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	<title>Chiaramonti, il portale delle vostre idee</title>
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	<description>Il libero spazio per le vostre opinioni</description>
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		<title>VI. Le prime indagini sull&#8217;archeologo morto ammazzato a Miramonti   nel 1889 di Ange de Clermont</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 09:41:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ange de clermont</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e arte]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[angelino tedde]]></category>
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		<category><![CDATA[il marchio della protome taurina]]></category>
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		<description><![CDATA[Appena il cielo iniziò a schiarire il pretore di Vulvu col brigadiere e con due militi lasciarono la caserma a cavallo diretti al rio Filighesos presso la domus sulla roccia rossastra per rimuovere il cadavere dell&#8217;archeologo miramontano Antonio Pedde, vegliato nella notte da un milite e dal pastore Mudulesu del Nuraghe Aspru. Ci vollero due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Appena il cielo iniziò a schiarire il pretore di Vulvu col brigadiere e con due militi lasciarono la caserma a cavallo diretti al rio Filighesos presso la domus sulla roccia rossastra per<a href="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/02/CARAB_CAV_maremma_G.jpg"><img class="size-medium wp-image-3643 alignright" style="margin: 5px;" title="Carabinieri a cavallo" src="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/02/CARAB_CAV_maremma_G-300x207.jpg" alt="" width="300" height="207" /></a> rimuovere il cadavere dell&#8217;archeologo miramontano Antonio Pedde, vegliato nella notte da un milite e dal pastore Mudulesu del Nuraghe Aspru. Ci vollero due ore di cammino per raggiungere la località, lanciando di tanto in tanto al trotto i cavalli. Passati davanti alla chiesa di Santa Maria Bambina, detta anche, de Aidos, raggiunto il rio Giunturas, che in altimetria degrada almeno duecento metri da quella del paese, posto a 450 metri sul livello del mare, giunsero a sa Punta de sas Tanchittas e via a spron battuto verso il rio Filighesos.</p>
<p style="text-align: justify;">I due custodi del cadavere si erano svegliati presto e avevano preparato due fascine di cisto su cui legarlo. Il brigadiere, il pretore e il milite, appena raggiunta la domus, diedero l&#8217;ordine di calare dalla grotta il cadavere dell&#8217;archeologo. Due militi col pastore Mudulesu entrarono nella grotta, sollevarono il cadavere ormai freddo del morto, lo poggiarono sulla fascina di cisto e lo legarono con robuste corde. Farlo uscire da quella porticina non fu facile e poiché il morto era a braccia aperte, chiesero al pretore l&#8217;autorizzazione di spezzargli le braccia, per piegarle in forma rituale e trasportarlo fuori della grotta. Mudulesu, il più esperto uscì per primo dalla domus e si ancorò agli spuntoni esterni, così da supportare energicamente la fascina di cisto e orientarla correttamente, mentre i due militi la spingevano fuori, tenendo da un capo all&#8217;altro, con due corde, il cadavere e la fascina a mo&#8217; di barella. Il cadavere scivolò così fino a toccare terra dove l&#8217;altro milite e il brigadiere la spostarono in modo tale che il pretore potesse osservare il poveretto. Il magistrato notò subito il marchio sulla fronte e al lato destro della tempia abrasioni medie, guardando per i fianchi osservò che l&#8217;abito era rotto da una larga fessura attraverso la quale si notava l&#8217;effetto d&#8217;una stilettata che aveva procurato al morto un&#8217;evidente emorragia. Capì subito che l&#8217;uomo era stato pugnalato di fianco dall&#8217;assassino, steso con un colpo contundente alla tempia e poi marchiato in fronte con il marchio di una protòme taurina arroventata. Volle vedere anche la bisaccia e notò subito i ferri del mestiere: una cazzuola, una piccozza, un martello, uno scalpello e poi una sacchetto con due boccette ripiene una certamente d&#8217;acqua e l&#8217;altra d&#8217;olio, più tre crocifissi; nell&#8217;altra tasca della bisaccia vi era del pane del formaggio e un pezzo di lardo. Il pretore divenne nervoso per lo spettacolo raccapricciante a cui pure era abituato e, sigillata con due corde le sacche della bisaccia, diede ordine di trasferire il cadavere oltre il fiume e condurlo in alto nei pressi de s&#8217;istrampu del rio, dove il porcaro Zulianu, servo di Mudulesu, aveva approntato un carro da buoi, per condurre il cadavere in paese. Il pretore impartì l&#8217;ordine di partire e si rassegnò a seguire quel rozzo carro funebre trainato da buoi. Passarono due ore e mezzo prima di raggiungere, nei pressi di Codinas, sa Punta de Bona Notte. Dopo una breve sosta il carro continuò verso Caminu de Litu e quindi in via Garibaldi, fino alla casa del morto, dove le donne cominciarono un tristissimo lamento senza ottenere la restituzione del caro estinto che per legge doveva essere condotto nella camera mortuaria del Camposanto, per essere esaminata dal medico legale di Vulvu dr. Donaru, che aveva sostituito il vecchio dr. Pische, dopo l&#8217;assassinio di Maria Giusta Molinas, Anna Maria Brinca e il sicario.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3642"></span>Il mesto corteo proseguì con lamenti inenarrabili finché, giunti al cimitero, il cadavere fu sottratto all&#8217;affetto delle donne e alla curiosità degli uomini e deposto su un tavolaccio di legno nella camera mortuaria. Il dr. Donaru, allontanatasi la gente, spogliò il cadavere con l&#8217;aiuto del becchino Birrocu, e vide chiaramente le cause di morte dell&#8217;archeologo: una profonda stilettata al fianco destro, mentre , seduto, si apprestava ad alzarsi per prendere qualche oggetto in direzione sinistra. L&#8217;assassino era seduto davanti al bivacco improvvisato, alla destra del morto che aveva potuto colpire agevolmente senza dargli opportunità di scampo. Gli aveva macciullato il fegato, sferrato un colpo con legna o pietra al lato sinistro della testa, la tempia destra, e una volta persi i sensi, scaldando sul fuoco il marchio dalla protome tuarina, lo aveva steso a pancia in su e colpito con precisione da macellaio, e di nuovo lo aveva stilettato al centro della fronte con il marchio rovente, quindi capovoltolo, lo aveva abbandonato con calma nella domus de janas e con altrettanta glacialità se l&#8217;era svignata, probabilmente non visto da nessuno.</p>
<p style="text-align: justify;">Si erano fatte le undici e nel paese man mano si diffusero i risultati della perizia medico-legale, la gente restò inorridita, e cominciò a dire che trattavasi sicuramente di una vendetta tra gli stessi archeologi. Li passarono in rassegna ad uno ad uno e siccome più di una donna aveva visto nella mattinata a cui risaliva la morte, passare a s&#8217;istradone Andria Galanu, si fece in fretta a gettare i sospetti sul prediletto di Giuanne Ispanu.</p>
<p style="text-align: justify;">In Funtanedda qualcuna parlando sottovoce mormorava: &#8211; Coma&#8217;, io non ci metto la mano nel fuoco, ma quell&#8217;uomo, anarchico com&#8217;è, sicuramente in peccato mortale, tentato dal diavolo, non ci ha messo molto ad eliminare Antonio Pedde, confratello di Santa Croce e prediletto dal vicario. L&#8217;uomo è troppo azzardato. Certe volete ti fa certe occhiate di desiderio, da indurti quasi a compiere il peccato, anima mia libera, coma&#8217;!- Rispondeva l&#8217;altra:- Coma&#8217; lo volete sapere che io la penso allo stesso modo. Quello è bello come Lucifero, con quegli occhi azzurri cangianti, ma dallo sguardo peccaminoso coma&#8217;, anima mia libera!-</p>
<p style="text-align: justify;">Una scambiava le impressioni con l&#8217;altra e in men che non si dica, al rientro da Funtanedda, una comare la contava all&#8217;altra, una sorella all&#8217;altra e fu come dare il bando da parte di Stocchini che Andria Galanu aveva accoppato Antonio Pedde.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sospettato, manco a farlo a posta, alle undici si era recato in caserma dov&#8217;era stato convocato, aveva atteso per un&#8217;ora e stava quasi per andarsene, quando giunse in caserma il pretore col brigadiere, mentre due militi stavano a custodia del morto.</p>
<p style="text-align: justify;">-Buongiorno dottore e buongiorno brigadiere- fece Andria- rivolto al pretore e al brigadiere.</p>
<p style="text-align: justify;">-Buongiorno sig, Unale! Ha udito del collega morto?-</p>
<p style="text-align: justify;">-Si, ne sta parlando tutto il paese! Ma altro non saprei dirle.-</p>
<p style="text-align: justify;">-Certo tra voi archeologos sardos le amicizie non abbondano. Non sa dirmi proprio nulla: un indizio, qualche episodio increscioso, qualche nome.-</p>
<p style="text-align: justify;">-Per quanto io ne sappia le nostre antipatie non erano tali da spingere all&#8217;omicidio!-</p>
<p style="text-align: justify;">-Brigadiere, disse il pretore, stiliamo il verbale della rimozione del corpo, attenda la perizia del dr. Donaru e mi faccia avere tutto a Vulvu. Io parto perché si fa tardi ed ho altri impegni da sbrigare in sede. Rinvii l&#8217;interrogatorio dell&#8217;Unale ad altro momento, ora c&#8217;interessano le formalità di base.-</p>
<p style="text-align: justify;">-Ai suoi ordini, dottore. Sig. Galanu, verrà convocato in altro momento. Buongiorno.-</p>
<p style="text-align: justify;">Andria salutò e raggiunse, a passi svelti, la sua casa,dopo aver attraversato Piatta, sentendosi addosso il sospetto da parte dell&#8217;Arma e forse non solo di quella: tiu Micheli aveva smesso di battere sull&#8217;incudine, tiu Mudadu di piallare, tiu Pileri di fumare, e Antoni Luisi Corsu l&#8217;aveva osservato con quella faccia di massone.</p>
<p style="text-align: justify;">La moglie lo accolse alla porta preoccupata e cominciò a fargli il quarto grado come se le fosse stato infedele.</p>
<p style="text-align: justify;">La sera avanzava e ormai nel paese si mormorava non solo nelle conventicole femminili, ma anche nei botteghini, a bassa voce, in crocchio, in quelle maschili.</p>
<p style="text-align: justify;">Andria con calma rassicurò la moglie dicendole che egli sapeva il fatto suo, che ad un innocente non si poteva fare del male e, in quanto alla gente, come apriva bocca per dare le colpe a qualcuno, allo stesso modo l&#8217;apriva per riconoscerne l&#8217;innocenza. E per consolare la moglie ricordava il triplice assassionio dell&#8217;82 e come, alla fine, la triste verità del pretore lombardo era venuta a galla, grazie alla calma e alla prudenza del maresciallo maggiore Zavattaro, alla saggezza del vicario e alla collaborazione delle giovani santicche del paese. La donna si calmò, ma non rivolse per tutta la sera la parola al marito che, ben sapendo che forse per secondo, dopo l&#8217;assassino, aveva fatto visita all&#8217;assassinato, ed era stato omertoso, per evitare sospetti, ed ora finiva per suscitarne molti di più che se avesse detto tutto a tutti. Mantenne, tuttavia, la calma. cenò e al suono dell&#8217;Ave Maria, accusando un lieve malore, andò a dormire. La moglie lo raggiunse quando lui, in preda ad un incubo, cominciò ad agitarsi nel letto sussurrando un nome che la moglie non riuscì a capire. Tutto ciò non fece che impressionare la donna che si addormentò tardi e sognò il marito tra due carabinieri, mentre lo portavano via di casa.</p>
<p style="text-align: justify;">A Miramonti, mentre scendeva la sera, il chiacchiericcio delle case aveva un solo argomento con domanda: chi ha ucciso Antonio Pidde?-</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta prevalente era una sola, ma qualche altra si faceva strada nella testa dei miramontani.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Arma, dopo una giornata così faticosa, non voleva sforzare il cervello inutilmente: il morto era morto e non c&#8217;era da fare niente. Chi fosse stato avrebbe potuto venire a galla prima o poi oppure come spesso avveniva tutto sarebbe sprofondato nell&#8217;oblio e nel mistero come se niente fosse stato. Era inutile rompersi il capo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vicario si macerava perché, dopo anni di calma, il diavolo era ricomparso nel paese e da omicida aveva compiuto il misfatto. Bisognava pregare per il defunto e sia pure nella chiesa del Carmine preparagli un funerale degno di un confratello della Santa Croce, contitolare parrocchiale con San Matteo Apostolo. Prima di mettersi a letto l&#8217;anziano vicario recitò un rosario di requiem per il defunto e, andato a letto, dormi sereno.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese, invece, i diavoli si permisero di comparire nelle strade e nei vicoli e un vento fastidioso si levò avvolto dalla notte e andò a bussare scomposto nelle case e nelle finestrelle.</p>
<p style="text-align: justify;">A Sassu Altu qualcuno che aveva venduto l&#8217;anima al diavolo, quasi si rallegrava dell&#8217;assassinio che certamente sarebbe rimasto impunito come tanti altri delitti.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>&#8220;La Chiesa testimoni il suo amore preferenziale per i poveri&#8221;: così mons. Francesco Antonio Soddu, nuovo direttore di Caritas Italiana</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 08:38:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlo moretti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi chiaramontesi]]></category>
		<category><![CDATA[Utilità comune]]></category>
		<category><![CDATA[caritas]]></category>
		<category><![CDATA[caritas italiana]]></category>
		<category><![CDATA[chiaramonti]]></category>
		<category><![CDATA[don francesco soddu]]></category>
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		<description><![CDATA[Sarà presto a Roma, mons. Francesco Antonio Soddu, (nato a Chiaramonti nel 1960) per assumere il suo incarico di nuovo direttore della Caritas Italiana, nominato dal Consiglio permanente della Cei. Mons. Soddu, finora direttore della Caritas diocesana di Sassari e parroco della cattedrale del capoluogo sardo, subentra a mons. Vittorio Nozza, che ha diretto la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-3117.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-7240" title="images-3" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-3117.jpeg" alt="" width="80" height="109" /></a>Sarà presto a Roma, mons. Francesco Antonio Soddu, (nato a Chiaramonti nel 1960) per assumere il suo incarico di nuovo direttore della Caritas Italiana, nominato dal Consiglio permanente della Cei. Mons. Soddu, finora direttore della Caritas diocesana di Sassari e parroco della cattedrale del capoluogo sardo, subentra a mons. Vittorio Nozza, che ha diretto la Caritas Italiana dal 2001 ad oggi. 52 anni, mons. Soddu ha compiuto gli studi teologici presso la Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna. “La nomina a direttore della Caritas Italiana – ha confidato – crea in me uno stato di vertigine indescrivibile”. Francesca Sabatinelli lo ha intervistato:</p>
<p style="text-align: justify;">R. – Ho accolto questa notizia con molta meraviglia e la sto vivendo con molta trepidazione. Capisco più che mai lo stato d’animo degli Apostoli, di tutti i profeti, quando sono stati chiamati da Dio. In un primo momento il loro atteggiamento poteva forse sembrare riluttante, ma dinanzi ad una chiamata così grande, tutte le forze e le sicurezze vengono chiaramente a mancare. Davanti alla chiamata autentica di Dio non si può che rispondere: “Eccomi!”. Con questa risposta si vuole dire che si è pieni di fiducia e che il Signore saprà agire attraverso la nostra incapacità ed anche il nostro essere indegni.</p>
<p style="text-align: justify;">D. – Lei dal 2005 è stato direttore della Caritas diocesana di Sassari ed ora riveste quest’importante incarico. Quali sfide sente di dover affrontare arrivando a Roma, alla Caritas italiana?</p>
<p style="text-align: justify;">R. – La prima sfida è verso me stesso, perché ho ancora molto da imparare. Sotto questo punto di vista sono ancora molto spaventato, ma metterò in pratica quello che è il metodo della Caritas, che cercherò di portare avanti e di incarnare nella mia persona: ascoltare, osservare e discernere. Credo che questa sfida possa essere ben superata.</p>
<p style="text-align: justify;">D. – Viene spontaneo pensare al fatto che il suo trasferimento coincida con un periodo non certo facile per l’Italia…</p>
<p style="text-align: justify;">R. – Tutte le stagioni e tutte le epoche sono state particolari per chi le ha vissute. Questo è il nostro tempo. In questo nostro tempo, ed in questo nostro Paese, la Chiesa deve testimoniare sempre il suo amore preferenziale per i poveri, partendo dagli ultimi, rispecchiando la legalità e tutti quelli che sono i capisaldi del messaggio evangelico.</p>
<p style="text-align: justify;">D. – In conclusione, cosa augura a se stesso?</p>
<p style="text-align: justify;">R. – Auguro a me stesso di essere all’altezza di ciò che il Signore, mediante la Chiesa, mi sta affidando. Quasi 27 anni fa – vi faccio questa confidenza &#8211; quando diventai sacerdote, nel santino della prima Messa che generalmente si dà, ho fatto stampare la frase della Sacra Scrittura: “Signore, io vengo per fare la tua volontà”. Soltanto in nome della volontà di Dio si affronta tutto ciò che la Chiesa ci affida, con quel grande senso di fiducia che si accompagna a quel sano timore che non deve mai mancare, altrimenti si possono creare un po’ di pasticci.</p>
<p style="text-align: justify;">Radiogiornale vaticano del 28.o1.2012</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>L’ Istituto Comprensivo “F. Pais Serra” di Nulvi con la partecipazione del Centro ebraico di Roma e del Comune di Chiaramonti ricorda &#8220;Il Giorno della Memoria&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 13:57:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlo moretti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Libere discussioni]]></category>
		<category><![CDATA[memoria e storia]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola e educazione]]></category>
		<category><![CDATA[comune chiaramont]]></category>
		<category><![CDATA[comunità ebraica roma]]></category>
		<category><![CDATA[istituto comprensivo pais serra]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Giorno della Memoria è una ricorrenza istituita con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 dal Parlamento italiano che ha in tal modo aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, dell&#8217;Olocausto e in onore di coloro che a rischio della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/01/locandina-giorno-della-memoria-Chiaramonti.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3636" title="locandina giorno della memoria Chiaramonti" src="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/01/locandina-giorno-della-memoria-Chiaramonti.jpg" alt="" width="526" height="703" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il Giorno della Memoria è una ricorrenza istituita con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 dal Parlamento italiano che ha in tal modo aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 <a href="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/01/German_atrocities._Germany_Poland__Czechoslovakia_1945.jpg"><img class="size-medium wp-image-3630 alignright" style="margin: 5px;" title="German_atrocities._Germany,_Poland_&amp;_Czechoslovakia,_1945" src="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/01/German_atrocities._Germany_Poland__Czechoslovakia_1945-300x240.jpg" alt="" width="180" height="144" /></a>gennaio come giornata in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, dell&#8217;Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.</p>
<p style="text-align: justify;">Il testo dell&#8217;articolo 1 della legge così definisce le finalità del Giorno della Memoria:</p>
<p style="text-align: justify;">«La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell&#8217;abbattimento dei cancelli di Auschwitz, &#8220;Giorno della Memoria&#8221;, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.»</p>
<p style="text-align: justify;">La scelta della data ricorda il 27 gennaio 1945, quando le truppe sovietiche dell&#8217;Armata Rossa, nel corso dell&#8217;offensiva in direzione di Berlino, arrivarono presso la città polacca di Oświęcim (maggiormente nota con il suo nome tedesco di Auschwitz), scoprendo il suo tristemente famoso campo di concentramento e liberandone i pochi superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l&#8217;orrore del genocidio nazista.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 27 gennaio il ricordo della Shoah, cioè lo sterminio del popolo ebreo, è celebrato anche da molte altre nazioni, tra cui la Germania e la Gran Bretagna, così come dall&#8217;ONU, in seguito alla risoluzione 60/7 del 1º novembre 2005.(vidia)</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà i sovietici erano già arrivati precedentemente a liberare dei campi, Chełmno, e Bełżec, ma questi campi detti più comunemente di &#8220;annientamento&#8221; erano vere e proprie fabbriche di morte dove i prigionieri e i deportati venivano immediatamente gasati, salvando solo pochi &#8220;sonderkommando&#8221;, che in italiano vuol dire unità speciale.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia l&#8217;apertura dei cancelli ad Auschwitz, dove 10-15 giorni prima i nazisti si erano rovinosamente ritirati portando con sé in una &#8220;marcia della morte&#8221; tutti i prigionieri sani, molti dei quali morirono durante la marcia stessa, mostrò al mondo non solo molti testimoni della tragedia, ma anche gli strumenti di tortura e di annientamento del lager (anche se è doveroso riportare che due dei forni crematori situati in Birkenau I e II furono distrutti nell&#8217;autunno del 1944)[senza fonte].</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia, sono ufficialmente più di 400 le persone insignite dell&#8217;alta onorificenza dei Giusti tra le Nazioni per il loro impegno a favore degli ebrei perseguitati durante l&#8217;Olocausto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Giorno della Memoria - Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giorno_della_Memoria" target="_blank">(Tratto da Wikipedia, L&#8217;enciclopedia libera)</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Settimo festival del folklore in Thailandia, presente il Gruppo Folk Santu Mateu de Tzaramonte.</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 09:27:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlo moretti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi chiaramontesi]]></category>
		<category><![CDATA[Sagre e manifestazioni]]></category>
		<category><![CDATA[chiaramonti]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo folk santu mateu]]></category>
		<category><![CDATA[surindra rajabhat university]]></category>
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		<description><![CDATA[Il SIFF (Surin International Festival Folclore) è una manifestazione nata nel gennaio 2006 e giunta oramai alla sua settima edizione. Proprio mentre scriviamo si sta svolgendo il festival che quest&#8217;anno si terrà dal 15 al 25 gennaio per noi nell&#8217;anno 2012 e in Thailandia nel 2555, ben 543 anni più avanti. Se poi consideriamo che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il SIFF (Surin International Festival Folclore) è una manifestazione nata nel gennaio 2006 e giunta oramai alla sua settima edizione. Proprio mentre scriviamo si sta svolgendo il festival che quest&#8217;anno si terrà dal 15 al 25 gennaio per noi nell&#8217;anno 2012 e in Thailandia nel 2555, ben 543 anni più avanti. Se poi consideriamo che il &#8220;Songran, il tradizionale Capodanno Thai cade all&#8217;incirca tra il 13 el il 15 aprile, è una festa religiosa che segna l&#8217;inizio dell&#8217;anno buddhista, ci troviamo proprio di fronte ad un altro calendario.</p>
<p style="text-align: justify;">Il calendario Thai segue l&#8217;era buddhista pertanto il loro &#8220;l&#8217;anno domini&#8221; (che per noi è quello della nascita di Cristo) corrisponde secondo la tradizione al &#8220;Puttha Sakkaràt&#8221; ovvero l&#8217;anno della morte del Buddha. Secondo altre tradizioni invece all&#8217;introduzione della religione buddhista in Thailandia. Comunque il loro &#8220;conteggio dell&#8217;anno&#8221; attuale è di ben 543 anni avanti&#8230; quindi il nostro 2000 d.C. corrisponde al 2543 anno thailandese.</p>
<p style="text-align: justify;">I quattro principali obiettivi sono i seguenti: Esibizione dei gruppi partecipanti dalle varie nazioni, Seminario Accademico Internazionale, Sfilata di moda dei paesi partecipanti, Canzoni, discorsi e dichiarazioni di pace per favorire la pace nel mondo</p>
<p style="text-align: justify;">All’evento partecipano circa 200 persone provenienti da  India, Italia, Cina, Myanmar, Vietnam, LaoPDR, Cambogia, Indonesia, Filippine, Sri Lanka, Stati Uniti, Israele, e la Tailandia.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Università della Surindra Rajabhat, in Provincia di Surin organizza e gestisce molto bene il magnifico e sorprendente Festival.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo posto, le delegazioni che provvengono quasi da tutto il mondo, partecipano interagendo fra loro e condividendo tutte le esperienze acquisite nel tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">I thailandesi hanno una sola forma di saluto, sawasdee (si pronuncia savasdì) che viene usata in qualsiasi momento del giorno. Nel pronunciare il saluto si usa fare il &#8220;vài&#8221; che consiste nel congiungere le mani vicino al petto (nei confronti di uguali o inferiori), vicino al mento nei confronti di superiori, e vicino alla fronte nei confronti di alte personalità o al cospetto del Buddha.</p>
<p style="text-align: justify;">Sawasdee quindi, a tutti gli amici thailandesi e al nostro magnifico Gruppo Folk che porta in giro per il mondo il nome del nostro paese Chiaramonti.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/01/Gruppo-folk-Tzaramonte.jpg"><img class="size-full wp-image-3624 aligncenter" title="Gruppo folk Santu Mateu Tzaramonte" src="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/01/Gruppo-folk-Tzaramonte.jpg" alt="" width="589" height="389" /></a></p>
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		<title>Il marchio della Protòme Taurina – V. Le chiacchiere del paese sull&#8217;archeologo assassinato di Ange de Clermont</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 08:17:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ange de clermont</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e arte]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[angelino tedde]]></category>
		<category><![CDATA[chiaramonti]]></category>
		<category><![CDATA[il marchio della protome taurina]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il pretore di Vulvu accolse il milite della stazione di Miramonti giunto a cavallo per la triste notizia dell&#8217;archeologo assassinato. -In quale domus l&#8217;hanno accoppato quest&#8217; impiccione?- -Presso il rio Filighesos, quella domus delle roccia che fa parete alla sponda opposta venendo da Miramonti.- -Uh, ho capito, perbacco, sempre nel Sassu avvengono i delitti nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il pretore di Vulvu accolse il milite della stazione di Miramonti giunto a cavallo per la triste notizia dell&#8217;archeologo assassinato.</p>
<p style="text-align: justify;">-In quale domus l&#8217;hanno accoppato quest&#8217; impiccione?-</p>
<p style="text-align: justify;">-Presso il rio Filighesos, quella domus delle roccia che fa parete alla sponda opposta venendo da Miramonti.-</p>
<p style="text-align: justify;">-Uh, ho capito, perbacco, sempre nel Sassu avvengono i delitti nel vostro territorio. Bella galoppata, mi tocca fare, ma per il Re e per l&#8217;Italia attenda che vengo subito, naturalmente non <a href="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/01/NULVI_PANORAMA_125.jpg"><img class="size-medium wp-image-3620 alignleft" style="margin: 5px;" title="NULVI_PANORAMA_125" src="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/01/NULVI_PANORAMA_125-300x197.jpg" alt="" width="300" height="197" /></a>oggi, ma domattina ci si muove da Miramonti. Vengo a pernottare nella vostra caserma e domani mattina presto si va sul posto.-</p>
<p style="text-align: justify;">Il pretore chiamò un inserviente, fece sellare il suo cavallo e seguì malinconicamente il milite, dicendosi che aveva scelto un bel mestiere, quello del becchino, ah, avesse potuto cambiare, lo avrebbe fatto volentieri. Accidenti agli archeologi e ai miramontani, gentaccia, abigeatari, omicidi, omertosi, incivili tutto sommato.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sole aveva oltrepassato il mezzogiorno da un bel pezzo e i due marciavano tra mulattiere e sterrate che portavano a Miramonti col sole in faccia, tanto che i due cavalli, a tratti s&#8217;infastidivano.</p>
<p style="text-align: justify;">In paese tutti sapevano tutto o s&#8217;inventavano almeno una parte di tutto. Per alcune donne e i loro uomini fit lantadu a balla (ucciso a pallettoni), per altre si era sfraccellato cadendo dal costone roccioso di rio Filighesos, per altre sicuramente gli spiriti delle domus lo avevano ammazzato per soffoccamento., anima mia libera! I bambini dai quattro anni in su ascoltavano i genitori in casa e fuori ,per la strada le chiacchiere dei vicini e, purtroppo, si preparavano ad una notte d&#8217;incubi. A sa Niéra dove si piangeva il morto la maggior parte delle donne si erano recate ad abbracciare la moglie e le due figlie e di tanto in tanto una delle tre in lutto si lasciava andare ad un lamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi anche le voci si erano attenuate e la notte più nera del solito era scesa a coprire fortune e miserie dell&#8217;antico borgo medievale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vicario, con la candela accesa sulla scrivania, vegliava in preghiera e si percuoteva il petto per l&#8217;incapacità di condurre il suo gregge a Dio. Prima di mettersi a letto cominciò a domandarsi chi poteva aver ammazzato l&#8217;archeologo Pedde. il più caro a Giuanne Ispanu e il più anziano di tutti quelli che Miramonti nutriva a pane e lardo. Poteva trattarsi di una vendetta, ma con quale scopo? Gli è che quando il demonio s&#8217;impossessa di un&#8217;anima non va tanto per il sottile e al momento di massimo dominio la induce al peggiore dei peccati: un fratello che uccide l&#8217;altro fratello.</p>
<p style="text-align: justify;">Si addormentò con la corona del rosario sul petto, ma i suoi sogni furono turbati da visioni infernali: gli sembrava di trovarsi davani a San Pietro e un diavolo cornuto lo accusava di non aver fatto un bel niente per le anime di Miramonti, anzi, perdendo spesso la pazienza li aveva allontanati dalla frequenza in parrocchia, e lui a difendersi&#8230;Finché l&#8217;incubo non si dileguò e dormi in serenità.</p>
<p style="text-align: justify;">In caserma, invece, il brigadiere, ormai tanti anni a Miramonti, con i militi si domandava chi poteva avere interesse ad uccidere Antonio Pedde che, a parte le arie per la passione di archeologo, era una brava persona e migliore sarebbe stata se non avesse assunto a tratti un atteggiamento di sufficienza nei confronti degli altri archeologi che, per questo motivo, lo detestavano. Mentre si scambiavano queste impressioni giunse il pretore con un altro milite. Gli diedero la camera predisposta per lui che non volle nemmeno ascoltarli e dopo aver bevuto un bicchiere di latte caldo se nera andato a dormire, già affaticato, per quanto lo attendeva il giorno seguente.</p>
<p style="text-align: justify;">La moglie di Mudulesu, saputo che il marito con un milite avrebbe pernottato nei pressi della domus ormai tomba del morto ammazzato, portò loro un pò di minestrone di verdure per riscaldarsi, due stuoie e una coperta di lana da lei lavorata al telaio, e si congedò da loro tornando a casa con l&#8217;animo gravato dal peccato che aveva compiuto nella mattinata con l&#8217;amore mancato. Prese il rosario e cominciò a dirselo, chiedendo perdono a Dio per quella mancanza e promettendo che un peccato del genere non l&#8217;avrebbe più commesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella radura rane e grilli, cani e volpi facevano sentire i loro strani guaiti, mentre le pecore e i maiali, raccolti negli ovili venivano guardati nella notte da occhi rivolti al buoio, solo le stelle parevano ignorare il trambusto delle cose che avveniva a Sassu Altu. Il mondo era andato sempre così e diversamente non poteva andare finché pastori e animali si aggiravano in quell&#8217;immenso tavolato miocenico che offriva la sua vista a Miramonti e poi precipitava rovinosamente nel costone in su campu de Utieri dove il grano andava assumento colorito giallo e i fiumi e i ruscelli tendevano al magro.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Times New Roman', 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;"><span class="Apple-style-span" style="font-size: medium; line-height: normal;"><span style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-size: small;"><span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px; line-height: 19px;"><br />
</span></span></span></span></p>
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		<title>EVANGÈLIU SEGUNDU MATTEO – Traduidu dae Giovanna Santoru</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 13:20:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlo moretti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Evangeliu in limba]]></category>
		<category><![CDATA[avvento]]></category>
		<category><![CDATA[evangeliu]]></category>
		<category><![CDATA[giovanna santoru]]></category>

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		<description><![CDATA[SA MISSIONE DE SU BATTISTA. In cussas dies Giovanni Battista fit preighende in su desertu de sa Giudea, e naraiat: «Cunvertìdebos, proite su regnu de  sos chelos s’acurtziat!». Issu est su chi aiat annuntziadu su profeta Isaia nende: Boghe de unu chi abboghinat in su desertu: preparade sa via de su Segnore, deretade sas semidas [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>SA MISSIONE DE SU BATTISTA.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In cussas dies Giovanni Battista fit preighende in su desertu de sa Giudea, e naraiat: «Cunvertìdebos, proite su regnu de  sos chelos s’acurtziat!». Issu est su chi aiat annuntziadu su profeta <a href="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/01/VATICANO_guido_reni-battesimo-cristo.jpg"><img class="size-medium wp-image-3615 alignright" style="margin: 5px;" title="VATICANO Guido Reni Battesimo di Cristo" src="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/01/VATICANO_guido_reni-battesimo-cristo-205x300.jpg" alt="" width="205" height="300" /></a>Isaia nende:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Boghe de unu chi abboghinat in su desertu:</em><br />
<em>preparade sa via de su Segnore, deretade sas semidas suas!</em></p>
<p style="text-align: justify;">Giovanni giughiat unu bestire de pilos de cammellu e una chintorza de pedde in tundu a sos fiancos; su màndigu sou fint tilipisches e mele areste. Tando acudiat a issu meda zente dae Gerusalemme e dae tota sa Giudea e, cunfessende sos pecados issoro, si faghiant batizare in su fiùmene Giordano. Bidende però meda fariseos e sadduceos bènnere a su batizu sou, aiat nadu:</p>
<p style="text-align: justify;">«Ratza de pìberas! Chie bos at sugeridu de lassare s’ira imminente?  Faghide duncas frutos dignos de cunversione, e non pensedas de poder nàrrere:<br />
Amus Abramo comente babbu. Bos naro chi Deus potet fagher ispuntare fizos de Abramo dae custas pedras. Sa bistrale est già posta in sa raighina de sas àlvures: dogni àlvure chi non produit frutos bonos at a èssere segada e furriada in su fogu. Deo bos batizo cun abba pro sa cunversione; però su chi at a bènnere pustis de a mie, est pius forte de a mie e deo non so dignu mancu de li giùghere sos sàndalos: isse bos at a batizare cun s’Ispìritu Santu e cun su fogu. Isse giughet in manu sa palarzola, at a pulire s’arzola sua e at a coglire su trigu sou in s’orriu, at a brujare però sa pula cun fogu chi non si podet istudare».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SU BATIZU DE GESUS.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In cussu tempus Gesus dae sa Galilea fit andadu in su Giordano dae Giovanni pro si fagher batizare dae issu. Giovanni però non fit de acordu e naraiat: «Deo apo bisonzu de èssere batizadu dae te e tue benis a mie?». Ma Gesus l’aiat rispostu: «Lassa fàghere pro como, proite cumbenit chi gai giompimus a dogni giustìscia ». Tando Giovanni l’aiat batizadu. Apena batizadu Gesus fit bessidu dae s’abba: e eco chi sos chelos li si fint abertos e aiat bidu s’Ispìritu Santu falende comente una culumba chi beniat subra de issu. Poi una boghe dae su chelu aiat nadu: «Custu est su fizu meu istimadu, in su cale deo mi so cumpiàghidu».</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Studi storici sui dialetti della Sardegna Settentrionale di Mauro Maxia &#8211; Capitolo 3</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 09:47:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlo moretti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e arte]]></category>
		<category><![CDATA[memoria e storia]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola e educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Dialetti]]></category>
		<category><![CDATA[mauro maxia]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna settentrionale]]></category>

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		<description><![CDATA[Capitolo 3 Sardo e còrso dallo scorcio del Medioevo agli inizi dell’Etá Moderna Che il settentrione della Sardegna, almeno dalla seconda metà del Quattrocento, fosse interessato da un forte presenza còrsa si può desumere da diversi punti di osservazione. Il Wagner, a proposito delle desinenze del perfetto, osservava che le antiche forme logudoresi “&#8230;nei testi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/01/Castello_Aragonese_di_Sassari.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3599" title="Castello_Aragonese_di_Sassari" src="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/01/Castello_Aragonese_di_Sassari.jpg" alt="" width="606" height="374" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Capitolo 3</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sardo e còrso dallo scorcio del Medioevo agli inizi dell’Etá Moderna</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Che il settentrione della Sardegna, almeno dalla seconda metà del Quattrocento, fosse interessato da un forte presenza còrsa si può desumere da diversi punti di osservazione. Il Wagner, a proposito delle desinenze del perfetto, osservava che le antiche forme logudoresi “&#8230;nei testi dei secc. XVI e XVII occorrono ancora, ma accanto alle nuove formazioni in <em>-ési</em>”, precisando che le forme del perfetto debole della 3^ coniugazione “&#8230;sono state soppiantate, a partire dal sec. XVI, da nuove forme di perfetto, nelle quali la desinenza <em>-esi, -isi, </em>presa dai perfetti in <em>-s-</em>, si affigge ora al tema del presente, ora a quello del perfetto; accanto a <em>presi </em>sorge <em>prendesi</em>; accanto a <em>fegi </em>si dice <em>fegisi</em>, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi tutti i verbi formano un perfetto in &#8211; <em>ési </em>nel logud. sett., unica regione in cui attecchí tale formazione, e accanto a questa ve n’è un’altra in -<em>éi </em>senza differenza di funzione e di significato”<strong>32</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non vi è chi non veda la correttezza delle osservazioni del grande tedesco, ma donde proviene la desinenza in <em>-ési </em>del perfetto nel logudorese settentrionale? E come mai essa si radicò, accanto alle genuine forme in <em>-ai </em>ed <em>-ei</em>, soltanto nell’area settentrionale del Logudoro?</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3593"></span>Wagner non risulta del tutto convincente quando dice che la desinenza in <em>-ési </em>scaturì dai perfetti in <em>-s-</em>. Come spesso accade, la soluzione forse era più a portata di mano di quanto non pensassero il Maestro della linguistica sarda e gli altri studiosi che si interessarono della collocazione del sassarese e del gallurese. Se il logudorese sett. presenta, a differenza della varietà comune e delle altre varietà sarde più conservative, le palatalizzazioni, le aspirazioni e un numero rilevante di elementi lessicali “di origine continentale” in gran parte sconosciuta agli altri dialetti <strong>33</strong>, è probabile che l’origine del fenomeno in questione sia dovuta alle medesime cause. Ma non è al diretto influsso toscano che andranno ascritti i mutamenti fonetici, morfologici e lessicali del logudorese settentrionale, bensì all’influsso esercitato dal còrso contestualmente al consolidarsi della conquista catalanoaragonese.</p>
<p style="text-align: justify;">Come si vedrà meglio appresso (v. cap. 6), il gallurese, pur non essendo di formazione molto antica, non è, come sosteneva il Wagner <strong>34</strong> , un dialetto di data relativamente recente. La sua presenza nella Sardegna settentrionale dovette iniziare, infatti, almeno nel secondo decennio del Quattrocento ma numerosi elementi, fra cui un nucleo di documenti finora trascurati dagli studiosi, ci dànno la certezza che cospicui gruppi còrsi fossero presenti col loro dialetto nel nord della Sardegna e specialmente in Anglona almeno fin dal terzo decennio del Trecento.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto va precisato che l’influsso toscano nel Sassarese cessò, come attestano gli <em>Statuti </em>comunali di Sassari, con la stipula, da parte di questa città, dell’atto di vassallaggio nei confronti della repubblica genovese che è implicito nella formula del pazionamento. A partire da questo momento &#8211; che la <em>Convenzione </em>fra i comuni di Sassari e Genova fissa al 1294 ma che va certamente anticipato, <strong>35</strong> bisognerà parlare non più di influsso toscano ma genovese ed è in questo nuovo contesto storico e politico che bisogna inquadrare le interferenze fonetiche (<em>-l- &gt; -r-</em>) e lessicali (es.: <em>dzèa, dzimínu, lantóra</em>) di origine genovese. Non è certo un caso che queste ultime siano assai limitate, se si considera che l’arco cronologico, durante il quale il Comune di Sassari fu autonomo sotto protettorato genovese, supera appena i cinquanta anni, essendo passato ben presto sotto il dominio aragonese.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda l’Anglona, ancora meno si potrà parlare di influsso toscano, trattandosi di una contrada sottoposta direttamente e per lungo tempo alla signoria dei Doria. È sufficiente osservare che nei <em>compassi </em>della marineria pisana gli approdi anglonesi risultano omessi sistematicamente per concludere che Pisa non aveva regolari rapporti commerciali con l’Anglona e che, dunque, il suo influsso culturale sarà stato sporadico e, in ogni caso, non si sarà protratto oltre il periodo in cui le fabbriche anglonesi delle chiese romaniche ospitarono maestranze toscane. Questo periodo, come si sa, coincide sostanzialmente con l’arco cronologico compreso fra la fine dell’XI e la fine del XII secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Già prima del 1190, infatti, Barisone II aveva mutato il suo atteggiamento verso Pisa, preferendo diversificare le alleanze internazionali con una nuova politica matrimoniale aperta in direzione di Genova, del Monferrato e della Catalogna. <strong>36</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non sappiamo fino a che punto valutare, sotto il profilo linguistico, l’eventuale apporto culturale dei monaci toscani di Camaldoli, che agli inizi del Duecento si erano impiantati nella valle di Orrea Pithinna (Chiaramonti) <strong>37</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Detto di questo aspetto, occorre precisare il contesto entro il quale sono documentati i fenomeni che caratterizzano il logudorese settentrionale. Ebbene, le prime vistose interferenze di tipo toscano sono documentate all’interno del codice di S. Pietro di Sorres nella prima metà del Quattrocento. Dunque, un periodo in cui è impossibile, per le note ragioni storiche, parlare di influsso toscano diretto.</p>
<p style="text-align: justify;">Sappiamo invece, seppure indirettamente, che il settentrione sardo ospitava un imprecisato numero di còrsi, la cui presenza sembra da collegare con i propositi catalano-aragonesi, una volta completata la conquista della Sardegna (1410), di realizzare compiutamente il <em>Regnum Sardiniae et Corsicae </em>mediante l’annessione della Corsica. Questa isola fino ad allora era rimasta in possesso della repubblica genovese. Tuttavia un partito filo-aragonese, che faceva perno soprattutto su alcuni alti prelati, ancora nel 1480 fomentava sedizioni che sfociarono in una dura repressione da parte genovese.</p>
<p style="text-align: justify;">Un documento del 20 luglio 1460, che il Tola sensatamente attribuiva all’arcivescovo turritano Antonio Cano <strong>38</strong>, mentre attesta la presenza di una colonia corsa dotata di beni immobili e quindi impiantata stabilmente nel territorio dell’arcidiocesi turritana, è interessante sia sotto il profilo linguistico sia sotto quello meramente storico. Si tratta, infatti, di una lettera scritta in còrso ma in un registro semidotto che si avvicina al coevo toscano. Questa missiva, firmata con la sola sigla iniziale per ovvi motivi di riservatezza, dovette essere vergata di proprio pugno dal presule citato. Essa documenta che il primo arcivescovo turritano, Antonio Cano appunto, parlava correntemente e scriveva il còrso. Che si tratti senza dubbio di còrso si desume dai seguenti esiti, tipici del còrso e che si conservano quasi immutati nel sassarese e gallurese odierni:</p>
<p style="text-align: justify;">p. 75 [1, r. 2]: <em>averano </em>‘avranno’ (sass. [avaráni])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 2: <em>promisso </em>‘promesso’ (sass.-gall. [prum:ís:u])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 5: <em>andará </em>‘andrà’ (sass.-gall. [andará])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 6: <em>multi </em>‘molti’ (còrso [multi])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 7: <em>veneno </em>‘vengono’ (sass.-gall. [vènini])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 9: <em>tenemo </em>‘teniamo’ (sass.-gall. [tiním:u])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 10: <em>posa </em>‘sta, siede’ (sass.-gall. [pósa])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 13: <em>podiano </em>‘potevano’ (sass.-gall. [puđíani])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 13: <em>ello </em>‘egli’ (còrso [èllu], sass. [èɖɖu])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 16: <em>cussí </em>‘così’ (sass.-gall. [kus:í])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 17: <em>bandere </em>‘bandiere’ (sass.-gall. [bandéri])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 17: <em>teneno </em>‘tengono’ (sass.-gall. [tènini])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 18: <em>capituli </em>‘capitoli’ (sass.-gall. [kapítuli])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 18: <em>libertay </em>‘libertà’ (sass. [lib:eLtái], gall. [lib:altái])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 20: <em>sterili </em>‘sterile’ (sass. [Ltérili], gall. [stérili])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 20: <em>poghi hominj </em>‘pochi uomini’ (sass.-gall. [pògi òm:ini])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 23: <em>boni </em>‘buoni’ (sass.-gall. [bòni])</p>
<p style="text-align: justify;">“[2, 2]: <em>in lo capo </em>‘nella parte’ (sass. [i ru gáb:u], gall. [i l:u kápu])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 3: <em>distribuyriano </em>‘distribuirebbero’ (sass. [diLtrib:uiríani], gall. [distrib:uiríani])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 9: <em>seryeno </em>‘sarebbero’ (sass.-gall. [saríani])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 14: <em>diciva </em>‘diceva’ (sass. [didzía], gall. [dičía])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 15: <em>non lu diciva </em>‘non lo diceva’ (sass. [no ru didzía], gall. [no lu dičía]).</p>
<p style="text-align: justify;">Fra i fatti linguistici più notevoli che si desumono dall’analisi del testo sono da segnalare in fonetica:</p>
<p style="text-align: justify;">1): la mancata dittongazione in sillaba tonica (<em>boni, bandere</em>; <em>hominj</em>);</p>
<p style="text-align: justify;">2) l’epitesi <em>-i </em>tipica del còrso antico, del sassarese e del gallurese (<em>libertay</em>);</p>
<p style="text-align: justify;">3) la lenizione delle occlusive intervocaliche (<em>podiano, poghi</em>);</p>
<p style="text-align: justify;">4) l’uscita in <em>-i </em>della classe che in italiano esce in –<em>e </em>(<em>sterili</em>);</p>
<p style="text-align: justify;">in morfologia:</p>
<p style="text-align: justify;">1) l’articolo <em>lu</em>, tuttora attestato nel còrso e in sassarese e gallurese;</p>
<p style="text-align: justify;">2) la prep. articolata <em>in lo </em>che in fonetica sintattica si conserva ancora con <em>i’ lu </em>sia in Corsica sia nel nord Sardegna;</p>
<p style="text-align: justify;">3) l’avverbio <em>cussí</em>, ancora attestato in tale forma sia in Corsica sia in sassarese e gallurese</p>
<p style="text-align: justify;">4) la desinenza della 1^ pers. plur. dell’indicativo presente in <em>-èmo </em>anziché col tosc. <em>-iamo</em>;</p>
<p style="text-align: justify;">5) il futuro con la conservazione del tema non sincopato <em>andar- </em>al contrario dell’italiano <em>andr-</em>;</p>
<p style="text-align: justify;">6) la desinenza della 3^ pers. sing. dell’indicativo imperfetto <em>-íva </em>anziché <em>-èva </em>e quella della 3^ pers. plur. <em>-íano </em>anziché <em>-èvano</em>;</p>
<p style="text-align: justify;">7) le desinenze del condizionale in <em>-íeno, íano</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">L’arcivescovo Antonio Cano, sassarese di vasta cultura già noto per essere l’iniziatore della letteratura in lingua sarda, probabilmente era bilingue per via della particolare situazione sociale e linguistica di Sassari che, relativamente al secolo successivo, sappiamo essere una città nella quale si parlavano contestualmente il sardo, il còrso, il catalano e il castigliano (v. <em>infra</em>). Le prime due lingue erano precipue dei rispettivi elementi autoctono e còrso, che convivevano uno a fianco all’altro; le altre due erano usate dall’elemento militare e amministrativo di provenienza iberica ma anche dagli strati sociali locali che, su un piano subordinato, partecipavano alla gestione della cosa pubblica. Presso l’elemento ecclesiastico più acculturato, inoltre, veniva usato anche il latino. La lettera del Cano era indirizzata al vescovo di Ajaccio, Jacopo Mancoso, oriundo di Bonifacio, il cui cognome però, pur non sapendo quanto remote, tradisce chiare origini sarde <strong>39</strong>. Di questo vescovo conosciamo una missiva del 3 luglio 1480 indirizzata ai Protettori delle Compere del Banco di S. Giorgio di Genova, con la quale tentava inutilmente di sviare i sospetti che si appuntavano su di lui per il ruolo avuto nella congiura tendente a far passare Bonifacio sotto il controllo aragonese. Il testo, scritto in una varietà che a tratti sembra inclinare verso il genovese, denuncia tuttavia un carattere eminentemente còrso. Esso appare interessante, fra l’altro, per individuare l’origine del perfetto in <em>-ési, -ísi </em>che il Wagner riteneva scaturito nell’area logudorese.</p>
<p style="text-align: justify;">Vediamone le forme più notevoli:</p>
<p style="text-align: justify;">p. 111, 1, r. 7: <em>in lo loco </em>‘nel luogo’ (sass. [i ru lóg:u], gall. [i l:u lóku])</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “ 8 <em>intendesimo </em>‘sentissimo’ (sass.-gall. [intindís:imi])</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “ 9 <em>ziamato </em>‘chiamato’ (sass. [čiam:ád:u], gall. [c’´amátu])</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “13,18<em>abemo </em>‘abbiamo’ (sass. [abèm:u])</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “19 <em>aviamo </em>‘avevamo’ (sass. [abíami])</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “19 <em>disimo </em>‘dicemmo’ (sass.-gall. [dízimi])</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “19 <em>voliamo </em>‘volevamo’ (sass.[vuríami]; gall. [vulíami])</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “20 <em>sapiamo </em>‘sapevamo’ (sass. [sab:íami], gall. [sapíami])</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “23 <em>dise </em>‘disse’ (sass.-gall. [dizi])</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “24 <em>tenisimo </em>‘tenessimo’ (sass.-gall. [tinís:imi])</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “28 <em>de lo loco </em>‘del luogo’ (sass. [di ru lóg:u], gall. [di lu lóku])</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “28 <em>doy inseme </em>‘due insieme’ (gall. [dui insèmbi])</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “29 <em>potiano </em>‘potevano’ (sass.-gall. [puđíani])</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “30 <em>guardazino </em>‘guardassero’ (gall. [valdés:ini])</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “32 <em>poterano </em>‘potranno’ (sass.-gall. [puđaráni])</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “33,38 <em>li providesino </em>‘li provvedessero’ (sass. [prubiđés:ini], gall. [pruiđés:ini])</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “ 35 <em>intendevamo </em>‘sentivamo’ (sass.-gall. [intindíami])</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “ 36 <em>li averia apicati </em>‘li avrebbero impiccati’ (gall. [l aríani ap:ik:áti])</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “ 36 <em>eramo irregulari </em>‘eravamo irregolari’ (sass.-gall. [érami ir:egulari])</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “ 37 <em>diti homini </em>‘detti uomini’ (sass.-gall. [dit:i òm:ini])</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “ 37 <em>a chi </em>‘ai quali’ (sass.-gall. [a ki] oppure [a ka])</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “ 37 <em>lo aviamo dito </em>‘gli avevamo detto’ (sass. [l abíami dit:u], gall. [l aíami dit:u])</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “ 39 <em>era lo tempo </em>‘era il tempo’ (gall. [éra lu tèmpu])</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “ 40 <em>recoglire </em>‘raccogliere’ (sass. [rigul’í], gall. [riguɖ:í])</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “ 40 <em>eramo </em>‘eravamo’ (sass.-gall. [érami])</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “ 41 <em>abemo </em>‘abbiamo’ (sass. [abèm:u])</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “ 43 <em>averia </em>‘avrei’ (sass. [abaría])</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “ 44 <em>credavimo </em>‘credevamo’ (sass.-gall. [kriđíami])</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “ 45 <em>questi doi </em>‘questi due’ (gall. [kisti đui])</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “ 45 <em>li vostri&#8230; ne ano preso </em>‘i vostri&#8230; ne hanno catturato’ [gall. [li òstri n áni prézu]).</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “ 47 <em>senza averni colpa ni raxone </em>‘senza averne colpa né ragione’ (sass. [sèntsa abén:i g:òipa nè ražòni; gall. [santsa (<em>oppure: </em>kèna) aén:i kulpa nè ražòni])</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “ 56 <em>Como pono intende </em>‘come possono capire’ (sass. [kumènti b:óni intindí], gall. [kòmu póni intindí])</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “ 57 <em>non lo averiamo dito </em>‘non lo avremmo detto’ (sass. [no l abaríLtimi dit:u]; gall. [no l aaríami dit:u])</p>
<p style="text-align: justify;">“ “ “ 56 <em>si avesemo voluto </em>‘se avessimo voluto’ (sass. [si abús:imi vurúd:u]; gall. [s iɖ :u aús:imi ulútu])</p>
<p style="text-align: justify;">p. 111/2 “2 <em>li aviamo </em>‘gli avevamo’ (sass. [l abíami], gall. [l aíami])</p>
<p style="text-align: justify;">A parte alcuni passaggi non del tutto chiari, la correlazione temporale del testo si può definire ineccepibile, ciò che dimostra che anche un dialetto come il còrso, quando è necessario, è capace di registri alti e svolge in pieno le funzioni di “lingua” che comunemente vengono attribuite alle lingue di cultura.</p>
<p style="text-align: justify;">(r. 19) “<em>disimo voliamo intrare in lo trato et che lo sapiamo et fecimoli de grandi promesioni quanto potemo e sapemo</em>” ‘dicemmo che volevamo entrare nel discorso e che lo conoscevamo e gli facemmo delle grandi promesse per quanto potemmo e sapemmo’.</p>
<p style="text-align: justify;">24) “<em>et alora ne dise de questo prete e che facia questo trato e ne dise de molte cose&#8230;</em>” ‘e allora disse di questo prete e che faceva di questi discorsi e disse di molte (altre) cose&#8230;’.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ciò che interessa ai fini del presente discorso, il congiuntivo passato mostra forme assai simili al perfetto in <em>- ési, -ísi </em>che si conserva ancora e non a caso nel sassarese e nel gallurese, mentre nel logudorese settentrionale è caduto in disuso a favore dell’uscita genuina in <em>-éi </em>e, più ancora, del passato prossimo, secondo una tendenza diffusa nelle lingue romanze e particolarmente nel parlato.</p>
<p style="text-align: justify;">La lettera del vescovo di Ajaccio presenta alcune forme del perfetto (qui riprodotte sottolineate) che conviene esaminare nei relativi contesti: Le grafie <em>disimo </em>e <em>dise </em>sono molto vicine alle corrispondenti forme sassaresi e galluresi, varietà nelle quali tutte le desinenze del perfetto escono in <em>-i </em>([dísimi], [dísi]). Ma non è da escludere che le forme riportate nel testo siano da rendere con la sibilante aggeminata (<em>dis[s]imo, dis[s]e</em>), come sembra dimostrare la degeminazione in forme dello stesso documento nelle quali ci si aspetterebbe il rafforzamento. Mentre, infatti, grafie come <em>essere, passati, dicto, scripto, Vinciguerra, hommi, fossi, nulla </em>si sottraggono alla degeminazine, si osservano, viceversa, varie degeminazioni in altre grafie come <em>acade, sospeto, quelo, trato, dito, promise, promesioni, alora</em>, <em>apicati</em>, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">È da evidenziare, tuttavia, che nelle forme <em>abiamo, abemo </em>la bilabiale va intesa effettivamente scempia, come dimostrano gli esiti sass. /abèm:u/ e gall. /aèmu/. Lo stesso vale per il futuro <em>farano </em>“faranno”, al quale corrisponde la forma sass.- gall. /faráni/.</p>
<p style="text-align: justify;">Da un lato si osserva la promiscuità di forme aggeminate e degeminate (per es.: <em>dicto </em>anziché <em>dito</em>) mentre, dall’altro, esiti odierni &#8211; sia propriamente còrsi che sassaresi e galluresi &#8211; mostrano lo scempiamento in contesti nei quali l’italiano presenta il rafforzamento (còrso: <em>faráno, </em>sass.-gall. <em>faráni </em>vs. ital. <em>faranno</em>) e, viceversa, rafforzamenti in contesti nei quali l’italiano presenta lo scempiamento (/abèm:u/ vs. ital. <em>abbiamo</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Notevole appare il perfetto <em>fecimoli </em>che, senza il pronome clitico, è da leggere <em>fécimo </em>in accordo col perfetto latino mentre in toscano l’accento viene attratto sulla seconda sillaba per effetto del rafforzamento della nasale intervocalica.</p>
<p style="text-align: justify;">La forma */fésimo/, da cui appare derivato l’esito gall.-sass. /fésimi/, presenta la spirantizzazione dell’affricata comune nei dialetti italiani settentrionali, dei quali il còrso, specialmente ad opera del ligure <strong>40</strong>, ha subito un influsso che, se non è paragonabile a quello toscano, non è tuttavia da trascurare. Già nel ligure antico l’originaria affricata prepalatale sorda si sonorizza diventando mediopalatale. È da forme come il <em>dispexi </em>della <em>Dichiarazione di Paxia </em>(da leggere probabilmente <em>dispési</em>), che può essere appunto insorto il perfetto in -<em>ési </em>delle parlate sardo-còrse.</p>
<p style="text-align: justify;">Se questa è la situazione del corso, di poca rilevanza, nonostante l’opinione del Wagner e di altri studiosi, appare invece l’elemento ligure, oltre che nel sardo, negli stessi dialetti sassarese e gallurese.</p>
<p style="text-align: justify;">Se la situazione attuale riflette, come sembra almeno per alcuni aspetti, quella del documento in questione, occorrerà pensare che anche la pronuncia della sibilante oscillasse fra il rafforzamento e lo scempiamento. Nel caso del perfetto essa poteva addirittura presentarsi sonora. Nel qual caso la sibilante delle grafie <em>dise, disimo </em>corriponderebbe effettivamente a quella sass.-gall. delle forme [díi], [díimi].</p>
<p style="text-align: justify;">Qualora il quadro linguistico corrispondesse a quello che qui, a causa della penuria di documenti e della promiscuità delle grafie, si è solo tentato di tracciare, la questione delle forme del perfetto sass. e gall. in -<em>ési, </em>-<em>ísi </em>potrebbe dirsi avviata verso la soluzione.</p>
<p style="text-align: justify;">D’altra parte, nel parlato, i locutori di lingua italiana, specialmente i dialettofoni, tendono spesso a semplificare il discorso, sostituendo le forme del congiuntivo con quelle corrispondenti dell’indicativo e il condizionale con l’imperfetto indicativo. A determinare le uscite del perfetto [- ési], [-ísi] possono avere concorso le forme dell’imperfetto congiuntivo. Prendiamo, ad esempio, alcuni passi della lettera del vescovo Mancosu in cui figura l’imperfetto congiuntivo:</p>
<p style="text-align: justify;">(r. 6) “<em>Al presente acade como questi jorni passati essendo noy in lo loco de Bonifacio&#8230; a bocha intendesimo&#8230;</em>” ‘Orbene succede che in questi giorni passati, essendo noi (stati) nella località di Bonifacio&#8230; a voce sentissimo&#8230;’</p>
<p style="text-align: justify;">(r. 39) “&#8230;<em>era lo tempo de le arecolture et convegni andasimo ne lo episcopato per recoglire” </em>‘&#8230;era il tempo della raccolta e degli incontri <strong>41</strong> (e che) andassimo nella diocesi per raccogliere’.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse non è un caso che in entrambi i passi citati il congiuntivo non viene introdotto dal pronome relativo <em>chi </em>‘che’, ‘in cui’. E infatti i due periodi possono essere anche tradotti (1) ‘a voce sentimmo’ e (2) ‘andammo’ senza che il senso dei due periodi ne risulti minimamente modificato. In altre parole, la mancanza di codificazione in cui inevitabilmente si svolgeva la comunicazione sia orale sia scritta permetteva una certa promiscuità fra tempi corrispondenti di modi diversi, una situazione alla quale, come si accennava, non sfugge neppure l’odierno italiano parlato e che, sempre più spesso, interferisce in contesti di larga veicolazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto utile si rivela l’esame di tre documenti còrsi <strong>42</strong> del medesimo periodo rappresentati, rispettivamente, da:</p>
<p style="text-align: justify;">1) <em>Deposizione del rettore della chiesa di S. Niccolò di Spano </em>(20 settembre 1400);</p>
<p style="text-align: justify;">2) <em>Lettera di prete Polino da Mela ai protettori del Banco di San Giorgio </em>(11 giugno 1489);</p>
<p style="text-align: justify;">3) <em>Lettera dall’esilio di Giovanpaolo Leca, conte di Cirnarca, ai figli </em>(scritta a Sassari il 2 giugno 1506).</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di soffermarci sui fatti filologici e linguistici è importante, sotto l’aspetto storico, rilevare la presenza a Sassari di una personalità còrsa di rango elevato come il conte di Cinarca <strong>43</strong>, che vi era relegato in esilio. Questo dato conferma che nel periodo in questione Sassari continuava, come nei secoli precedenti, ad ospitare una colonia còrsa. Ora, il fatto che lo stesso arcivescovo conoscesse e usasse il còrso la dice lunga sul grado di acclimatamento raggiunto da questa varietà a Sassari nel Quattrocento. Non sembra dunque azzardato ipotizzare, come confermano poi i documenti del secolo successivo, che già nel XV secolo il còrso a Sassari fosse fortemente radicato e che fosse già in atto o si trovasse addirittura in una fase avanzata il processo di erosione e sovrapposizione a detrimento del logudorese.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo aspetto sfata alcuni luoghi comuni, invalsi anche fra studiosi prestigiosi, quali la supposta origine plebea del sassarese e la teoria del radicamento del còrso a seguito di “mortalissime pestilenze” avutesi a Sassari nella prima metà del Cinquecento (v. <em>supra</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda la presunta estrazione del sassarese dai più bassi strati sociali, l’affermazione viene contraddetta nettamente dal fatto che lo stesso arcivescovo scriveva lettere in còrso. Ciò significa, dunque, che il còrso non soltanto era parlato anche dagli strati sociali più elevati ma conosceva un uso scritto sia pure limitato, a causa dei pochi dati di cui siamo in possesso, ai rapporti fra Sassari e la Corsica. Abbiamo visto, inoltre, dalle lettere del Cano e del conte di Cinarca, che il còrso “illustre” non differiva in modo particolarmente significativo dall’italiano attestato sulla penisola durante il medesimo periodo. Le differenze, in effetti, sembrano circoscritte a pochi fatti lessicali, all’accentazione, al particolare vocalismo, a qualche aspetto del consonantismo e, soprattutto, alle forme verbali.</p>
<p style="text-align: justify;">La presunta origine plebea è frutto di una distorsione di prospettiva da parte del Wagner che, sposando le opinioni dell’Angius e del Tola, stranamente proiettò in chiave diacronica quanto a lui risultava sul piano sincronico. Se egli avesse esaminato la lettera del Cano e le chiarissime interferenze di ordine morfologico presenti nelle composizioni dell’Araolla sarebbe giunto a ben altre conclusioni. Ma sappiamo quanto Wagner fosse poco interessato ai dialetti della Sardegna settentrionale, per cui l’insufficienza del suo approccio trova spiegazione in questo suo atteggiamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Non vi è dubbio che, dopo il bando della lingua italiana decretato dalle prammatiche reali spagnole della seconda metà del ’500 <strong>44</strong>, dopo il fortissimo influsso sardo subito dal còrso nel processo di sovrapposizione sull’originario logudorese, dopo un’immersione nella sfera del mero parlato durata per oltre tre secoli e dopo l’italianizzazione delle classi superiori iniziata nella seconda metà del ’700, il dialetto di Sassari si presentava a Wagner come un “ibrido” che ormai si trascinava verso l’epilogo con un uso limitato agli strati sociali più bassi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il risultato finale di questo processo regressivo non va confuso con le origini di questo dialetto, le quali scaturirono da uno straordinario crogiuolo sociale e linguistico che al giorno d’oggi in Sardegna, ma forse anche nel resto d’Italia, non sembra conoscere paragoni.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla teoria delle “mortalissime pestilenze”, inaugurata dall’Angius e poi fatta propria dal Tola, conviene soffermarsi soltanto per osservare che non vi è alcuna ragione perché esse nella prima metà del ’500 non colpissero tutte le componenti sociali presenti a Sassari. Vale a dire che esse decimarono indistintamente sia l’elemento sardo sia quello còrso sia quello iberico. Wagner infatti non fa alcun cenno alle ragioni storiche e culturali in virtù delle quali l’elemento còrso, in modo quasi repentino, si sarebbe instaurato a Sassari nel XVI secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Se dopo quelle micidiali epidemie è possibile apprezzare una prevalenza dell’elemento etnico originario della Corsica ciò dipenderà dal fatto che nel frattempo, grazie a una indiscutibile lealtà linguistica osservabile anche attualmente, il còrso aveva cominciato a soppiantare inesorabilmente il logudorese che, secondo la testimonianza del Tola, si sarebbe estinto completamente nel ’700. D’altronde, quanto fosse elevato il numero dei Corsi residenti a Sassari si rileva in modo chiarissimo negli stessi <em>Statuti </em>e, in particolare, nel cap. 42 del II libro, redatto nel 1435 o negli anni immediatamente successivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella <em>Deposizione del rettore della chiesa di S. Niccolò di Spano </em>si rilevano, per ciò che riguarda il nostro argomento, i seguenti fatti notevoli:</p>
<p style="text-align: justify;">r. 2 <em>li antichi </em>‘i fatti antichi’ (gall. [l antíki] “i progenitori”</p>
<p style="text-align: justify;">“ 3 <em>la iesia </em>‘la chiesa’ (sass.-gall. [la jéža])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 4 <em>Iohanni </em>‘Giovanni’ (sass. [ğuán:i]; gall. [g’´uán:i])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 5 <em>co le </em>‘con le’ (sass.-gall. [ku li])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 9 <em>era tando </em>‘ero allora’ (gall. [éra tandu])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 11 <em>in giò </em>‘in giù’ (gall. [in ğò], anche [in g’´ò], [in ñò])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 12 <em>lu collo </em>‘il colle’ (gall. [lu kóɖ:u])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 16 <em>ello </em>‘egli’ (sass. [èɖ:u])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 16 <em>lu Pusatoio </em>(topn.) (gall. [lu pusatòğ:u] ‘dove ci si siede’)</p>
<p style="text-align: justify;">“ 18 <em>in la valle </em>‘nella valle’ (sass. [i ra báɖ:i]; gall. [i l:a áɖ:i])</p>
<p style="text-align: justify;">Per morfologia e lessico il documento presenta varie forme vicine al gallurese, ma se ne distacca per le uscite del perfetto. Ora, mentre la lettera del vescovo Mancoso è del 1480 e proviene da Ajaccio oppure da Bonifacio, cioè dall’area pomontina, la <em>Deposizione </em>del prete Iohanni Provintiale è del 1400 (uno dei più anticchi documenti in volgare còrso) e proviene dalla Balagna, nell’entroterra di Calvi, un’area che, sotto l’aspetto linguistico, per la sua posizione geografica risente dell’influsso del capocorsino e del bastiaccio <strong>45</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Tali precisazioni hanno lo scopo di evidenziare, da un lato, che il perfetto forte in <em>-eno </em>è caratteristico della Balagna. D’altro canto, la lettera del Mancosu è successiva di ottanta anni e viene da quell’area linguistica (Corsica sud-occidentale) da cui sembra ormai acquisita la provenienza del gallurese.</p>
<p style="text-align: justify;">Non a caso, dunque, il perfetto in <em>-ési, -ísi </em>si è affermato come unica forma in Gallura, area che via via si è staccata dal diasistema còrso per assumere, a causa del forte influsso sardo, ma anche iberico, tratti propri. In altre parole, questo tipo di perfetto, originatosi in area còrsa oltremontana in un periodo in cui la circolazione demografica, culturale e linguistica fra la Sardegna e la Corsica era vivace, finì con l’affermarsi in Sardegna fra la fine del ’400 e il ’500.</p>
<p style="text-align: justify;">L’innovazione si propagò ben presto al perfetto logudorese, come dimostrano le composizioni poetiche dell’Araolla, nelle quali, le nuove forme coesistono con quelle autoctone <strong>46</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La lettera del prete Polino da Mela merita di essere ricordata, fra l’altro, perché si inserisce direttamente nel contesto della rivolta còrsa contro il dominio genovese (1489) capeggiata dal feudatario Giovanpaolo di Leca. Questo aspetto è di notevole interesse sotto il profilo storico. Le ricorrenti rivolte contro Genova, fino a quella settecentesca del Paoli, consentono di apprezzare una delle maggiori cause che alimentarono per diversi secoli la diaspora còrsa. La direttrice principale seguita dai fuorusciti è rappresentata, appunto, da Sassari e dalla Gallura e venne determinata, oltre che dalla vicinanza della Sardegna, dall’acquiescenza o anche dal favore col quale il potere catalano-aragonese consentiva queste migrazioni in vista dell’agognata realizzazione del <em>Regnum Sardiniae et Corsicae</em>. L’esilio a Sassari di Giovanpaolo di Leca appare in questo senso eloquente.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda, in particolare, la Gallura si dovrà considerare che la motivazione principale del suo ripopolamento ad opera di gruppi còrsi è da individuare nel fatto che essa, essendo rimasta quasi completamente spopolata nella seconda metà del Trecento, non poteva che procurare se non rendite miserrime ai feudatari catalani che tante risorse avevano investito nella conquista della Sardegna.</p>
<p style="text-align: justify;">È implicito che l’immigrazione venisse favorita per incrementare le entrate attraverso l’insediamento di nuovi vassalli.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella breve lettera del prete Polino da Mela sono da segnalare, per il nostro discorso, le seguenti forme:</p>
<p style="text-align: justify;">r. 2 <em>habio </em>‘ho’ (sass.-gall. [áğ:u])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 3 <em>vinuti </em>‘venuti’ (sass. [vinúd:i]; gall. [vinúti])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 3 <em>tucta la liga </em>‘tutta la lega’ (gall. [tut:a la liga])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 3 <em>viduta </em>‘intervista’ (gall. [vidúta] ‘veduta’)</p>
<p style="text-align: justify;">“ 5 <em>stringnarano </em>‘restringeranno’ (gall. [striñaráni])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 5 <em>li passi </em>‘i passi’ (gall. [li pas:i])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 5 <em>ristarano </em>‘resteranno’ (gall. [ristaráni])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 6 <em>scripssino </em>‘scrivessero’ (gall. [skriís:ini])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 7 <em>lectara </em>‘lettera’ (sass.-gall. [lít:ara])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 8 <em>p(rise)nti </em>‘presente’ (sass.-gall. [prisènti])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 8 <em>quesso vostro loco </em>‘codesto vostro luogo’ (gall. [kis:u òstru lóku])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 9 <em>chi l’avet a li mani </em>‘che l’avete nelle mani’ (gall. [ki l aét a li mani])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 9 <em>como meglo </em>‘come meglio’ (sass. [kumènti mél’u]; gall. [kòmu mèd:u])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 10 <em>dato chi </em>‘dato che’ (sass. [dad:u gi]; gall. [datu ki])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 11 <em>forsi </em>‘forse’ (sass.-gall. [fós:i])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 12 <em>havaremo pacientia </em>‘avremo pazienza’ (sass. [abarèm:u padzèntsia], gall. [aarèmu patsèntsia])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 13 <em>a li quali sempri </em>‘ai quali sempre’ (gall. [a li kali sèmpri])</p>
<p style="text-align: justify;">Il documento proviene da Olmetu <strong>47</strong>, un villaggio del distretto di Sartène, situato nell’area linguistica più conservativa dell’isola. Non per caso, nonostante i frequenti latinismi e la resa degli infiniti in <em>-are </em>operate da quel religioso, questa lettera fornisce numerosi esempi di corrispondenze fonetiche e morfologiche col sassarese ma, soprattutto, col gallurese.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel nostro discorso assume un aspetto particolare la lettera che lo sfortunato Giovanpaolo di Leca scrisse nel 1506 da Sassari ai figli, anche loro esuli ma a Roma <strong>48</strong>. Costui era conte della Cinarca, una valle che si apre sul Golfo di Sagona, l’ampia insenatura che separa Cargese da Ajaccio. La relativa varietà è da assegnare, come per le due lettere precedenti, al còrso oltremontano.</p>
<p style="text-align: justify;">Per i fini di questo lavoro sono da segnalare le seguenti forme:</p>
<p style="text-align: justify;">r. 2 <em>doi dí passati </em>‘due giorni fa’ (gall. [dui đi pas:áti])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 2 <em>soa </em>‘sua’ (sass.-gall. [sója])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 3 <em>avemo </em>‘abbiamo’ (sass. [abèm:u]; gall. [aèmu])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 4 <em>ci áno </em>‘ci hanno’ (gall. [či áni])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 4 <em>erate </em>‘eravate’ (sass. [érad:i]; gall. [érati])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 5 <em>semo </em>‘siamo’ (sass. [sèm:u]; gall. [sèmu])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 5 <em>maravigliati </em>‘meravigliati’ (sass. [maravil’ád:i]; gall. [marail’áti])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 6 <em>di non avisarci </em>‘che non ci abbiate avvisato’ (gall. [di no av:isáč:i])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 6 <em>secondo potemo intendere </em>‘secondo quanto possiamo sentire’ (gall. [sigúndu (lu ki) puđèmu intindí])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 8 <em>podaria essere </em>‘potrebbe essere’ (gall. [puđaría ès:e])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 8 <em>papero </em>‘carta’ (gall. [papéri])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 9 <em>doviate </em>‘dovevate’ (sass. [dubíad:i]; gall. [duíati])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 10 <em>eo </em>‘io’ (gall. [éu])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 10 <em>voi sete cum li piú </em>‘voi siete con i più’ (gall. [voi zéti ku li piú])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 12 <em>si partio&#8230;de qui </em>‘se ne partì&#8230;da qui’ (gall. [si n:i paltízi da ki])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 13 <em>sempre in pensamento </em>‘sempre in pensiero’ (gall. [sèmpri iin pinsamèntu])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 14 <em>agia </em>‘abbia’ (sass. [àğ:a]; gall. [àg˝:ia])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 14 <em>podere </em>‘potere’ (sass.-gall. [puđé])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 15 <em>agio </em>‘ho’ (sass. [àğ:u]; gall. àg˝:iu])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 16 <em>ci podesse </em>‘ci potesse’ (sass. [tsi puđés:ia]; gall. [či puđés:ia]).</p>
<p style="text-align: justify;">“ 17 <em>bono </em>‘buono’ (sass.-gall. [bònu])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 21 <em>m’hano </em>‘mi hanno’ (sass.-gall. [m àni])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 22 <em>megio </em><strong>49</strong> ‘meglio’ (sass. [mél’u]; gall. [mèɖ:u])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 23 <em>li soi pensamenti </em>‘i loro pensieri’ (gall. [li só pinsamènti])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 23 <em>elli sono&#8230;jente </em>‘essi sono&#8230;persone’ (sass. [èd:i so ğ:ènti]; gall. [iɖ:i zo g˝ènti])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 24 <em>si pigiano di li soi </em>‘si prendono dei loro’ (sass. [si b:íl’ani di ri zói]; gall. [si píɖ:ani di li zói])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 25 <em>diceno che voleno </em>‘dicono che vogliono’ (sass. [dìdzini gi vóni]; gall. [díčini ki vóni])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 25 <em>tantare </em>‘tentare’ (gall. [tintá], [tantá])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 26 <em>havemo </em>‘abbiamo’ (sass. [abèm:u]; gall. [aèmu])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 26 <em>svoltare </em>‘convincere’ (sass. [iv:uLtá]; gall. [svultá])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 26 <em>li figlioli </em>‘i figli’ (sass. [li fil’óri]; gall. [li fiɖ:óli])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 27 <em>in tre dí </em>‘in tre giorni’ (sass.-gall. [in tre dí])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 28 <em>se elli venisseno </em>‘se essi venissero’ (sass. [si èd:i vinís:ini]; gall. [si iɖ:i inís:ini])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 28 <em>non ponete mente </em>‘non date retta’ (gall. [no puníti mènti])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 30 <em>voi sete </em>‘voi siete’ (gall. [voi zéti])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 32 <em>lassemo </em>‘lasciamo’ (sass. [las:èm:u], [dagèm:u]; gall. [las:èmu], [dakèmu], [lakèmu])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 32 <em>semo </em>‘siamo’ (sass. [sèm:u]; gall. [sèmu])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 33 <em>inseme </em>‘insieme’ (gall. [insèmbi])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 34 <em>vi faragio </em>‘vi farò’ (sass. [vi varáğ :u]; gall. [vi varág˝:u])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 36 <em>tua mogliera </em>‘tua moglie’ (sass. [tó mul’éri]; gall. [tó mud:éri])</p>
<p style="text-align: justify;">“ 39 <em>li sia benedetta </em>‘se l’abbia in gloria’ (sass. [benedèt:a li zia]; gall. [binidít:a li zia]).</p>
<p style="text-align: justify;">La lettera del conte di Cinarca mostra, rispetto alle precedenti, un maggior numero di forme, fra le quali spiccano alcuni costrutti che si riscontrano, oltre che nel sassarese e nel gallurese, anche in logudorese. Espressioni come “<em>io sono stato&#8230;sempre in pensamento</em>” sono frequenti in tutta la Sardegna settentrionale, sì che a Sedini è piuttosto comune sentire “<em>sogu sempri in pinsamèntu</em>” ‘sto sempre in pensiero’ allo stesso modo in cui a Castelsardo capita spesso di sentire “(<em>èddi</em>) <em>sò ghjènti chi&#8230;</em>” ‘sono delle persone che&#8230;’ o anche “<em>no l’avèmmu pudúddu ivvuLtá</em>” ‘non siamo riusciti a convincerlo’ o ancora “<em>no puníddi mènti</em>” ‘non date retta’ oppure “<em>binidítta li sia!</em>” ‘che (il Signore) l’abbia in gloria!’. Anche la costruzione <em>secondo potemo intendere </em>trova riscontro in Gallura con locuzioni come, per esempio, “<em>sigundu ágghju cumpresu</em>” ‘da quello che ho capito’.</p>
<p style="text-align: justify;">Se questa era la situazione che si ipotizza per la seconda metà del ’400 e per i primi del ’500, si può ben capire perché nel 1561 a Sassari non si parlasse più il sardo ma un dialetto còrso o, piuttosto, una sua varietà. È utile, a questo proposito, riportare alcuni passi tratti da un nucleo di tre lettere di quel medesimo anno, scritte da Baldassarre Pinyes, rettore del  collegio dei Gesuiti di Sassari, e dal padre Francisco Antonio, le quali sono state pubblicate dal Turtas:</p>
<p style="text-align: justify;">(I) <em>&#8230;Los lectores, muy mejor sería que entendiessen y supiessen hablar italiano, porque es la lengua más entendida de lo niños por ser la propria lengua d.esta ciudad, la qual tiene peculiar lengua, muy conforme a la italiana, aunque los ciudadanos dessean desterrar esta lengua de la ciudad por ser apezadisa de Córsega y entrodusir la española </em><strong>50</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">“I lettori, sarebbe molto meglio se capissero e sapessero parlare l’italiano, perché è la lingua meglio capita dai bambini in quanto è questa la lingua di questa città, la quale ha una sua lingua peculiare piuttosto simile all’italiano, sebbene i cittadini (di rango più elevato) desiderino estirpare questa lingua della città, essendo originaria della Corsica, e introdurre (al suo posto) lo spagnolo”.</p>
<p style="text-align: justify;">(II) <em>&#8230;La lengua ordinaria de Cerdeña es la sarda, come de Italia la italiana. En algunas villas empero usan la corça, aunque también entienden la sarda&#8230; En esta ciudad de Saçer algunas personas prinçipales hablan mediocremente la española, pero lo común es sardo y corço, o italiano que le es vezino&#8230; no se venía quasi nadie a confessar con nosotros por no saber la lengua&#8230; los pocos que acquí hemos sido siempre fuimos de pareçer que en casa la habla ordinaria fuesse sarda&#8230; si los lectores o confessores que han de venir acá sono españoles, tendrán harto trabajo y haran poco fruto por espaçio de un año o más, porque los mochachos ninguna lengua hablan sino es corça&#8230;</em><strong>51</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“La lingua comune in Sardegna è il sardo come in Italia è l’italiano. In alcuni villaggi però parlano il còrso, sebbene capiscano anche il sardo&#8230; In questa città di Sassari alcune persone di livello elevato parlano in modo mediocre lo spagnolo ma comunemente si parla sardo e còrso o italiano, che è simile a quest’ultimo&#8230; quasi nessuno veniva a confessarsi da noi per il fatto che non conoscono la (nostra) lingua&#8230; Quei pochi di noi che sono sempre stati qui hanno finito per dare l’impressione che nella Casa la lingua comune fosse il sardo&#8230; se i lettori o confessori che verranno qui saranno spagnoli per almeno un anno dovranno faticare parecchio in cambio di scarsi risultati perché i ragazzi non parlano altra lingua che il còrso”</p>
<p style="text-align: justify;">(III) <em>&#8230;En lo de la lengua sarda sepa vuestra paternidad que en </em><em>esta ciudad no la hablan, ni en el Alguer ni en Caller; mas solo la hablan en las villas. </em><em>En esta ciudad se hablan quatro o sinco lenguas quien catalán, quien castellano, quien italiano, quien corso, quien sardo; de modo que no hay lengua cierta sobre que el hombre pueda hazer fundamento; todavia se pone algún cuydado en que se hable sardo&#8230; aunque, como digo, en esta ciudad no le hablan, mas tienen lengua por sí quasi como corcesca&#8230;</em><strong>52</strong><em></em></p>
<p style="text-align: justify;">“Riguardo alla lingua sarda sappia Vostra Paternità che in questa città (di Sassari) non la parlano (così come non è parlata) né ad Alghero né a Cagliari, ma la parlano soltanto nei villaggi. In questa città si parlano quattro o cinque lingue: chi catalano, chi castigliano, chi italiano, chi còrso, chi sardo, di modo che non c’è una lingua certa sulla quale chiunque possa basarsi. Tuttavia si pone una certa cura ad esprimersi in sardo&#8230; sebbene, come dicevo, in questa città non lo parlino e considerino come loro lingua una varietà molto simile al còrso&#8230;”.</p>
<p style="text-align: justify;">La situazione descritta da quei religiosi per il 1561 non è molto dissimile da quella che caratterizzava Sassari ancora una cinquantina di anni fa, quando la quasi totalità degli abitanti, pur comprendendo il sardo, parlava quello stesso dialetto di origine còrsa che oggi sembra avviato verso un definitivo disuso.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente il dialetto di Sassari non sarà insorto all’improvviso nel 1561, se allora tutti i bambini parlavano soltanto il còrso e se i sassaresi consideravano come loro lingua il còrso e non il sardo. Anche da questa angolazione, appare conseguente che fin dal secolo precedente, ma forse fin dal Trecento, a Sassari si parlasse il còrso. Notevole risulta il passo in cui il padre Francisco Antonio definisce la lingua di Sassari “…<em>quasi como corcesca</em>…”. Non conosciamo però gli elementi sui quali egli poteva osservare delle differenze fra il sassarese e il còrso.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte a queste testimonianze risulta difficile credere a quanto diceva il Tola sulla vitalità del sardo a Sassari ancora nel Settecento. Sembra più verosimile ritenere che i sardofoni di cui parlava il Tola corrispondessero a benestanti inurbati dai villaggi vicini per avvantaggiarsi dei servizi &#8211; primi fra i quali l’istruzione e il commercio &#8211; che la città poteva offrire.</p>
<p style="text-align: justify;">Il padre Francesco Antonio nella sua lettera affermava che il còrso era parlato non solo a Sassari ma anche <em>en algunas villas</em>. Ciò significa che la situazione linguistica dell’area di Sassari doveva essere fin da allora simile a quella attuale. Il quadro risulterà completo se negli altri villaggi cui accennava il gesuita si riconosceranno gli abitati di Sorso, Castelsardo e Sedini, gli unici in cui ancora oggi, oltre alla Gallura, si parlino delle varietà di origine còrsa. Né suonerebbe strano se nella locuzione <em>algunas villas </em>egli intendesse comprendere i pochi villaggi della Gallura cinquecentesca che usano ancora una varietà di corso ovvero i centri di Tempio, Calangianus, Aggius e Nughes (Nuchis) <strong>53</strong>.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><strong>Note:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>32</strong> <em>LLS</em>, p. 302.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>33</strong> <em>LLS</em>, p. 343.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>34</strong> <em>LLS</em>, p.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>35</strong> <em>LLS</em>, p. 234.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>36</strong> MELONI G. – DESSÌ FULGHERI A., <em>Mondo rurale e Sardegna nel XII secolo</em>, Napoli, 1994, parte I.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>37</strong> In altra sede si ipotizza che dal priorato di S. Maria di Orrea Pichinna dipendesse la chiesa di S. Vittoria del Sassu; cfr. MAXIA M., <em>Villaggi e monasteri dell’Anglona medioevale </em>(in corso di edizione presso Delfino Editore).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>38</strong> <em>CDS</em>, II, doc. XXXVIII, pp. 74-76, nota 11; il dato è confermato da TURTAS R., “Cronotassi dei vescovi sardi”, in MARRAS P., <em>L’organizzazione della chiesa in Sardegna 1995</em>, p. 72.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>39</strong> Negli interrogatori cui venne sottoposto durante la prigionia, il vescovo Mancosu dichiarava di essere parente dei Gambella, nota famiglia sassarese (cfr. <em>CDS</em>, II, sec. XV, doc. LXXXIV, p. 124).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>40</strong> Cfr. CASTELLANI A., <em>I piú antichi testi italiani</em>, Bologna 1973, pp. 174- 175.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>41</strong> Il termine <em>convegni </em>sembrerebbe indicare, secondo il suo valore etimologico, degli accordi connessi con la valutazione delle derrate derivanti dal raccolto al fine di quantificare gli importi delle relative decime ecclesiastiche. Questo senso appare confermato dall’azione del “raccogliere” alla quale sembra improntata la visita del vescovo nella diocesi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>42</strong> Cf. NESI A., “La Corsica &#8211; Antologia di testi commentati”, in <em>La Sardegna e la Corsica</em>, cit., pp. 243-252.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>43</strong> La Cinarca era un’antica regione della Banda di Fuori, corrispondente a una valle posta nell’entroterra del Golfo di Sagona; oggi l’area è compresa nel dipartimento di Ajaccio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>44</strong> TURTAS R., <em>La questione linguistica</em>, cit., pp. 62-63.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>45 </strong>Cfr. l’osservazione della Nesi, cit., a p. 245, n. 19</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>46</strong> Cfr. GARZIA R., <em>Gerolamo Araolla</em>, Bologna, 1914; WAGNER M. L., <em>Die </em><em>Rimas Spiritualen von Gerolamo Araolla</em>, “Gesellschaft für Romanische Literatur”, XXXVII, Dresda, 1915; ALZIATOR F., <em>Storia della letteratura di Sardegna</em>, Cagliari, 1982 (rist. anast. ediz. 1954); <em>Il meglio della grande poesia in lingua sarda</em>, a cura di Michelangelo Pira, Cagliari, 1975, pp. 23-32. Nulla di tutto ciò si apprezza ancora nel poema in sardo <em>Sa vitta et sa morte, et passione de Sanctu Gavinu, Prothu et Januariu </em>di Antonio Cano che, sebbene pubblicato nel 1557, fu composto certamente nella seconda metà del Quattrocento. Va detto, tuttavia, che il lavoro del Cano fu composto con esclusive finalità encomiastiche in un sardo talmente infarcito di latinismi che sarebbe inutile andare a cercarvi interferenze che pure non sembrano mancare (cfr. WAGNER M. L., <em>Il Martirio dei SS. Gavino, Proto e Januario di Antonio Cano</em>, “Archivio Storico Sardo”, VIII, 1912, pp. 145-189; ALZIATOR F., <em>Storia della letteratura di Sardegna</em>, cit., pp. 66-68).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>47</strong> FALCUCCI F. D., cit., p. 252.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>48</strong> Nel suo esilio sassarese gli facevano compagnia la moglie, il figlio minore Rusteruccio, la nuora Lucrezia e il nipotino Altobello. Il Falcucci ricorda il castello di Leca nell’appendice del suo <em>Vocabolario </em>(p. 443). Egli fissa al 1457 la fine della rivolta antigenovese, ma l’esilio dell’autore della nostra missiva fa ritenere che le agitazioni in Corsica, come si desume dalle esortazioni alla prudenza rivolte ai figli, non fossero affatto sopite.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>49 </strong>L’esito <em>megio </em>rappresenta, rispetto al sass. <em>mégliu </em>e al gall. <em>mèddu</em>, unaterza variante che va col sicil. <em>mègghiu</em>. e col logud. ant. <em>megius </em>(oggi: <em>médzus</em>); cfr. anche <em>pigiano </em>alla r. 24.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>50</strong> TURTAS R., <em>La questione linguistica nei collegi gesuitici sardi nella seconda metá del Cinquecento</em>, “Quaderni sardi di storia”, n. 2 (1981), pp. 58-59; ID., <em>Scuola e Universitá in Sardegna tra ’500 e ’600</em>, Sassari, 1995, pp. 116-117.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>51</strong> TURTAS R., <em>La questione linguistica</em>, cit, pp. 60-61; ID., <em>Scuola e Universitá in Sardegna</em>, pp. 117-118.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>52</strong> TURTAS R., <em>La questione linguistica</em>, cit, pp. 62-63; ID., <em>Scuola e Universitá in Sardegna</em>, pp. 118-119.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>53 </strong>Degli altri centri, Terranova (Olbia) e Luras sono ancora sardofoni mentre a Bortigiadas il sardo si è estinto verso la metà del ’900. L’antichità dell’insediamento còrso nell’Alta Gallura può desumersi, fra l’altro, dal topn. <em>Núchis</em>, nel quale l’occlusiva velare sorda testimonia la precedente forma logud. *<em>Nuches</em>. Se il corso si fosse radicato soltanto nel ’600 e nel ’700, oggi l’esito gall. di questo toponimo sarebbe <em>*Nughis </em>perché corrisponderebbe alla forma logud. <em>Nugues </em>attestata per quei secoli. Poiché la velare in logudorese si è sonorizzata definitivamente entro la prima metà del Quattrocento, l’insediamento còrso in Alta Gallura andrebbe retrodatato quanto meno a tale periodo.</p>
<p><strong>S</strong><strong>TUDIUM ADF</strong></p>
<p>Sassari &#8211; 1999</p>
<p>2</p>
<p>© Mauro Maxia</p>
<p>Proprietà privata – Edizione fuori commercio</p>
<p>È vietata la riproduzione con qualsiasi mezzo, anche parziale, senza l’autorizzazione scritta dell’autore.</p>
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<p><strong><br />
</strong></p>
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		<title>EVANGÈLIU SEGUNDU MATTEO – Traduidu dae Giovanna Santoru</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 17:04:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlo moretti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[evangeliu]]></category>
		<category><![CDATA[giovanna santoru]]></category>

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		<description><![CDATA[S’ISTRAGE DE SOS INNOTZENTES. Cando Erode si fit abbizadu chi sos Tres Res l’aiant leadu in giru, si fit meda arrabbiadu e pro vindita aiat fatu bochire totu sos pitzinnos de Betlemme e de su territòriu, dae sos duos annos in giosso, chi currispondiat a su tempus subra su cale sos Tres Res l’aiant informadu. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="LEFT"><strong><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: small;">S’ISTRAGE DE SOS INNOTZENTES. </span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;" align="LEFT"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: small;">Cando Erode si fit abbizadu chi sos Tres Res l’aiant leadu in giru, si fit meda arrabbiadu e pro vindita aiat fatu bochire totu sos pitzinnos de Betlemme e de su territòriu, dae sos duos annos in giosso, chi currispondiat a su tempus subra su cale sos<a href="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2011/11/La-strage-degli-innocenti-.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3550" style="margin: 5px;" title="La strage degli innocenti." src="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2011/11/La-strage-degli-innocenti-.jpg" alt="" width="174" height="130" /></a> Tres Res l’aiant informadu. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="LEFT"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: small;">Tando s’est cumpridu cantu fit istadu nadu pro mesu de su profeta Geremia:</span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="LEFT"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: small;"><em>Unu tichìrriu s’est intesu in Rama,</em></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="LEFT"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: small;"><em>unu piantu e unu lamentu mannu;</em></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="LEFT"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: small;"><em>Rachele pianghet sos fizos suos</em></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="LEFT"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: small;"><em>e non cheret èssere cunsolada, </em></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="LEFT"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: small;"><em>proite non sunt pius.</em></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sardinian Brass Quintet in concerto per Natale a Chiaramonti il 22 dicembre 2011 alle ore 11:00</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 14:20:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlo moretti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi musicali]]></category>
		<category><![CDATA[Concerto di Natale 2011]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2011/12/Concerto.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3582" title="Concerto di Natale 2011 a Chiaramonti" src="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2011/12/Concerto.jpg" alt="" width="707" height="529" /></a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Il marchio della Protòme Taurina – IV. Agitazione a Miramonti per l&#8217;archeologo ammazzato  di Ange de Clermont</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 09:34:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ange de clermont</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e arte]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[angelino tedde]]></category>
		<category><![CDATA[chiaramonti]]></category>
		<category><![CDATA[il marchio della protome taurina]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>

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		<description><![CDATA[Giommaria Mudulesu, di solito tranquillo, mentre scendeva da Sassu Altu verso Chirralza e il rio Filighesos, non riusciva a capire perché si era tanto agitato, ma il presagio di qualche disgrazia gli attanagliava l&#8217;animo. Affrettò il passo e raggiunse il rio Filighesos, lo attraversò nel tratto più magro e raggiunse la domus de janas sulla parete [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Giommaria Mudulesu, di solito tranquillo, mentre scendeva da Sassu Altu verso Chirralza e il rio Filighesos, non riusciva a capire perché si era tanto agitato, ma il presagio di qualche disgrazia gli attanagliava l&#8217;animo. Affrettò il passo e raggiunse il rio Filighesos, lo attraversò nel tratto più magro e raggiunse la domus de janas sulla parete della roccia rossastra, si arrampicò sugli spuntoni, non prima d&#8217;aver colto un pò d&#8217;erba secca per illuminare la domus, raggiunse l&#8217;imboccatura quadrata di quella che era detta casa delle fate e non tomba delle genti prenuragiche, e ci si buttò dentro.  Con le pietre focaie che non abbandonavano mai le sue tasche e con quel pò d&#8217;erba secca, accese un minuscolo falò, e orrore, gli uscì dalla gola un grido  strozzato e lamentoso: compare meu Antoni, bos ant mortu, compare Antonio vi hanno ammazzato. Gli toccò la fronte e, vedendo il marchio,  con sangue rappreso, continuò ad urlare: compare Antoni bos ant mortu!</p>
<p style="text-align: justify;">Abbandonò subito la grotta, oltrepassò il fiume, e correndo come mai aveva corso in vita sua, raggiunse il casolare a duecento passi dal nuraghe Aspru, entrò in casa e alla moglie che lo vide stravolto, urlò: -Ant mortu a compar&#8217;Antoni!</p>
<p style="text-align: justify;">-Hanno ucciso  compare Antonio? Oih che disgrazia! E come fai a dire che l&#8217;hanno ucciso?-</p>
<p style="text-align: justify;">-Come Gesù  Cristo sulla croce l&#8217;hanno ucciso! L&#8217;assassino l&#8217;ha trafitto alla fronte con uno strano disegno! Sellami il cavallo che corro in paese a dirlo ai carabinieri e avvertimi Andria!-<img title="Continua..." src="http://www.angelinotedde.com/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2011/12/SMAidos-esterno.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3578" style="margin: 5px;" title="Chiesa di Santa Maria 'e Aidos" src="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2011/12/SMAidos-esterno-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Maria corse a sellare il cavallo del marito, un baio abbastanza snello, e il marito, indossata una giacca di orbace, montò sulla sella e a spron battuto si diresse a Miramonti, mentre il cuore gli sussultava nel petto. Raggiunse velocemente sa punta de sas tanchittas, ma non rallentò la corsa e poi scese a tutto sprone verso la parte bassa e magra del rio Giunturas, passò davanti a sas Coas e via su su fino a Santa Maria de Aidos.  Nostra Segnora mia!- sussurrò passando davanti alla chiesetta  e percorrendo il sentiero irto che lo portava a Santu Miale, passò a Punta de Bona Notte, attraversò sferragliando Codinas, un vasto pianoro di roccia miocenica, costeggiò il bosco dei Frassini, spronò il cavallo verso Caminu de Litu e bloccato il cavallo davanti alla Caserma, salì i gradoni che lo condussero al portone e bussò. Il piantone aprì e visto l&#8217;uomo stravolto, esclamò: -Che c&#8217;è, che cosa e successo, sig. Mudulesu?-</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3577"></span>L&#8217;uomo prese fiato e a voce alta esclamò:- Hanno ammazzato mio compare Antonio Pedde, l&#8217;archeologo. L&#8217;hanno ammazzato nella domus de janas del costone rosso di rio Filighesos, è la dentro a pancia in aria, con gli occhi aperti, e con la fronte stilettata!-</p>
<p style="text-align: justify;">Accorsero altri due militi e il brigadiere , lo invitarono a darsi una calmata e lo sottoposero ad un minuto interrogatorio e infine, il brigadiere diede ordine di sellare due cavalli della stazione e, accompagnati, da Mudulesu anche lui rimontato a cavallo, si avviarono verso il luogo del delitto.</p>
<p style="text-align: justify;">La donna delle pulizie che aveva sentito tutto chiaramente, salutò il piantone e l&#8217;altro milite, e corse in chiesa dal vicario a raccontargli la notizia. Il vicario, scosso per la ferale notizia, mormorò un requiem e diede la brutta notizia alle ultime beghine santicche che erano rimaste in chiesa. Fu come un invito a dare il bando anche perché Antonio Pedde era confratello della Santa Croce e la moglie consorella di Nostra Signora del Rosario. Alcune donne scesero a s&#8217;Istradone, altre si diressero in Piatta e altre verso Carrela de su Putu, una soltanto verso sa Niera. In breve tutto il paese, pur abituato ai morti ammazzati del Sassu, fu preso dal panico. Le mamme richiamarono a casa i bambini  che giocavano nei patii e nelle strade, tutte sentirono la necessità di sapere dove e come avevano ammazzato Antonio Pedde, una ebbe la faccia tosta di portare la notizia alla moglie che cuoceva il pane nel forno della stalla con due figlie adolescenti che l&#8217;aiutavano. Il morto abitava in via Garibaldi 23, nella strada dei nobili Grixone con i quali era imparentato, e in un baleno tutti gli abitanti della strada furono davanti alla porta della vedova a fare le condoglianze di un morto ancora assente.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu un pianto sommesso in mezzo  a cui si sentiva l&#8217;urlo dolente della moglie Chiaramaria e il singhiozzare delle due figlie, Giorgia e Serafina. Delle comari si offrirono a continuare l&#8217;infornata e la povera vedova si spostò nella camera del caminetto e lì cominciò a ricevre gli abbracci ancora incredula per un marito morto che ancora non aveva visto.</p>
<p style="text-align: justify;">Due ore passarono in fretta e il brigadiere, constatato che il morto era il detto Antonio Pedde, lasciato un milite presso la grotta con Mudulesu, aveva raggiunto il paese, inviato a Vulvu un milite a cavallo a spron battuto, per avvertire il pretore e attendere gli ordini, pensò di presentarsi alla moglie del morto per recargli la ferale notizia che già altri le avevano portato. La donna non poté fare altro, davanti al brigadiere, che accasciarsi e svenire. Le comari più strette si precipitarono su di lei, le passarono uno straccio bagnato sulla fronte, le fecero annusare del mirto e la donna, si riprese lentamente, piangendo il suo dolore e intonando un lamento  Maridu meu caru!/Ite mala fada,/In mesu su caminu/mortu t&#8217;at zente mala./Maridu meu caru!/Ite mal&#8217;acunortu,/in mesu a su caminu /zente mala t&#8217;at mortu./ Maridu meu caru /ite malu fadu!/a feridura a balla/mortu ses bisestradu./Maridu meu caru,/ite mala sorte!/Male lu paghet Deus/a fagher custa morte./</p>
<p style="text-align: justify;">Mio caro marito/che destino infame/In mezzo alla strada/t&#8217;ha ucciso gente perversa/Mio caro marito/a quale disgrazia destinato/colpito a pallettoni/morto e sfregiato/Mio caro marito/che sorte nera/Che Iddio li ripaghi/con questa stessa morte/</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo Maria Massidda, la moglie di Mudulesu, era accorsa dentro il Nuraghe Aspru, quasi buttandosi addosso ad Andria Galanu, che data un&#8217;antica storia di gioventù, abbracciò al lume di candela la donna in lacrime, e appena seppe che il marito si era recato in paese, l&#8217;attirò forte a sé come per consolarla, sfiorandole quelle labbra che aveva baciato in gioventù.</p>
<p style="text-align: justify;">La donna provò un brivido antico e i due finirono sulla paglia stipata nel nuraghe e si lasciarono travolgere dalla passione adulterina. Andria, per un verso si liberò dalla tensione che aveva provato vedendo il collega morto ammazzato  e la donna che aveva sposato un uomo freddo, per una volta si lasciò travolgere dalla passione d&#8217;amore. Non si dissero una parola e rapidamente si rimisero a posto e la donna si avviò lesta verso il casolare onde evitare chiacchiere da parte dei porcari e dei terachi che vigilavono sui beni del padrone.</p>
<p style="text-align: justify;">Andria, alto e robusto, rosso di capelli e con gli occhi azzurri, nonostante la fedeltà verso la moglie, data la tensione, non aveva saputo resistere al perverso fascino del peccato. Raccolti in fretta gli attrezzi di lavoro, uscì dal Nuraghe, e attraversando sa Pattada, per una via più tortuosa, imboccò un sentiero, attraverso praterie di cisto e boschi di sughere, e raggiunta la sterrata che da Utieri portava a Miramonti, giunse a sa Travessa e, attraversando una vigna, sbucò a Prammas, Matta de Suelzu, Bigiu e Cunventu e, raggiunto l&#8217;Acquedotto, per Carrela Longa, si diresse direttamente a casa sua. La moglie lo accolse con tenerezza dicendogli:</p>
<p style="text-align: justify;">-Questa passione ti fa più bello, ma ti stanca troppo, Andria meu!-</p>
<p style="text-align: justify;">Il marito le parve più bello del solito e le diede un forte bacio sulle labbra. Andria l&#8217;abbracciò con tenerezza e la donna fu rinfrancata. Bussarono al portone ed eccoti presentarsi alla porta un milite. Le chiese se il marito fosse in casa, la donna rispose di si. Il milite le disse di comunicare al marito di presentarsi il mattino del giorno seguente in caserma, salutò e andò via. Bussarono alla porta una seconda volta e comparve una comare dicendo:</p>
<p style="text-align: justify;">- Oh coma&#8217; lo sapete che hanno ammazzato presso il rio Filighesos s&#8217;archeologu Antoni Pedde?-</p>
<p style="text-align: justify;">-E&#8217; la prima parola che sento coma&#8217;!-</p>
<p style="text-align: justify;">-Paret chi l&#8217;epant lantadu a balla !- (Sembra che gli abbiano sparato a pallettoni).</p>
<p style="text-align: justify;">- Ciao coma&#8217;, se saprò altre notizie, ve le farò sapere, ora sto andando  a l&#8217;Acquedotto a prendere l&#8217;acqua!-</p>
<p style="text-align: justify;">La moglie vulvuesa di Andria, che era salito al piano sopraelevato, gridò dal basso:</p>
<p style="text-align: justify;">-Andri&#8217; hai sentito la brutta nuova?</p>
<p style="text-align: justify;">- E ite &#8211; rispose Andria</p>
<p style="text-align: justify;">- Hanno ammazzato Antonio Pedde!-</p>
<p style="text-align: justify;">- Santa Giusta!- rispose il marito di sopra cambiandosi i vestiti.</p>
<p style="text-align: justify;">- Domani mattina ti vogliono in caserma!-</p>
<p style="text-align: justify;">Andria non rispose.</p>
<p style="text-align: justify;">Scendeva la sera e a Miramonti le chiacchiere si sprecavano. Le donne informavano i mariti di ritorno dal lavoro. Tutti erano a conoscenza dell&#8217;antipatia reciproca che regnava tra sos archeologos de su Cabu de Susu e ognuno ipotizzava quello o quell&#8217;altro come assassino. Certo, Andria era passato allo Stradone, la mattina, ed era andato a domus e a nuraghi. Ogni ipotesi finiva però con Anima mia libera!</p>
<p style="text-align: justify;">Il sole scompariva dietro la chiesa tardorinascimentale di Sam Matteo al Monte, mentre la torre campanaria, con i due monconi, appariva un pò tetra.</p>
<p style="text-align: justify;">I diavoli che avevano spinto un uomo ad uccidere un altro uomo banchettavano fiamme lungo il rio Filighesos, bestemmiando la loro creazione e promettendo vendemmia di assassinati. Non osavano affacciarsi in paese dove i confratelli di Santa Croce e le consorelle della Vergine del Rosario recitavano decine di Santo Rosario per il morto  ammazzato la cui anima, data la devozione alla Vergine, non poteva che essersi recata subito in Purgatorio, solo i grandi santi vanno direttamente nelle gioie del Santo Paradiso. Perciò bisogna pregare per i cristiani del Purgatorio. Iscuros cussos pro sos cales non si podet pregare! Anima mia libera!</p>
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