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Archivio di novembre, 2012

Le falsificazioni sulla cosidetta “scrittura nuragica” di Massimo Pittau

Scritto da ztaramonte

Scrivo questo mio breve pezzo dietro richiesta di una persona amica.

In Sardegna c’è una attenzione vivissima e quasi morbosa per la civiltà nuragica. Questa attenzione deriva dal fatto che, almeno in una forma in buona parte inconsapevole, i Sardi sanno o “sentono” di avere a che fare col periodo più importante e più glorioso dell’intera storia della Sardegna. Per questo motivo di fondo tutti i Sardi sono istintivamente portati a simpatizzare con chi sostiene che anche i Nuragici avevano una loro “scrittura nuragica nazionale”.

Una ventina di anni fa nel nuraghe Tzricottu del Sinis è stata trovata una targhetta metallica che, in una delle sue facce, porta chiarissimi “disegni ornamentali”, simili ad arabeschi. Intervennero due amanti di cose sarde, insegnanti medi, i quali dichiararono al pubblico che quei disegni in realtà erano i segni di una “scrittura nuragica”, mai conosciuta e riconosciuta prima.

Intervenne subito un archeologo il quale dimostrò – in modo del tutto convincente – che quella targhetta risale non all’epoca nuragica, bensì a quella bizantina e faceva parte dell’armatura di un militare.

Ovviamente c’era stato dunque un grosso abbaglio da parte dei due insegnanti. Uno di questi – anche per tentare di stornarlo da sé – andò avanti con la sua tesi pubblicando anche un libro nel quale c’è pure il disegno di altre tre targhette simili alla prima, ma anche lievemente differenti. Senonché, a mio fermo giudizio, queste altre targhette non sono altro che veri e propri “falsi”. Esse infatti non fanno altro che seguire il disegno della prima, ma con lievi variazioni interne. E si tratta chiaramente di un “falso” fanciullesco, dato che presuppone che la seconda targhetta contenga una iscrizione sovrapposta a quella della prima, la terza targhetta contenga una iscrizione sovrapposta a quella della seconda e della prima, la quarta targhetta una iscrizione sovrapposta a quella della terza, della seconda e della prima. E tutto ciò presuppone un gioco di inserimenti di iscrizioni che non potrebbe trovare posto neppure nei giochi di in una rivista di enigmistica. Che queste ultime targhette siano altrettanti “falsi” è dimostrato pure dal fatto che esse non sono state mai mostrate ad alcuno.

Messisi sulla strada ormai aperta delle “falsificazioni”, alcuni individui hanno finito con l’avere anche fastidi giudiziari rispetto a ciottoli fluviali che sarebbero stati trovati sulla riva del Tirso e che presenterebbero segni di scrittura etrusca.

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Chiaramonti, sabato 17 novembre nella Palestra Comunale

Scritto da carlo moretti

XI. La filosofia di Andria Galànu di Ange de Clermont

Scritto da ange de clermont

Il pomeriggio venne insieme al conturbante archeologo Andrea Galanu nella caserma di Miramonti. L’archeologo dalla mappa segreta e dai molti sospetti si presentò ai militi come Lucifero davanti a San Michele Arcangelo, pronto alla battaglia, se doveva esserci battaglia.

Il brigadiere Carrigni, appena ferito da Cupido per la bella Anghela Nigoleddu, non aveva nessuna voglia di dar retta ai sospetti delle comari del borgo, rapide nella diffusione delle notizie e dei sospetti, ma pronte a professare che la loro anima era da considerarsi libera dal prendere le chiacchiere come la verità definitiva sui fatti. Tra uomini del resto, più che tra donne, quelle chiacchiere diventavano indizi gravi, tra i pastori dalla mente piuttosto statica, meno grave per i contadini più ingegnosi a causa del dover combattere ogni giorno la battaglia della vita come prestatori d’opera verso possidenti che univano la sobrietà del remunerare alle pretese dell’avere. Inoltre gli uomini più che con le chiacchiere con sguardi, con gesti,con mezze parole dicevano e non dicevano, quasi facenti parte di una commedia di mimi.

In Piatta, nella bottega del fabbro, c’era poco da aprir bocca tra quei colpi di martello sull’incudine, presso la bottega del falegname, dato il carattere dell’uomo, segaligno e calcolatore, era come recarsi al cimitero nei giorni dei funerali, silenzio assoluto, qualche parola in più presso le bottegaie e nei crocchi presso la casa comunale-scuola dove a seconda del servizio ricevuto, andavano e tornavano imprecazioni contro il sindaco e i civici consiglieri. Fatto sta che i sospetti nei confronti di Galanu vagavano nell’aria come anime in pena,  ma alla resa dei conti l’uomo era consapevole delle sue convinzioni e se un omicidio non l’aveva compiuto non doveva di certo far intendere che l’avesse portato a termine e se doveva nascondere i suoi movimenti nel territorio per non incorrere in sospetti, doveva mentire con determinazione.

Il sospettato bussò alla porta della caserma e il piantone gli aprì la porta accompagnandolo presso l’ufficio del brigadiere.

-Buongiorno, signor Galanu, si accomodi!-

L’uomo rispose al saluto del brigadiere ricambiandolo e fissando con quei suoi occhi penetranti al punto che il milite ne fu conquistato.

-Signor Galanu, riprese, lei sa perché l’ho convocato?-

-Ma certo, rispose l’uomo, so bene che è vostro dovere indagare sull’assassinio del collega Pedde, che per la verità non mi era molto simpatico, ma da questo ad eliminarlo, c’è una bella differenza. D’altra parte ho i miei alibi. Io il giorno stavo facendo degli assaggi sul Nuraghe Aspru e sono stato visto sia da Mudulesu sia dalla moglie e forse dai servi. -

-Va bene, ma dovremmo verificare gli orari. Lei è uscito presto da Miramonti, a che ora è arrivato a casa del Mudulesu?-

-L’orologio del taschino va avanti, ma io lo guardo poco e sinceramente non saprei indicargli l’ora esatta e poi io spesso mi fermo davanti ad un masso, ai resti di un nuraghe alla ricerca di reperti antichi, per cui poco mi curo del tempo che passa. A volte m’incanto guardando i picchi dei costoni oppure il volo dei falchetti o gli stapiombi dei fiumi e il tempo vola, ma io resto fermo. Sono un ricercatore serio e quando mi concentro sono assente da quanto mi circonda. Mia moglie mi dice che vivo nelle nuvole, ma io sono ben piantato per terra, solo che quando indago su una cosa mi assento da ciò che mi circonda. Del resto era così anche Giuanne Ispanu il mio maestro. Il volgo miramontano spesso non mi capisce, ma a me poco interessa. Vede brigadiere io sono come una miniera, per scavarla ci vogliono anni e bisogna andare a fondo. La storia messa in giro sul delitto di Antonio Pedde, che Dio l’abbia in gloria, non scalfisce minimamente la mia onestà. Sono tutto il contrario di tiu Nanneddu: lui fa le scoperte sotto gli occhi della gente, ci ride, a volte sbraita, io sono un  minatore, lavoro sotto terra, ci metto anni prima di convincermi di una cosa e quando ho scoperto i segreti degli antichi non vado a spifferarli ai quanttro venti come il mio amico scrivano che ha bisogno di raccontare, di pubblicizzare e di essere incensato, io voglio scoprire gli antichi e basta e tenermi i segreti per me.-

-Quindi anche la mappa segreta di Giuanne Ispanu?-

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La scrittura nuragica mai esistita di Massimo Pittau

Scritto da ztaramonte

Nei giorni scorsi, nel sito web della giornalista dott.a Rina Brundu, ogliastrina ma residente in Irlanda, il signor Franco Pilloni ha scritto testualmente di me: «Fra i tanti meriti del prof. Pittau non posso tacere che anch’egli, come i vecchi archeologi che proclamarono nuraghe=fortezza, si stia arroccando sulle proprie posizioni, senza dare spazi e sufficiente attenzione al nuovo che sta venendo fuori specialmente in fatto di scrittura in Sardegna risalente al Bronzo Finale e al Primo Ferro, in pratica dall’VIII secolo a.C. a risalire sino al XII e forse anche oltre. Mi pare che, invece che usare la propria scienza-esperienza per aiutare ad interpretare quei reperti sicuramente scritti venuti fuori dal terreno degli scavi, usi e approfitti della sua autorità per negare ciò che anche le persone non addentro all’epigrafia vedono e constatano: certi cocci o reperti di vario genere sono proprio “scritti”.- Saluti e auguri al prof. Pittau con cui, pur non conoscendoci di persona, ho spesso incrociato opinioni e che rispetto, anche quando polemizziamo».

Se io rispondo a questo intervento dell’amico Pilloni non lo faccio tanto per replicare a un appunto non fondato che egli mi ha mosso, quanto perché la questione nel presente sta interessando parecchio i Sardi: «È mai esistita una scrittura propriamente ed esclusivamente nuragica oppure non è mai esistita»?

Ebbene, sull’argomento io non mi sono “arroccato dietro la mia autorità”, ma al contrario ho fatto preciso riferimento a una mia effettiva “scienza-esperienza”. Io della lingua dei Nuragici, cioè dei suoi relitti, mi sono interessato fin dagli inizi della mia carriera di linguista e precisamente da più di 6O anni. E questo mio così lungo interesse ha portato anche alla pubblicazione di un’intera mia ampia opera intitolata «La Lingua Sardiana o dei Protosardi» (Cagliari 2001, Gasperini edit.), nella quale ho studiato circa 350 vocaboli di quasi certa matrice nuragica. Di recente poi ho pubblicato un’altra ampia opera intitolata «I toponimi della Sardegna – Significato e origine, 2 Sardegna centrale (Sassari 2011, Editrice Democratica Sarda, EDES), nella quale ho studiato circa 2.300 toponimi pur’essi di quasi certa matrice nuragica. Due anni prima, nell’altra mia opera «Il Sardus Pater e i Guerrieri di Monte Prama» (Sassari I ediz. 2008, II ediz. 2009, EDES), avevo pubblicato una Appendice intitolata «I Sardi Nuragici e la scrittura», nella quale mi lusingo di avere dimostrato che i Sardi Nuragici o Protosardi hanno di certo adoperato la scrittura, ma non una scrittura propria, cioè “nazionale” ed esclusivamente “nuragica”, bensì, col passare del tempo, la “scrittura fenicia”, quella “greca” e quella “latina”.

A chi da una decina d’anni sta invece affermando di avere individuato una “scrittura nuragica”, io ho opposto parecchie volte queste obiezioni, alle quali non è stata mai data una risposta adeguata:

1) Molte di quelle che sembrano “lettere di un alfabeto nuragico” non sono altro che segni ornamentali (come quelli della placchetta di Tzricottu).

2) Altri sono semplici disegni oppure simboli e nient’affatto “lettere di un alfabeto”.

3) Non è stata mai trovata e mostrata una sola “sequenza di lettere della scrittura nuragica”; tanto meno è stata trascritta nelle lettere dell’”alfabetico fonetico internazionale”; tanto meno ne è stata data la “traduzione in italiano”; tanto meno ne è stata mostrata una qualsiasi connessione coi relitti della lingua nuragica che già possediamo e conosciamo.

4) Per spiegare quei segni o disegni o simboli, supposti lettere di un alfabeto, sono stati chiamati in causa tutti gli alfabeti del mondo antico, sumerico, aramaico, elamitico, paleocananeo, ugaritico, minoico, ecc. Ma che c’entrano tutti questi alfabeti? Io e tutti i Sardi vogliamo vedere l’”alfabeto nuragico”, se esiste, e nient’affatto quello sumerico o quello minoico, ecc.!

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