Chiaramonti, il portale delle vostre idee

Il libero spazio per le vostre opinioni

Visita Pastorale del nostro Arcivescovo S.E. Mons. Paolo Atzei dal 7 al 14 marzo 2010.

Scritto da carlo moretti

In questi giorni riceviamo nelle nostre case, il calendario degli incontri e una lettera di invito del Parroco ai Parrocchiani che prepara la Visita Pastorale di S.E. Mons. Paolo Atzei nella Parrocchia di Chiaramonti. Nella lettera, il nostro Parrocco Don Virgilio Businco invita tutti a vivere questa settimana di grazia offerta dalle celebrazioni Eucaristiche e dalla presenza del nostro Arcivescovo in mezzo  al popolo chiaramontese.

Esorta quanti invitati e facenti parte dell’Amministrazione Comunale, dei gruppi Parrocchiali, gruppi laici e  varie associazioni, a partecipare numerosi alle iniziative che saranno proposte durante gli incontri proposti nel calendario settimanale che di seguito pubblichiamo.

Per dovere storico, riportiamo in coda, la cronaca redatta da Don Pietro Desole a riguardo dell’ultima Visita Pastorale di S.E. Mons. Salvatore Isgrò nel marzo del 2002.

7 marzo Domenica

ore 10,30 Ingresso solenne e inizio della Visita Pastorale

ore 12:00 Incontro con l’Amministrazione Comunale, Comando dei Carabinieri, Compagnia Barracellare.

9 marzo Martedì

ore 10:00 Incontro con la scuola materna, elementare e media

ore 16:30 Rosario in parrocchia

ore 17:00 Santa Messa

ore 18:00 Incontro con le associazioni

10 marzo Mercoledì

ore 9:30 Visita agli ammalati

ore 16:30 Incontro con il gruppo delle Francescane e Apostolato della preghiera

ore 17:30 Catechesi Quaresimale e Liturgia penitenziale

ore 19:00 Incontro con i Cori Parrocchiali e il gruppo degli Apostoli

11 marzo Giovedì

ore 17:30 Santa Messa e adorazione Eucaristica

ore 19:00 Incontro con le catechiste e i gruppi dei giovani

12 marzo Venerdì

ore 9:30 Visita agli ammalati

ore 11:00 Visita alla casa degli anziani e incontro con gli operatori sanitari

13  marzo Sabato

ore 16:30 Visita al cimitero

ore 17:30 Santa Messa in Parrocchia

ore 19:00 Incontro con il mondo del lavoro

14 marzo Domenica

ore 10:30 Santa Messa di conclusione della Visita Pastorale.

CHIARAMONTI, marzo 2002 – A cura di Don Pietro Desole.

Nell’incontrare le aggregazioni laicali della parrocchia di Chiaramonti mons. Isgrò ha parlato a lungo della comunione come fatto caratterizzante la Chiesa.

Iniziando la sua prima Lettera l’Apostolo Giovanni così si esprime: “Quello che abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che noi abbiamo contemplato e quello che le nostre mani hanno toccato (…) noi lo annunziamo anche a voi perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio Suo Gesù Cristo” (1, 1 ss).

Con queste parole è chiaramente indicato il mistero della comunione, dono di Dio all’uomo. Questa infatti realizza il progetto divino nella storia: progetto che parte con l’annuncio del Vangelo di Gesù Cristo che porta all’unione tra i credenti, aspetto caratterizzante la Chiesa. Questa comunione è fondata sulla Trinità essendo la Chiesa “popolo adunato nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”, come amava dire S. Cipriano.

La Chiesa delle origini aveva piena consapevolezza di essere una comunione fraterna in Cristo e nello Spirito. Infatti la missione del, Figlio e dello Spirito Santo è finalizzata ad instaurarla tra i credenti.  È lo Spirito che rende conformi al Figlio di Dio per noi morto e risorto.

“Non si può comprendere la comunione né la comunità con tutti i suoi ministeri, se non si concepisce in profondità questa azione di Dio. Lo Spirito Santo trasmesso una volta per sempre da Cristo alla Sua Chiesa, ha presso di essa stabile dimora”, così si esprime il Documento dei Vescovi italiani Comunione e Comunità al n. 18.

L’essere uniti a Cristo ci rende partecipi della vita del Padre e dello Spirito Santo. Vivendo per Lui viviamo anche in quell’amore di Dio che da origine alla comunione fraterna per la quale diventiamo membra gli uni degli altri.

Se la Chiesa è quindi mistero di comunione animata dalla carità, è necessario che estenda gli spazi di attuazione del mistero salvifico.

Nata per essere comunità di salvezza essa è debitrice del Vangelo ad ogni uomo. È questa perciò la prima e fondamentale carità della Chiesa: annunciare il Messaggio di salvezza perché la Parola possa penetrare negli spazi vitali dell’umanità e l’uomo fare esperienza di Dio. Questo vivere in comunione significa appartenere al popolo di Dio al quale tutti gli uomini sono chiamati. Dice il Vaticano II: “Questo popolo, pur restando uno e unico, si deve estendere a tutto il mondo e a tutti i secoli, affinchè si adempia l’intenzione della volontà di Dio, il quale in principio creò la natura umana una e volle radunare insieme i suoi figli dispersi (cfr. Gv 11,52). E infatti tutti i fedeli sparsi per il mondo sono in comunione con gli altri nello stesso Spirito Santo e così “chi sta in Roma sa che gli Indi sono sue membra” (S. Giovanni Crisostomo) (L.G. n.13).

Pur essendo molte le forme in cui si presentano le comunità cristiane germogliate dall’annuncio del Vangelo, pur tuttavia ogni comunità cristiana è, a suo modo, un’attuazione del mistero della salvezza in un luogo e in un contesto determinato e rende presente, in una certa misura, la realtà della Chiesa universale.

Il Decreto Christus Dominus del Vaticano II sull’Ufficio pastorale dei Vescovi a riguardo delle Chiese particolari così si esprime: “La diocesi è una porzione del popolo di Dio affidata alla cura pastorale del vescovo, coadiuvato dal suo presbiterio, in modo che, aderendo al suo pastore, e da questi radunata nello Spirito Santo per mezzo del vangelo e dell’Eucaristia, costituisca una Chiesa particolare nella quale è presente e opera la Chiesa di Cristo, una, santa, cattolica e apostolica” (n. 11). Similmente si esprime il Sinodo turritano (cfr. art. 1). Sarebbe però un errore considerare la Chiesa particolare come una sorta di frammentazione dalla Chiesa universale, o questa una federazione o la somma delle Chiese particolari: la Chiesa universale esiste e si manifesta nelle Chiese particolari. Queste sono formate ad immagine della Chiesa universale; è in esse e a partire da esse che esiste: la sola e unica Chiesa cattolica (cfr. L.G. n. 23). Se nella Chiesa particolare si realizza in pienezza la realtà della Chiesa universale, per cui in essa nessuno è un’isola ma tutti sono parte dell’unico popolo di Dio vivendo in comunione, la parrocchia ne è una sua articolazione. Essa è la “cellula” della Chiesa particolare, famiglia di Dio, “insieme di fratelli animati da un solo spirito” (L.G. n. 28) per “fondere insieme tutte le differenze umane che vi si trovano e inserirle nell’universalità della Chiesa” (A.A. n. 10).

A questo riguardo il Sinodo turritano da una mirabile definizione della parrocchia come comunità animata dalla comunione: “La comunione ecclesiale pur avendo sempre una dimensione universale e la sua piena manifestazione nella diocesi, trova l’espressione più immediata e visibile nella parrocchia che è l’ultima localizzazione della Chiesa, e in un certo senso la Chiesa stessa che vive in mezzo alla casa dei suoi figli e delle sue figlie, perché comunità stabilmente eucaristica, unita mediante il parroco al vescovo, radicata nel memoriale perenne della Pasqua di Cristo, che è vincolo sacramentale del suo essere e crescere in comunione piena con tutta la Chiesa” (art. 43).

Se la parrocchia è comunità che vive la comunione, in essa deve essere viva: la capacità di ascolto dei singoli membri e delle singole aggregazioni con una illimitata apertura all’altro, l’accoglienza rispettosa delle persone con tutti i valori insiti, la necessità di vivere insieme donando e ricevendo gli uni dagli altri, in uno spirito di servizio vicendevole aperto anche al perdono; e così si sperimenta la gioia del vivere insieme e del comunicare senza riserve in spirito di carità, dialogando per una crescita comunitaria.

In questa deve vigere la regola agostiniana: “Nelle cose opinabili c’è libertà, nelle necessarie unità, in tutte deve regnare la carità”.

Come si è più volte detto in queste cronache riguardo a Chiaramonti, il paese fatica a sopravvivere: lo spopolamento, anche se non in maniera traumatica, è continuo. Gli abitanti al termine del 1995. dati della terza Visita pastorale, erano 1974, ora al censimento del 2001 sono 1915 distribuiti in circa 750 famiglie.

E i dati della parrocchia, nell’arco di tempo che va dal 1997 al 2001, dicono che a fronte di 86 battesimi ci sono stati 124 decessi, segno questo di un’alta percentuale di anziani.

C’è però da notare anche un fenomeno nuovo: rispetto allo scorso anno c’è stato un notevole aumento della popolazione. Che sia questo l’inizio di un’inversione di tendenza? Comunque non mancano le nuove generazioni. Per avere un’idea sul numero dei giovani basta rifarsi ai dati relativi agli alunni della scuola materna, elementare e media inferiore che sono 218, altri 100 circa frequentano le superiori a Sassari.

La condizione economica, come già detto nelle cronache delle precedenti Visite, non è fra le peggiori della zona potendo contare su tre caseifici che occupano circa 150 operai, tutti del luogo, tra fissi e stagionali. L’attività primaria è quella agro-pastorale ma non mancano gli addetti all’edilizia e gli occupati nel terziario.

Questo paese, un tempo malfamato per omicidi e abigeato, ora da oltre cinquanta anni ha raggiunto una pace sociale invidiabile.

La gioventù trova occupazione nei caseifici o in altre imprese; spesso però si tratta di un lavoro stagionale in attesa di uno definitivo. Questo fa sì che il problema droga non abbia ancora raggiunto livelli drammatici anche per la vigilanza assidua delle famiglie. È invece preoccupante, anche tra gli adolescenti, l’alcoolismo.

La vita ecclesiale è articolata in nove aggregazioni: il gruppo giovani formato da adolescenti che va sempre più orientandosi verso la Cifra (Gioventù francescana), l’Apostolato della preghiera che promuove la devozione al Cuore Sacratissimo di Gesù e forma i suoi membri alla devozione eucaristica. Vengono distribuite a 200 famiglie le pagelline mensili. Hanno inoltre come attività quella di visitare gli infermi e gli anziani prestandosi per qualche servizio.

Il “Gruppo fidanzati”, composto da quelli che contano di arrivare alle nozze entro l’anno, si riunisce in parrocchia per un corso preparato in collaborazione col Centro Famiglia di S. Agostino in Sassari.

L’Ordine Francescano secolare, formato da 40 professe e 6 novizie, si riunisce ogni 15 giorni per la preghiera e la formazione individuale. Quindi il “Gruppo catechisti” in numero di 20 che si prendono cura della preparazione ai sacramenti dell’Iniziazione cristiana. Si incontrano settimanalmente col parroco per preparare la lezione e come formazione personale.

Il Coro parrocchiale si impegna ad animare la liturgia domenicale: si riunisce durante la settimana per preparare le letture e i canti.

Il “Gruppo apostoli”, formato unicamente da uomini che si incontrano mensilmente col parroco per la formazione spirituale. Cura particolarmente i riti della Settimana Santa.

C’è anche il gruppo del “Rinnovamento nello Spirito”, che, dopo un periodo di crisi, ha ripreso gli incontri di preghiera settimanali e collabora con le attività parrocchiali. Infine i comitati delle feste che non sono pochi.

La Visita a questa comunità ha avuto inizio sabato 9 marzo per proseguire domenica 10 e poi riprendere venerdì 15 per permettere all’arcivescovo di partecipare al Consiglio permanente GEI a Roma.

Nel saluto di accoglienza nella chiesa del Rosario, dato che la parrocchiale di S. Matteo è inagibile per restauri in corso, il parroco don Costantino Poddighe salutava mons. Salvatore Isgrò come il Buon Pastore che visita il suo gregge.

Iniziava con un’invocazione tratta dalla preghiera per la Visita pastorale: “Fa, o Cristo Signore, che la Visita pastorale del nostro vescovo sia segno vivo della Tua presenza in mezzo a noi” e poi proseguiva: “Oggi questa piccola porzione del popolo di Dio ha la gioia di accogliere il successore degli Apostoli che viene nel nome del Signore (…). Un velo di tristezza è nei nostri cuori per il fatto di non poterLa accogliere nella nostra bella ed ampia chiesa parrocchiale ormai chiusa dal maggio 2001, ma come una vera famiglia ci stiamo aiutando e così non tralasciamo niente di ciò che deve essere fatto”. Ricordando poi la precedente Visita diceva: “II 14 dicembre 1996 lei ha incontrato una comunità che per l’avvicendamento del parroco viveva un momento di transizione; oggi ci presentiamo a Lei come comunità viva, ben ordinata, attiva, anche se conscia dei propri limiti, e desiderosa di vivere il Vangelo secondo la tradizione cristiana dei nostri padri”.

E concludeva porgendo il benvenuto “con cuore aperto e affetto filiale”, chiedendo al vescovo di esercitare il suo ministero di maestro, santificatore e guida.

Si dava subito inizio alla concelebrazione eucaristica durante la quale mons. Isgrò conferiva il sacramento della Confermazione ad un gruppo di ragazzi della comunità.

Il Vangelo del cieco nato (Gv 9, 1 ss) letto nella liturgia, ha costituito il nucleo dell’omelia.

All’uomo che chiedeva solo di acquistare la vista Gesù da molto di più; non solo la luce degli occhi destinati a perire ma quella della fede per la quale abbiamo la vita eterna. Quella luce noi l’abbiamo ricevuta col Battesimo per mezzo del quale siamo stati incorporati a Cristo e, unti di Spirito Santo, santificati, per renderci conformi al suo corpo glorioso. Questa luce è la fede in Cristo.

Infatti col Battesimo ci è stata infusa la fede, e assieme a questa la speranza e la carità, quest’ultima in particolare che riassume in sé le altre due. Dio è carità e “chiunque ama è generato da Dio”, dice l’Apostolo Giovanni, e cammina nella luce perché “Dio è luce e in Lui non ci sono tenebre (…). Se camminiamo nella luce, come Egli è nel­la luce, siamo in comunione gli uni con gli altri e il sangue di Gesù, Suo Figlio, ci purifica da ogni peccato” (I Gv, 1,5).

Questa luce intcriore accesa col Battesimo si rafforza con la Cresima, seconda effusione dello Spirito, che è Amore di Dio personifica per mettere l’uomo sempre in comunione più intima col Dio Uno e Trino. Da questo Dono proviene al cresimato la capacità di essere testimone della sua fede e di difenderla e diffonderla con le parole e con l’esempio.

Subito dopo l’Eucaristia mons. Isgrò si è recato a far visita all’Am­ministrazione comunale nella sede civica.

Accolto dal Sindaco Ezio Schintu in fascia tricolore, ha fatto ingresso nella sala consiliare dove il primo cittadino gli ha rivolto un cordiale saluto, “non solo come rappresentante della cittadinanza ma anche a titolo personale come cattolico”.

Ringraziando la sua persona – diceva – voleva anche ringraziare la Chiesa turritana per la grande attenzione che ha sempre avuto per le istituzioni e la collaborazione prestata. Un ringraziamento e un apprezzamento era dovuto anche al parroco don Costantino per la sua attività in mezzo ai chiaramontesi. Illustrava inoltre il progetto di restauro della parrocchiale per la quale sono stati richiesti alla Regione Sardegna fondi per un miliardo e mezzo di lire, avendo bisogno di interventi radicali interni ed esterni (ultimamente è anche crollato il tetto).

Parlando del suo servizio come sindaco, da cattolico si ispirava alla dottrina sociale della Chiesa per cui poneva l’uomo al centro della sua attenzione particolarmente quello della fascia più debole. Citava anche la concezione politica di S. Tomaso Moro.

Nella risposta mons. Isgrò, prendendo con piacere atto di questa posizione di amministratore ispirato ai principi cristiani, lo incoraggiava a proseguire per la via del servizio e dell’attenzione ai più bisognosi. Raccomandava, come ha fatto anche altrove, una politica atten­ta alla famiglia e ai giovani, e questo per prevenire spazi di disagio. Ri­cordava anche quanto insegna il Concilio Vaticano II e più volte ribadito da Giovanni Paolo II, che Cristo ha rivelato l’uomo all’uomo per cui nella vita quotidiana non possiamo togliere i riferimenti cristiani che hanno permeato e continuano a permeare l’intera società.

Ha infine invitato tutti alla concordia, pur nella dovuta sana dialettica, perché solo così si può realizzare un programma di sviluppo a vantaggio dei cittadini.

Nella stessa sala, messa a disposizione dal Sindaco e alla sua presenza, si sono incontrati con l’arcivescovo i membri dei gruppi di impegno sociale, ai quali aderiscono anche le associazioni sportive.

Dopo aver ascoltato i programmi presentati da un rappresentante di ciascuna di queste, mons. Isgrò si è soffermato, partendo dall’intervento di un dirigente sportivo, sulla necessità che gli impegni ago­nistici non siano a danno della pratica religiosa; deve essere soprattutto salvaguardata l’osservanza del Giorno del Signore, spesso disatteso per privilegiare le competizioni sportive.

Ai giovani – diceva – vanno proposti dei valori; lo sport, pur necessario per lo sviluppo fisico del giovane, deve avere un carattere formativo più ampio e abbracciare tutta la persona.

Riferendosi poi alle altre organizzazioni raccomandava una attenta vigilanza sui giovani particolarmente per quanto riguarda l’uso dei mezzi di comunicazione, televisione, stampa, internet, che possono avere risvolti altamente diseducativi. Invitava poi i giovani presenti ad apprezzare i piccoli centri nei quali vivono e a mettere a frutto la loro creatività per trovare un’occupazione in loco senza pensare ad emigrare in località più popolose con il miraggio di un lavoro.

Il giorno successivo, Domenica, dopo una cordiale visita all’Arma dei Carabinieri nella loro nuova caserma, intestata alla memoria della Medaglia d’Oro al valore militare Ciriaco Carru, mons. Isgrò, durante la celebrazione eucaristica, ha benedetto la nuova chiesa dedicata a “Cristo Risorto, Re dell’universo”.

Questo edificio ha una storia singolare: due coniugi cristiani, Giovannino Moretti e Salvatorica Gallu, avevano da sempre in animo di dotare il nuovo rione del paese denominato “La Croce”, distante dal centro, di un luogo di culto. Perciò esposero all’allora parroco don Giovanni Antonio Tilocca l’intento di donare il suolo sul quale sarebbe dovuta sorgere una chiesa. E nel maggio del 1993 venne benedetta la prima pietra.

Non fu però facile proseguire i lavori. l’attuale parroco don Costantino, appena arrivato in paese, fu informato dal signor Moretti del progetto e se lo prese a cuore, formando un Comitato.

Tutta la popolazione, con l’Amministrazione comunale in testa, concorse raccogliendo fondi, i muratori del paese lavorando gratuitamente nei giorni liberi. Quando tutto era pronto, anche nei minimi dettagli e nell’arredamento, nel gennaio scorso venne stipulato l’atto notarile col quale l’edificio passava di proprietà della parrocchia.

Nell’omelia, dopo aver commentato la Parola di Dio, mons. Isgrò si è congratulato per la realizzazione di questo nuovo luogo di culto pastoralmente utile per quel rione. Ora – diceva – bisogna costruire la Chiesa formata da pietre vive, che siamo noi. A questo deve servire l’edificio e insieme a creare quella comunione necessaria nel popolo di Dio.

Il pomeriggio è stato intenso. Come primo momento sono stati visitati alcuni ammalati gravi nelle loro abitazioni, quindi l’arcivescovo ha  incontrato gli anziani nel Centro sociale.

È stata una conversazione confidenziale nella quale il pastore ha messo in risalto il valore dell’età avanzata come tempo nel quale sono più accentuate la saggezza e la prudenza, frutti dell’esperienza, utile per la trasmissione dei valori tradizionali. Esse hanno un ruolo importantissimo nella maturazione dell’uomo. L’anziano è un attento custode della memoria collettiva ed interprete privilegiato di quell’insieme di ideali e di valori comuni che regolano la convivenza sociale e quindi può dare molto alla comunità, soprattutto ai giovani. Non deve perciò sentirsi escluso dalla società ma vivere con coraggio questo momento particolare della vita.

Altro appuntamento si è avuto nella chiesa di S. Giovanni dove sono stati incontrati i collaboratori, i comitati delle feste e le diverse associazioni.

A costoro, dopo la presentazione del parroco e di una collaboratrice, mons. Isgrò si è rivolto incoraggiando tutti a vivere in comunione, come riferito in inizio di cronaca, consapevoli che la loro azione è indispensabile per la vita e la missione della Chiesa. In particolare poi si è rivolto ai catechisti ricordando loro due cose fondamentali: santità della vita come fedeltà ai valori cristiani, vocazione questa di ogni cristiano, e preparazione dottrinale per la fedele trasmissione della Parola di Dio. La Visita ha ripreso e si è conclusa venerdì 15. La mattina, iniziata visitando la chiesa di S. Matteo chiusa per restauri e il Castello dove si trovano i resti della prima parrocchiale, è stata interamente dedicata agli alunni delle scuole, sempre accompagnati dal parroco e dal sindaco.

II Dirigente scolastico prof. Luigi Delrio ha accolto l’arcivescovo all’ingresso della Scuola media, accompagnandolo nella palestra dove erano già radunati gli alunni.

Dopo brevi parole di introduzione, il capo d’Istituto ha illustrato al vescovo un’iniziativa singolare della scuola: un piano di studio per il ricupero delle tradizioni locali perdute, programma al quale si dedicano i ragazzi con la guida degli insegnanti. Ha poi presentato l’alunno di quella scuola che ha vinto il primo premio regionale di poesia in lingua sarda.

Dopo questo intervento, mons. Isgrò, illustrava ai giovani le difficoltà inerenti alla loro età e le tentazioni cui vanno soggetti in questa società pervasa dal materialismo e soggetta a tanti disagi; poi ha lasciato ai ragazzi libertà di porre domande su argomenti di loro interesse e, a dire il vero, sono emersi quesiti importanti come quello di una ragazza che chiedeva di conoscere la posizione della Chiesa sulla clonazione e le cellule staminali, argomenti che avevano trattato in classe con l’insegnante di scienze, e l’altro sul celibato dei sacerdoti.

Ciò ha offerto l’occasione all’arcivescovo per trattare con parole adatte all’età l’argomento sul valore intangibile della persona umana e come già l’embrione sia a tutti gli effetti persona anche se non ancora sviluppata come organismo; perciò non può essere sacrificato a vantaggio di un altro essere. In seguito ha esposto le motivazioni per cui la Chiesa chiede ai sacerdoti il celibato.

Accompagnati sempre dallo stesso Dirigente, dato che l’istituto è comprensivo, mons. Isgrò subito dopo ha visitato distintamente le scuole materna ed elementare che avevano preparato in suo onore un programma musicale, la prima canti sull’amicizia e sul papa, la seconda un recital sul “seme di grano che caduto in terra porta frutto”.

Quest’ultima aveva riempito i muri dei corridoi con striscioni riportanti frasi tratte dal Vangelo e con disegnini ispirati allo stesso Testo.

Ma voglio trascrivere una poesia di benvenuto composta per l’oc­casione dagli alunni, letta nel recital e appesa sulle pareti: “Per la gente tu sei come un pastore / difendi la tua Chiesa con amore / Se abbandoni il tuo gregge chi lo protegge? / Tu ci guidi con amore, perché hai creduto in Cristo nostro Signore / II tuo amore è sincero e aiuti tutti a seguire il giusto sentiero / un sentiero che porta in ciclo, sotto il velo della Madonna. / Dove ci sei tu c’è sempre Gesù./ Vorrei vagare come fai tu, vagare in tutto il mondo / visitare i malati che ti saranno sempre tanto grati / Fai la gioia di ogni cuoricino perché cresimi ogni bambino / Perciò stacci sempre vicino, ai genitori e ai bambini / Tu sei il nostro pastore e vuoi bene a tutti con amore.

Subito dopo ciascuno ha porto al vescovo un fiore.

Mons. Isgrò, dopo aver ringraziato, si è soffermato brevemente sul tema del “Seme gettato in terra” invitando i bambini ad essere essi :essi quel seme, con l’interiorizzare quei valori umani e cristiani che scuola e la parrocchia propongono.

Al pomeriggio c’è stata la visita alle chiese campestri di S. Giuseppe, S. Giusta e S. Maria Maddalena, la bella chiesetta romanica datata in facciata con iscrizione risalente al 1303; in ciascuna si erano radunati alcuni abitanti della zona per ascoltare le parole del Pastore e rendergli omaggio.

La Visita al paese si è chiusa con una celebrazione eucarìstica molto partecipata nella chiesa dedicata alla Madonna del Carmelo, a fianco del Cimitero, per ricordare i fedeli defunti.

Be Sociable, Share!
Condividi su Facebook


Inserisci un commento

Codice di sicurezza - Per evitare fenomeni di SPAM:

Chirca.it - Pagerank BlogItalia.it - La directory italiana dei blog
SCAMBIO BANNER CHIRCA.IT - SUBITO 1.000 CREDITI IN REGALO