparteneva né all’anno vecchio e neppure al nuovo; in quel momento il velo che divideva dalla terra dei morti (Tir na n’Og) si assottigliava ed i vivi potevano accedervi.

I Celti non temevano i propri morti e lasciavano per loro del cibo sulla tavola in segno di accoglienza per quanti facessero visita ai vivi. Da qui l’usanza del trick-or-treating.

Oltre a non temere gli spiriti dei defunti, i Celti non credevano nei demoni quanto piuttosto nelle fate e negli elfi, entrambe creature considerate però pericolose: le prime per un supposto risentimento verso gli esseri umani; i secondi per le estreme differenze che intercorrevano appunto rispetto all’uomo. Secondo la leggenda, nella notte di Samhain questi esseri erano soliti fare scherzi anche pericolosi agli uomini e questo ha portato alla nascita e al perpetuarsi di molte altre storie terrificanti.

Si ricollega forse a questo la tradizione odierna e più recente per cui i bambini, travestiti da streghe, zombie, fantasmi e vampiri, bussano alla porta urlando con tono minaccioso: “Dolcetto o scherzetto?” (”Trick or treat” nella versione inglese). Per allontanare la sfortuna, inoltre, è necessario bussare a 13 porte diverse.

Il cristianesimo, come già la dominazione romana, tentò di incorporare le vecchie festività pagane dando loro una connotazione compatibile con il suo messaggio.
Papa Bonifacio IV istituì la festa di tutti i santi; nella festa, istituita il 13 maggio 610 e celebrata ogni anno in quello stesso giorno, venivano onorati i cristiani uccisi in nome della fede. Per oltre due secoli le due festività procedettero affiancate, sino a che papa Gregorio III (731-741) ne fece coincidere le date. Secondo altre fonti, fu invece Sant’Odilone di Cluny che nel 1048 decise di spostare la celebrazione cattolica all’inizio di novembre al fine di detronizzare il culto di Samhain. Quell’anno l’Ognissanti fu spostata dal 13 maggio al 1 novembre per dare ai cristiani l’opportunità di ricordare tutti i santi e, il giorno dopo, tutti i cristiani defunti (Commemorazione dei Defunti). Per questo nei paesi di lingua inglese la festa divenne Hallowmas, che significa “messa in onore dei santi”; la vigilia divenne All Hallows Eve, che si trasformò nel nome attuale, Halloween.
Si ebbe, inoltre, una recrudescenza di proibizionismo dal 1630 al 1640, quando la chiesa cattolica fece in modo di far sopprimere ogni festa di tipo pagano legata a questa ricorrenza.

Come è possibile leggere quindi, non sono gli americani ad avere diritti sull’invenzione di questa ricorrenza, anche se negli Stati Uniti le diverse tradizioni legate alla festa d’Ognissanti confluirono, fino ad arrivare alle consuete moderne celebrazioni.
Inizialmente era una festa regionale, le cui caratteristiche erano legate alle culture degli immigrati ed alla fede religiosa personale. In epoca vittoriana furono gli strati più elevati della società ad impadronirsi della festa: era di moda, negli Stati Uniti, organizzare feste, soprattutto a scopo benefico, la notte del 31 ottobre. Era necessario eliminare i collegamenti con la morte ed amplificare i giochi e la parte scherzosa della festa.

Già nel 1910 le fabbriche statunitensi producevano tutta una serie di prodotti legati unicamente a questa festa. Prende in questo periodo la connotazione di “notte degli scherzi” o “notte del diavolo”, durante la quale ci si abbandonava all’anarchia ed erano ricorrenti gli atti di vandalismo, fino al punto da ritenere opportuno l’annullamento della festività.
Con la seconda guerra mondiale si fece leva sul patriottismo americano e la festa servì a tenere alto il morale delle truppe ed il vandalismo degli scherzi di peggiore specie venne eliminato.
Terminato il conflitto mondiale i bambini si impossessarono della festa, anche grazie alle aziende, che dedicarono a loro tutta una serie di costumi, dolci e gadget trasformando la festa in un affare commerciale. Alimentarono l’affare con storie di lamette nei dolci e avvelenamenti di caramelle fatte in casa, inducendo gli americani a volgersi verso dolci preconfezionati.

Un grosso affare commerciale, quindi la festa di Halloween, niente a che vedere con “s’immurti immurti” o “su mortu mortu” e “su ‘ene ‘e sas animas” nel nuorese, “is Animeddas”, “is Panixeddas” nel sud dell’isola, “su Prugadòriu” in Oliastra e tanti altri.

Anche in Sardegna come nei paesi anglosassoni, sono i bambini che vanno di porta in porta a chiedere qualche piccolo dono per piccole anime. E’ bello sentire il vociare dei bambini festanti per le strade del paese, anche se ai giorni d’oggi il numero è molto ridotto rispetto a prima.

Oggi i nostri bambini , rientrano a casa con caramelle cioccolattini, lecca lecca e merendine (la globalizzazione), una volta era più comune ricevere dolcini tipici del periodo, melagrane, castagne, mandorle, noci, fichi secchi e uva passa.

Naturalmente non possiamo evitare di riunire il tradizionale “immurti immurti”, con la notte tra il 1 e il 2 novembre dove e d’uso imbandire la tavola con il cibo per offrire un pasto ai morti che, secondo la tradizione, durante la notte scenderebbero a far visita ai vivi. Sulla tavola non viene lasciato nè il coltello nè il vino, perchè il defunto potrebbe, a seconda del suo stato d’animo, usare il coltello come arma o il vino per ubriacarsi e combinare chissà cosa, mentre vengono lasciati aperti i cassetti o altri contenitori perchè l’estinto possa prendere ciò che vuole. Nel caso la tradizione non venga rispettata, le anime non trovando il pasto pronto potrebbero prendersela a male con i propri cari.

La Sardegna è terra fortemente intrisa di racconti e leggende, miti e tradizioni che, nonostante il tempo passi, continuano ad essere fortemente presenti…….

Dal campo comunale “Madau” di Sorso arriva un’altra fumata nera.

Scritto da carlo moretti

Sporting Sorso 3, Chiaramonti 0 ……

E questa la notizia telefonica che arriva a fine partita, il Chiaramonti che si piega ancora di fronte all’avversario, sceso in campo forse con più spirito di gruppo e in grado di tenere le redini della partita.

E’ chiaro che tra i nostri beniamini c’è aria di crisi e non riescono a disfarsene. Con  un mio disinteressato consiglio, se posso permettermi, inviterei tutti a trovare la spensieratezza della scorsa stagione e ritrovarsi spogliatoio unito e compatto.

FORZA RAGAZZI!!

Ecco i risultati delle altre partite, il prossimo turno e la classifica del girone:

In sos marralzos de Su Sassu meu (de Bainzu Truddaju)

Scritto da carlo moretti

(a su giornalista e poeta Paulu Pillonca)

Cun arma a coddu e cartuccera in chintu

pius no m”idene in Su Sassu, [1] inue

antigamente fit famosu igue

su logu pro bandidos fentomados,

chi de sa Benemerita soldados

lis han bastante su “grillette” astrintu.

Cue Giuanne Fais bandidende

b’hat passizadu longos sessant’annos

cun treghentos bandidos cori mannos

de iras pro S’anglona e pro Caddura.

Tra sa crudelidade fea e dura

istaian disastros semenende.

Cue tra rundas de rios e nassas [2]

movian in sas puntas pius altas

mannos unturzos cun alas ispaltas

pri mortozos de omines barvudos

assoliende in terrinos ervudos, [3]

tra chentu e una isceras de carcassas …

Cussu logu de sambene e timidu,

in tottue connottu pro Su Sassu:

l’hap’ eo attraessadu a passu passu

cando fia ficchidu e fia forte.

Già chi como sa dura malasorte

m’ha a pèssimu puntu reduidu.

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Arte e religioni della Sardegna prenuragica - Giovanni Lilliu [3]

Scritto da carlo moretti

(E’ possibile cliccare sulle immagini per vederle a dimensione originale)

Gli idoli di stile planare

Così individuiamo gli idoli femminili della Dea madre, di forma spianata, appiattita, rigorosamente geometrica nell’insieme e nei particolari, i quali sono rappresentati in immagine antropomorfa. In questi idoli di stile planare la semplificazione è por­tata al massimo grado, a un astrattismo che trascen­de il sentimento del rapporto uomo-natura quale abbiamo visto espresso nelle statuine della Dea dalla carnosità accentuata, trasfigurazione artistica-simbolica della terra ubertosa. Gli idoli planari appaiono indifferenti alla realtà, toccano il livello più alto della trasgressione verso diversa (e più avanzata) metafisica, un ordine astratto che è da supporre alla base della cultura e della società dell’epoca nella quale le figurine ven­nero prodotte, quella del Neolitico recente della cui ricchezza materiale e spirituale dirò più avanti.

Alla dinamica di pensiero dell’epoca corri­sponde la variabilità formale delle figurine, fatto salvo il comune e irrinunziabile plafond stilistico. Distinguiamo tre variabili nelle statuine litiche e in terracotta della Dea: 1 = idoli aniconici o crip­toantropomorfi (nn. 23, 29-32), 2 = idoli antropo­morfi a schema di busto compatto (nn. 33-80, 126-132), 3 = idoli antropomorfi a schema di busto traforato (nn. 81-124).

1. Idoli aniconici o criptoantropomorfi

Gli esemplari più astratti nel genero sono i nn. 29-30, l’intero in marmo, un abbozzo il secondo, nella stessa materia, portato a finimento in forma di “otto”, col restringere nel mezzo l’ovale del pezzo intero accuratamente tagliato e lavorato. I due segmenti di ellissi, divisi dalle intacche del contorno, vorrebbero rappresentare ultraschemati­camente la parte superiore ed inferiore del corpo umano. È la stilizzazione della Dea accoccolata[102]. Idoli consimili si conoscono da Troia I-II[103], dalla Macedonia orientale[104], da Poliochni-Lemnos[105]e dalle Cicladi[106]. La presenza dell’abbozzo marmo­reo a Monte d’Accoddi prova che anche la statui­na completa n. 29 è stata scolpita in loco.

L’idoletto in basalto n. 31 da Cùccuru Arrìus, a cifra di placchetta ovale (il corpo) con appendice conica (la testa), trova stretto riscontro formale e tecnico in prefigure litiche a foggia di disco con lembo appuntito tipo Thermi, da Troia I e Thermo I-II, circa 3200-2800 a.C.[107]. Si può ritenere un’evo­luzione in senso antropomorfo dell’idolino basalti­co n. 31 quello in steatite n. 23 da Anghelu Ruju. Con il profilo ondulato fa intuire l’articolazione corporea in testa - un appuntimento cilindrico-coni­co -, busto con leggera sporgenza in convessità delle braccia e arti inferiori siglati in disegno a tre quarti di cerchio. Non molto distanti, come tipo, un idoletto “astratto-schematico” in marmo, anatolico, del Bronzo antico II-III[108]e altri delle Cicladi[109].

La figurina in marmo, schematizzata in forma di “violino”, n. 32 da ipogeo di Anghelu Ruju, costi­tuisce un tipo di passaggio dai predetti idoli “astrat­ti” a quelli antropomorfi a placca di busto compat­ta. Con la semplice ma elegante linea flessuosa di contorno evidenzia la testa cilindrica col viso roton­do, il tronco (petto-addome) e gli arti inferiori rias­sunti in disegno di trapezio geometricamente come l’intero corpo. È vicino alla figurina, per taglio e stile, un idoletto in conchiglia da Naxos-Cicladi, prossimo al tipo Apeiranthos di fase Keros-Syros: antico cicladico II, 2700-2400/2306 a.C.[110].

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Riaperta stamane la Scuola Materna dell’infanzia di Chiaramonti.

Scritto da carlo moretti

Ha riaperto stamattina la scuola dei piccoli cittadini, futuro del nostro paese.

Dopo una breve trasferta presso il plesso di Martis, che ha ospitato per circa un mese i nostri bambini, i locali della Scuola Materna di Chiaramonti, dopo gli urgenti lavori di ristrutturazione e di adeguamenti per la sicurezza in ambienti pubblici, tornano a funzionare regolarmente grazie anche alla tempestività dei lavori svolti nei tempi previsti.  Arriveranno a regime lunedì 26, quando riaprirà il servizio di mensa scolastica.

I bambini erano felici di tornare nel loro ambiente, per loro naturale ritrovo giornaliero che gli aiuta ad imparare attraverso il gioco i primi rudimenti scolastici prima del grande salto verso la Scuola Primaria.

Ad attenderli oltre le maestre anche il sindaco Giancarlo Cossu con alcuni assessori comunali e il dirigente scolastico dell’Istit. Comprensivo di Nulvi, Dott.ssa M.P. Teresa Useri.

Auguriamo ai nostri bambini un buon proseguimento per l’anno scolastico in corso.

Cliccando qui è possibile vedere una piccola slide-show dei momenti più significativi.

Il Chiaramonti scivola anche in casa con il Luogosanto, battuto per due reti a una.

Scritto da carlo moretti

Come la settimana scorsa, non è bastata una rete  dei nostri beniamini per salvare il risultato. Abbiamo lasciato agli avversari altri punti preziosi per la salvezza. Come per lo scorso articolo, auguro ai ragazzi di scordare presto momenti bui come questi e ingranare la seconda “per non perdere giri”.

FORZA RAGAZZI E FORZA CHIARAMONTI!!!

Festa dell’Anziano 2009, veramente una bella festa!

Scritto da carlo moretti

Non è a caso o per pura casualità che nel titolo del nostro articolo o nel biglietto d’invito ricevuto, Anziano inizia con la maiuscola. Una giornata bellissima come quella di ieri, nonostante il meteo non l’abbia accompagnata, merita che i nostri Anziani abbiamo un posto e un trattamento di riguardo, considerato che sono la nostra storia più recente.

Un ringraziamento per come hanno conservato il paese e le nostre tradizioni, portandole sino ai nostri tempi.

La Pro Loco e il Comune di Chiaramonti, anche quest’anno non hanno lasciato niente al caso, organizzando tutto nei minimi dettagli senza minimi imprevisti. Il menù del pranzo, variegato e come sempre abbondante, ha trattenuto tutti fino al tardo pomeriggio, facendo assaporare i succulenti piatti di terra e di mare.

Qualche piccola variazione per via della pioggia c’è stata, impedendo al numeroso gruppo di cuochi e volontari di accedere alle griglie esterne per una succulenta grigliata di pesce mista, ma i forni all’interno delle cucine hanno ben soperito a questa mancanza.

Non poteva mancare naturalmente neanche la musica dal vivo, dove i Giuales e i canti dal vivo hanno animato il resto della serata, finendo in bellezza.

Una giornata del quale andare fieri, perchè gli Anziani che ben hanno vissuto il nostro passato, possano aiutarci per il nostro futuro. Auguri per le prossime feste dell’Anziano!

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