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	<title>Chiaramonti, il portale delle vostre idee &#187; il marchio della protome taurina</title>
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	<description>Il libero spazio per le vostre opinioni</description>
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		<title>XII. Ange de Clermont, il narratore del Marchio dalla protòme taurina  sfugge all&#8217;attentato di un killer</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Nov 2013 08:48:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo l&#8217;uccisione dell&#8217;archeologo Antonio Pidde mi spostai lungo  il corso del rio Filighesos per visitare la domus de Bados de Lové dov&#8217;era nato Fizedomus, dalla piccola bisaccia che porto sempre appresso tolsi il taccuino e la matita, per descrivere il luogo. Con l&#8217;aiuto di una stearica cercai di penetrare nell&#8217;anticamera della domus dove pensavo che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2013/11/pinnetta.jpg"><img class=" wp-image-4044 alignleft" style="margin: 5px;" title="pinnetta" src="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2013/11/pinnetta.jpg" alt="" width="279" height="209" /></a>Dopo l&#8217;uccisione dell&#8217;archeologo Antonio Pidde mi spostai lungo  il corso del rio Filighesos per visitare la domus de Bados de Lové dov&#8217;era nato Fizedomus, dalla piccola bisaccia che porto sempre appresso tolsi il taccuino e la matita, per descrivere il luogo. Con l&#8217;aiuto di una stearica cercai di penetrare nell&#8217;anticamera della domus dove pensavo che non ci fosse nessuno. Mentre tenevo il busto e la testa abbassata cercando di vedere le altre stanza,  vidi muoversi l&#8217;ombra di un uomo, chiesi subito: chi sei? L&#8217;ombra stette ferma, ripetei la domanda, ma per tutta risposta fui raggiunto da una nuvola di cenere sul volto. Feci appena in tempo a scuotermela e ad uscire fuori della domus. Buttai all&#8217;aria la stearica e cominciai a correre all&#8217;impazzata giù verso l&#8217;ansa del fiume. Mi raggiunse rotolando un masso tondeggiante che riuscii appena a schivare. Corsi all&#8217;impazzata sul greto del fiume e appena vidi una salita come via di scampo mi ci arrampicai, ben sapendo che qualcuno dietro a me stava attentando alla mia vita. A stento e con tanta fatica riuscii a raggiungere un pianoro ricoperto di macchia mediterranea del genere lentisco e procedendo a zig zag e nascondendomi dietro i macchioni riuscii a sfuggire a qualcuno che non era riuscito a risalire la ripida salita che partiva dal fiume. Tolsi dalla bisaccia una bottiglia d&#8217;acqua di Santa Giusta e cominciai a bere, mentre il sudore mi bagnava la fronte. La febbra sembrava attanagliarmi e provvidi subito a gettarmi sulla testa e sul viso il resto dell&#8217;acqua che non riuscivo a bere. Mi sentii rinfrescato e scorto un sentiero che conduceva alla località di Su Murrone dove abitavano dei parenti pastori mi diressi decisamente verso le cinque pinnette della vasta tanca. Dei cani iniziarono ad abbaiare e mi vidi un&#8217;altra volta perso, ma per fortuna ecco stagliarsi con la solita calma la nota figura di zio Martine Pedde che vedendomi così mal ridotto mi porse un braccio dicendomi:</p>
<p style="text-align: justify;">- Dove diavolo ti sei cacciato? Non sai che Sassu Giosso è un inferno anche per noi? Devi essere più prudente, qui c&#8217;è gente sana di testa, ma ce n&#8217;è anche malata. Vieni in pinnetta a mangiare e a bere qualcosa e poi, se lo vorrai, ti accompagno a cavallo a Miramonti!-</p>
<p style="text-align: justify;">Quest&#8217;accoglienza e soprattutto le ultime parole mi rassicurarono e mi passò la tensione, ma caddi anche per terra perdendo i sensi. Mi ripresi dopo che l&#8217;esperto zio mi getto un bel pò d&#8217;acqua sulla testa e sul viso e mi  fece bere un bel pò di latte caldo appena munto. Mi offrì pane e ricotta e così potei riprendere le forze. Accanto a zio Martine era arrivata anche la moglie e i due figli piccoli che ridevano vedendomi così malconcio. Ebbi finalmente la forza di ringraziare. Zio Martino mosse la testa come per dire che per un parente si faceva questo ed altro, ma dopo un pò riprese a parlare dicendomi suadente:</p>
<p style="text-align: justify;">- Caro nipote, io credo che con questa vita da spia di questi delitti, non puoi tirarla a lungo. In paese sono stufi di quanto scrivi, gli archeologi se potessero ti farebbero fuori e carabinieri e pretori, dopo la storia del pretore lombardo, non ti vedono di buon occhio, stai attento tutto questo potrebbe costarti la vita. Lascia che le leggi che regolarno questa vita di pastori vada avanti per conto suo, che in paese i possidenti continuino a fare il bello e il cattivo tempo e non parlare più delle donne, quelle se potessero ti farebbero a pezzi. E poi che cosa hai da dire sempre su quelle santicche? Non sai che sono dei parafulmini davanti a Dio per tutte le malefatte che noi pastori combiniamo.  Chi è derubato oggi, ruba a sua volta domani e così tutto si appiana. Se hai cara  la pelle, vacci più piano come cronista di questi morti ammazzatti. Ora tocca a sos archeologos de Susu, oggi a me domani  a te. Ma a proposito che cosa ne pensi di Andria Galanu?-</p>
<p style="text-align: justify;">-Zio Marti&#8217;, volevo chiederlo a voi?- Rispose:</p>
<p style="text-align: justify;">-Marrascu est marrascu, ma nessuno l&#8217;ha mai trovato sul fatto anche se si muove su tutto il territtorio come una volpe. Pare che non solo conosca i sentieri, ma anche tutti i cunicoli del territorio di Miramonti. Quando manco te l&#8217;aspetti, lo incontri! Deve stare attento però anche lui è un uomo mortale.-</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre parlava, zio Martine, aveva finito di sellare il cavallo, si mise in sella e facendo del braccio una leva m&#8217;invito a salire sul sellino posteriore e si partì per Miramonti.</p>
<p style="text-align: justify;">Si andò avanti in silenzio, ma io davo uno sguardo con una certa ansia timoroso che da qualche muro a secco della mulattiera non piovesse un rosone di pallettoni che mi mandasse a raggiungere il parente archeologo, passato col marchio del toro sulla fronte all&#8217;altro mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante tutto, continuerò a indagare questi delitti e a descriverli. Certo, me la son vista brutta!</p>
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		<title>XI. La filosofia di Andria Galànu di Ange de Clermont</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Nov 2012 09:13:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ange de clermont</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il pomeriggio venne insieme al conturbante archeologo Andrea Galanu nella caserma di Miramonti. L&#8217;archeologo dalla mappa segreta e dai molti sospetti si presentò ai militi come Lucifero davanti a San Michele Arcangelo, pronto alla battaglia, se doveva esserci battaglia. Il brigadiere Carrigni, appena ferito da Cupido per la bella Anghela Nigoleddu, non aveva nessuna voglia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il pomeriggio venne insieme al conturbante archeologo Andrea Galanu nella caserma di Miramonti. L&#8217;archeologo dalla mappa segreta e dai molti sospetti si presentò ai militi come Lucifero davanti a San Michele Arcangelo, pronto alla battaglia, se doveva esserci battaglia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/11/villaggi-med.jpg"><img class="alignleft  wp-image-3892" style="margin: 5px;" title="villaggi med" src="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/11/villaggi-med.jpg" alt="" width="288" height="215" /></a>Il brigadiere Carrigni, appena ferito da Cupido per la bella Anghela Nigoleddu, non aveva nessuna voglia di dar retta ai sospetti delle comari del borgo, rapide nella diffusione delle notizie e dei sospetti, ma pronte a professare che la loro anima era da considerarsi libera dal prendere le chiacchiere come la verità definitiva sui fatti. Tra uomini del resto, più che tra donne, quelle chiacchiere diventavano indizi gravi, tra i pastori dalla mente piuttosto statica, meno grave per i contadini più ingegnosi a causa del dover combattere ogni giorno la battaglia della vita come prestatori d&#8217;opera verso possidenti che univano la sobrietà del remunerare alle pretese dell&#8217;avere. Inoltre gli uomini più che con le chiacchiere con sguardi, con gesti,con mezze parole dicevano e non dicevano, quasi facenti parte di una commedia di mimi.<img title="Continua..." src="http://www.angelinotedde.com/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;">In Piatta, nella bottega del fabbro, c&#8217;era poco da aprir bocca tra quei colpi di martello sull&#8217;incudine, presso la bottega del falegname, dato il carattere dell&#8217;uomo, segaligno e calcolatore, era come recarsi al cimitero nei giorni dei funerali, silenzio assoluto, qualche parola in più presso le bottegaie e nei crocchi presso la casa comunale-scuola dove a seconda del servizio ricevuto, andavano e tornavano imprecazioni contro il sindaco e i civici consiglieri. Fatto sta che i sospetti nei confronti di Galanu vagavano nell&#8217;aria come anime in pena,  ma alla resa dei conti l&#8217;uomo era consapevole delle sue convinzioni e se un omicidio non l&#8217;aveva compiuto non doveva di certo far intendere che l&#8217;avesse portato a termine e se doveva nascondere i suoi movimenti nel territorio per non incorrere in sospetti, doveva mentire con determinazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sospettato bussò alla porta della caserma e il piantone gli aprì la porta accompagnandolo presso l&#8217;ufficio del brigadiere.</p>
<p style="text-align: justify;">-Buongiorno, signor Galanu, si accomodi!-</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;uomo rispose al saluto del brigadiere ricambiandolo e fissando con quei suoi occhi penetranti al punto che il milite ne fu conquistato.</p>
<p style="text-align: justify;">-Signor Galanu, riprese, lei sa perché l&#8217;ho convocato?-</p>
<p style="text-align: justify;">-Ma certo, rispose l&#8217;uomo, so bene che è vostro dovere indagare sull&#8217;assassinio del collega Pedde, che per la verità non mi era molto simpatico, ma da questo ad eliminarlo, c&#8217;è una bella differenza. D&#8217;altra parte ho i miei alibi. Io il giorno stavo facendo degli assaggi sul Nuraghe Aspru e sono stato visto sia da Mudulesu sia dalla moglie e forse dai servi. -</p>
<p style="text-align: justify;">-Va bene, ma dovremmo verificare gli orari. Lei è uscito presto da Miramonti, a che ora è arrivato a casa del Mudulesu?-</p>
<p style="text-align: justify;">-L&#8217;orologio del taschino va avanti, ma io lo guardo poco e sinceramente non saprei indicargli l&#8217;ora esatta e poi io spesso mi fermo davanti ad un masso, ai resti di un nuraghe alla ricerca di reperti antichi, per cui poco mi curo del tempo che passa. A volte m&#8217;incanto guardando i picchi dei costoni oppure il volo dei falchetti o gli stapiombi dei fiumi e il tempo vola, ma io resto fermo. Sono un ricercatore serio e quando mi concentro sono assente da quanto mi circonda. Mia moglie mi dice che vivo nelle nuvole, ma io sono ben piantato per terra, solo che quando indago su una cosa mi assento da ciò che mi circonda. Del resto era così anche Giuanne Ispanu il mio maestro. Il volgo miramontano spesso non mi capisce, ma a me poco interessa. Vede brigadiere io sono come una miniera, per scavarla ci vogliono anni e bisogna andare a fondo. La storia messa in giro sul delitto di Antonio Pedde, che Dio l&#8217;abbia in gloria, non scalfisce minimamente la mia onestà. Sono tutto il contrario di tiu Nanneddu: lui fa le scoperte sotto gli occhi della gente, ci ride, a volte sbraita, io sono un  minatore, lavoro sotto terra, ci metto anni prima di convincermi di una cosa e quando ho scoperto i segreti degli antichi non vado a spifferarli ai quanttro venti come il mio amico scrivano che ha bisogno di raccontare, di pubblicizzare e di essere incensato, io voglio scoprire gli antichi e basta e tenermi i segreti per me.-</p>
<p style="text-align: justify;">-Quindi anche la mappa segreta di Giuanne Ispanu?-</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3891"></span>- E&#8217; tutta una montatura, io le mappe me le costruisco e Giuanne Ispanu non mi ha lasciato che il metodo come agli altri. Quelli  sentono un asino ragliare e danno la voce a tutti, io se sento la voce di un animale capisco che cosa vuol dire e se del caso do una risposta. Io penso, medito, prendo appunti, faccio delle mappe, ma prima le voglio avere in testa. Ha capito brigadiere?-</p>
<p style="text-align: justify;">Il brigadiere ad un certo punto era preso dal pensiero dell&#8217;occhiolino fatto ad Anghela Nigoleddu nel mentre si lasciava affascinare dalle idee dell&#8217;archeologo Galanu.</p>
<p style="text-align: justify;">- Mi dica, riprese il brigadiere, perché non si è unito a Mudulesu per la ricerca del collega?-</p>
<p style="text-align: justify;">-Le pare che vado a cercare un collega che probabilmente stava procedendo alle sue indagini archeologiche? Per sentirmi dire che sono un impiccione? Mica potevo sapere che lo avevano accoppato!-</p>
<p style="text-align: justify;">-Chi può essere stato, secondo lei?-</p>
<p style="text-align: justify;">- E chi lo sa, ci vuole tempo e ci vogliono indagini. Chi lo ha ucciso, imprimendogli sulla fronte il marchio delle domus de Janas, forse lo voleva punire perché si tenesse lontano da quelle e, in questo caso potrebbe essere anche un collega, ma potrebbe essere pure uno che, pur non essendo archeologo, voleva allontanrlo definitivamente dalle domus. Non c&#8217;è che da prendere il tempo dovuto e indagare anche se il morto non torna in vita.-</p>
<p style="text-align: justify;">-Perché questi delitti a Sassu Altu e a Sassu Giosso?-</p>
<p style="text-align: justify;">-Sono luoghi vasti e solitari e l&#8217;unica legge che conta è quella del luogo. Che cosa possiamo sapere dei pensieri di un pastore che nelle sue tanche crede d&#8217;essere un dio? Lui è tutt&#8217;uno con la sua terra, con gli alberi, con le rocce e si crede onnipotente, perciò quando ritiene giusto eliminare un nemico, non ci pensa due volte.-</p>
<p style="text-align: justify;">- E lei non ha paura?-</p>
<p style="text-align: justify;">-Io vivo in pace con tutti: tutti saluto, a tutti stringo la mano, do molta importanza a tutti, di molti sono compare e prima di fare un&#8217;indagine su una domus o su un nuraghe chiedo il permesso, non ci vado come se stessi andando a casa mia. Se mi sconsigliano, lascio perdere. Non voglio urtarli e così nessuno mi nuoce. Il povero Pedde era brusco, si richiamava alle autorità e questo faceva imbestialire i pastori!-</p>
<p style="text-align: justify;">-Ah, e quindi potrebbe essere anche un pastore?-</p>
<p style="text-align: justify;">-Niente so di certo, queste sono ipotesi, il colpevole è compito vostro rintracciarlo, non mio.-</p>
<p style="text-align: justify;">Il brigadiere era del tutto avviluppato dai discorsi di Galanu e capì che lui non poteva essere l&#8217;assassino e al tempo stesso non avrebbe ricavato nessun dato valido, perciò si alzò, gli strinse la mano, chiamò il piantone e lo fece accompagnare alla porta.</p>
<p style="text-align: justify;">Si erano fatte le 18,00 e pensò alla cena che il collega, cuoco di turno, gli aveva preparato e andò a gustare un minestrone di fave con borragine, cardi selvatici, cavoli, erba cipollina, cicoria e lardo, mentre i pensieri volavano verso Angela Nigoleddu.</p>
<p style="text-align: justify;">Andrea Galanu, scese verso Pala de Carru, attraversò lo stradone, passò davanti alla chiesa  della Santa Croce e di San Matteo, attraversò impettito la Piatta e salì verso casa sua. Le donne, dallo spioncino della porta lo videro passare e, vedendolo così bello e sicuro di sé, lo ritennero innocente.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche il vicario lasciò la parrocchia per dirigersi verso la canonica non molto lontana. Per il compare devoto passato a miglior vita non faceva che recitare dei <em>De profundis</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">La vedova del defunto con le figlie andavano man mano rassegnandosi alla perdita del capofamiglia. I parenti del resto continuavano a confortarle, a portar loro dei piatti sobri, ma gustosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stregone del paese, tiu Nanneddu, affogato dagli orologi da aggiustare, non si dava pace per l&#8217;ennesimo morto ammazzato e tra sé e sé continuava ad almanaccare senza venire a capo di niente. Secondo lui il morto, assai bigotto, per colpa dei preti, era stato ammazzato da qualcuno del quale non si era accorto, ma che faceva parte della sua cerchia. Tutta colpa dei preti e del Papa di Roma: bisognava eliminare la Chiesa, causa di tutti mali!</p>
<p style="text-align: justify;">I diavoli del luogo, sempre alla porta di Nanna Bellanca e di tiu Nanneddu, sghignazzavano ben sapendo che presto un&#8217;altra croce sarebbe stata piantata nel Camposanto di Miramonti.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>X. Anghela Nigoleddu e la sua famiglia di Ange de Clermont</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Sep 2012 07:38:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ange de clermont</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Brigadiere e carabiniere discesero i numerosi gradini dell’ingresso della caserma, svoltarono in via Pala de Carru, passarono per lo Stradone, risalendo la piazzetta della parrocchiale, e svoltarono nella Piazza principale del paese, detta appunto Piatta. Le  bottegaie avevano aperto i loro negozi, mentre tanto il fabbro col suo martellare sull’incudine quanto il falegname con la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Brigadiere e carabiniere discesero i numerosi gradini dell’ingresso della caserma, svoltarono in via Pala de Carru, passarono per lo Stradone, risalendo la piazzetta della parrocchiale, e svoltarono nella Piazza principale del paese, detta appunto Piatta.</p>
<p style="text-align: justify;">Le  bottegaie avevano aperto i loro negozi, mentre tanto il fabbro col suo martellare sull’incudine quanto il falegname con la sega avevano dato inizio al concerto della giornata. I militari se la presero con calma come di consueto risalendo sa Piatta ed ecco che, sorpassata la bottega del fabbro, si affacciò alla porta Anghela Nigoleddu. Il brigadiere la squadrò rapidamente e, visto che la ragazza lo fissava, ebbe l’ardire di  farle l’occhiolino. Anghela arrossì e rientrò dentro casa, riflettendo sulla sfacciataggine del brigadiere e da quel momento cominciò a <a href="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/09/Chiaramonti-anni-50_ritagliato.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3862" style="margin: 5px;" title="Chiaramonti anni 50_ritagliato" src="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/09/Chiaramonti-anni-50_ritagliato-300x210.jpg" alt="" width="300" height="210" /></a>chiedersi che cosa frullasse per la testa al capo della stazione di Miramonti.</p>
<p style="text-align: justify;"> I due militari risalendo per s’Ulumu, svoltarono a destra, discesero i gradini de s’Arcu, rivedendo affaccendata l’anziana zitella che qualche giorno prima avevano visitato, la salutarono, discesero i gradini della stradetta che declinava verso la piazzetta della parrocchiale e senza ripassare nella Piatta rientrarono in caserma.</p>
<p style="text-align: justify;">Il brigadiere Carrigni, sfregandosi le mani per il messaggio inviato alla bella ragazza entrò nel suo ufficio, si sedette e poco dopo si presentò in caserma Bustianu Pittarru, noto Fizedomus. L&#8217;uomo, tutto nervi e ossa, salutò e si sedette davanti all&#8217;ufficiale dell&#8217;Arma col viso imbronciato.<img title="Continua..." src="http://www.angelinotedde.com/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" />- Egregio Signor Bustianu Pittarru la vedo imbronciato, ma non vi è ragione perché lo sia, l&#8217;ho convocato semplicemente per sentire la sua opinione sulla morte dell&#8217;archeologo Pedde.-</p>
<p style="text-align: justify;">-Una persona per bene e per di più amico mio, per la cui morte mi sono molto addolorato e non riesco a sopportare che se ne sia andato per sempre. Se mi avesse chiesto una mano come era solito fare non solo lui, ma anche gli altri, in mia compagnia non l&#8217;avrebbero di certo ammazzato.-</p>
<p style="text-align: justify;">-Chi pensa che sia stato? Aveva dei nemici?-</p>
<p style="text-align: justify;">-Ma, secondo me, gli unici nemici erano gli altri archeologi che non potevano sopportare che fosse stato molto amico della buonanima di Giuanne Ispanu e soprattutto del vicario presso il quale godeva di grande stima. Poi, sa com&#8217;è, a volte certi amici pastori, magari anche compari, per antichi torti, gli hanno servito i maccheroni freddi.-</p>
<p style="text-align: justify;">-Che cosa vuol dire che possono essere stati anche amici suoi di Sassu Altu e di Sassu Giosso?-</p>
<p style="text-align: justify;">-Brigadie&#8217;, anima mia libera, ma sa com&#8217;è, di domus de Janas ce ne sono tante e dentro terreni di diversi padroni, per cui&#8230; io non lo so, ma indagherei anche su quelli, oltre che sugli archeologi, tutti amici miei, ma sa com&#8217;è, a volte vogliono insegnare a me dove e che cosa siano le domus de Janas.-</p>
<p style="text-align: justify;">-So che non trattava bene con  Andria Galanu per via della famosa carta o mappa di tutti questi monumenti antichi.-</p>
<p style="text-align: justify;">-Non l&#8217;ho detto io il nome, ma l&#8217;ha detto lei. Veda d&#8217;indagare. Io e la mia famiglia siamo molto rattristati e solo dispiaciuti che non si fosse lasciato accompagnare da qualcuno che avrebbe portuto difenderlo al momento opportuno.-</p>
<p style="text-align: justify;">-Ho capito, secondo lei, abbiamo due piste di ricerca: pastori anche compari e archeologi.-</p>
<p style="text-align: justify;">-Io, qui lo dico e qui lo nego, ma al suo posto non avrei lasciato perdere queste piste. In quanto a me, ho passato tutta la giornata della sua morte con uno dei miei fratelli a Sassu Giosso, visto che abbiamo dato una sarchiatina al frumento più tardivo de  sa Tanca Manna.-</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3861"></span>-Va bene, signor Bustianu, ma scusi è lei che viene chiamato Fizedomus?-</p>
<p style="text-align: justify;">-Certo, mia madre mi ha partorito dentro una domus ed io venero tutte le domus come il ventre di mia madre che mi ha portato.-</p>
<p style="text-align: justify;">- Va bene, puo&#8217; andare!-</p>
<p style="text-align: justify;">Bustianu, inchinatosi goffamente, tenendo la coppola in mano, salutò e lasciò la caserma, e montato a cavallo, tornò per il sentiero de su Bullone, verso i poderi dei suoi, soddisfatto e sicuro di sé.-</p>
<p style="text-align: justify;">Il brigadiere, considerati gl&#8217;interrogatori effettuati e non vedendo che aria fritta pensò di  far chiamare per il pomeriggio l&#8217;archeologo fortemente indiziato Andria Galanu.</p>
<p style="text-align: justify;">Trascorse la mattinata sbrigando la posta e pensando all&#8217;occhiolino fatto ad Anghela Nigoleddu. Infine chiamò il più anziano dei militi e chiese notizie sulla famiglia della ragazza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il milite, da anni in paese, conosceva discretamente le famiglie e in merito a quella della ragazza poté informare il brigadiere dicendo che si trattava di piccoli possidenti proprietari e coltivatori di una vigna, di terreni arativi, qualche orto e qualche frutteto. Insomma era gente notoriamente onesta che lavorava i suoi terreni. Frantzisca Nigoleddu, gemella di Anghela, era promessa sposa a certo Giuanneddu Balche, proprietario anche lui, ma più grande d&#8217;età della giovane. Tanto la ragazza quanto la sorella godevano di buona fama e facevano parte dell&#8217;Associazione delle Figlie di Maria, fondata dai Missionari Vincenziani durante l&#8217;ultima missione popolare. Tra l&#8217;altro pare che fossero molto care al vicario che le aveva impegnate come maestre della dottrina cristiana alle fanciulle. Per concludere si trattava di belle e brave ragazze.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando il milite smise di riferire il brigadiere Carrigni si rallegrò in cuor suo. Doveva solo fare presto a dare segnali precisi, per evitare che si mettessero in mezzo altri pretendenti. D&#8217;altra parte la ragazza era imparentata con la famiglia Paodda che stava in Piatta de Litu e talvolta le due dorelle andavano a trovare le cugine oltre che in su Paris de s&#8217;Acquedotto, prima di Caminu de Cunventu, a prendere l&#8217;acqua.</p>
<p style="text-align: justify;">Ascoltato il milite entrambi si recarono nel refettorio per consumare un buon piatto di fave fresche con selvaggina e un buon vinello di San Giovanni della famiglia Grixone.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel pomeriggio, in attesa che giungsse l&#8217;archeologo Andria Galanu, il brigadiere chiamò di nuovo nel suo ufficio il milite più anziano perché gli riferisse di più sulla famiglia di Andria Galanu. Secondo il milite la famiglia dei Galanu era di origine medievale, e di questo l&#8217;archeologo si faceva grosso, guardando tutti i compaesani dall&#8217;alto in basso. La sua fama si era accresciuta da quando aveva ereditato la mappa dei monumenti protostorici da Giuanne Ispanu che pare gliel&#8217;avesse lasciata per farne parte a tutti gli studiosi delle antichità, ma lui la teneva nascosta e dava notizie a volo d&#8217;uccello, dicendo che non si ricordava dove l&#8217;avesse riposta. Questo modo di fare faceva andare in bestia gli archeologi qualcuno dei quali aveva tentato di <em>lantarlo a balla</em> cioè di sparargli.</p>
<p style="text-align: justify;">Godeva pure la fama di essere un dongiovanni: a quanto pare le donne per la sua bellezza gli cadevano ai piedi stregate dal suo sguardo. In realtà al di là delle chiacchiere si era sposato cercando moglie e Vulvu, una donna bellissima, ma che lui teneva nascosta come la sua mappa. L&#8217;uomo era molto geloso e non voleva finire cornuto. La santa donna che lo amava teneramente era talmente attaccata al suo paese che ogni domenica con una cugina di Andria prendeva il cavallo, e passando per il sentiero  di Orria Pitzinna, di Santa Giusta e di Orria Manna, arrivava alla Messa Grande della parrocchiale di Vulvu. Pare che prima di sposarlo avessero fatto questi patti. L&#8217;uomo d&#8217;altra parte, tendenzialmente anticlericale, amava conversare con un precettore scrivano che campava alle spalle delle zie e odiava il curato e i preti. Qualcuno diceva che insieme a Bainzu Corsica di Zerfuga frequentasse i socialisti di Paddatempiu.  Intanto però andava in giro dicendo che lui si sarebbe sposato solo con una ragazza che avesse qualche bene al sole, anzi da tempo, frequentava Vulvu e stava cercando di corteggiare una ragazza, bella e santa, ma che sposandolo temeva di dannarsi l&#8217;anima. Tornando a detto Andria si poteva dire che già era bilioso, ma era anche capace  di controllarsi e addirittura di <em>agnellarsi</em> davanti alla moglie che venerava. Non trattava bene coi suoi parenti perché, a detta del compare socialista cerca-moglie ricca,  erano creduloni e bigotti e anche coccortiani.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;archologo Galanu era anche capace di fare qualche buona azione, infatti, da tempo, andava aiutando, sia pure a schiaffi e a calci, un ischente, apprendista, che, a suo dire, era tonto come la balla. Adorava i figli, ma la moglie non gli lasciava metter dito su di essi altrimenti li avrebbe, come si dice qui,  scarrucati, cioè sgarrettati.</p>
<p style="text-align: justify;">-Interessante l&#8217;uomo!- Disse il brigadiere. -Fra poco dovrebbe essere qui.-</p>
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		<title>IX. Il fascino di Anghela Nigoleddu di Ange de Clermont</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jul 2012 07:10:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ange de clermont</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il brigadiere Carrigni era un uomo sui trent’anni, con gli occhi azzurri, pelle chiara, i capelli castano-chiari, era alto un metro e ottanta ed aveva un bel portamento anche se, a prima vista, risultava piuttosto magro. Era riuscito a superare i momenti di crisi da quando era stato mandato in Zerdenia dalla Lombardia, dov’era nato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il brigadiere Carrigni era un uomo sui trent’anni, con gli occhi azzurri, pelle chiara, i capelli castano-chiari, era alto un metro e ottanta ed aveva un bel portamento anche se, a prima<a href="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/07/carabinieri.jpg"><img class="alignright  wp-image-3837" style="margin: 5px;" title="carabinieri" src="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/07/carabinieri-252x300.jpg" alt="" width="161" height="192" /></a> vista, risultava piuttosto magro. Era riuscito a superare i momenti di crisi da quando era stato mandato in Zerdenia dalla Lombardia, dov’era nato da famiglia contadina.</p>
<p style="text-align: justify;">Provenendo dalla bergamasca non poteva essere se non di sensibilità cattolica, tuttavia, aveva tenuto nettamente distinti il suo ruolo di sottufficiale dell’Arma e la sua professione religiosa. Col vicario era stato sempre deferente, ma mai contiguo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sapeva molto bene che per i carabinieri le prospettive del matrimonio si aprivano dopo i ventott’anni anni per cui si era mantenuto lontano dalla chiacchiere non eccedendo mai in familiarità con le ragazze del luogo. Con i commilitoni aveva festeggiato sobriamente, il 25 aprile trascorso, il compimento di quell’età.<img title="Continua..." src="http://www.angelinotedde.com/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;">Rientrando dalla visita a zia Giosiedda Montiju, col milite che gli faceva compagnia, scendendo dagli scalini della stradetta, vide una ragazza, che uscendo dalla chiesa parrocchiale, attraversando verso l’alto la piazzetta scoscesa, sfiorò il loro percorso. Salutò educatamente, rivolgendo verso di loro lo sguardo, e proseguì il suo cammino verso sa Piatta dove i rumori della bottega del fabbro e del falegname si erano attenuati e gli ultimi clienti, delle due negozianti che stavano da un capo all’altro della strada, tornavano alle loro case.</p>
<p style="text-align: justify;">-Chi è questa bella ragazza- chiese al milite, il brigadiere.</p>
<p style="text-align: justify;">-Anghela Nigoleddu- rispose il milite.</p>
<p style="text-align: justify;">-Che se ne dice?-</p>
<p style="text-align: justify;">-Bene, brigadie’! Di lei e della sorella: sono gemelle!</p>
<p style="text-align: justify;">-Immagino che siano già impegnate.-</p>
<p style="text-align: justify;">-Questa no, la sorella pare sia promessa ad un notabile del paese, possidente.-</p>
<p style="text-align: justify;">-Certo non tarderanno a prendersi anche questa. Ha visto che portamento!</p>
<p style="text-align: justify;">-Brigadie’, si sa che le belle ragazze, non tardano a sposarsi!</p>
<p style="text-align: justify;">-Quanti anni potrà avere?-</p>
<p style="text-align: justify;">- Non più di venti!-</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3836"></span>Il discorso morì li, ma il brigadiere sentì un tuffo al cuore e pensò davvero che fosse venuto il momento di guardarsi intorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando verso la caserma ultimò il verbale delle testimonianze, cenò, consumando con gli altri militi una buona minestra al formaggio, e se ne andò nella sua stanza a prender sonno.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese era scesa la notte e tutti i paesani, a lume di candela, raggiunsero i loro letto, per godere del riposo dopo gli affanni della giornata.</p>
<p style="text-align: justify;">Anghela Nigoleddu, si tolse il costume quotidiano e, rivestita di un camicione da notte bianco, s’infilò nel suo letto in una camera che condivideva con la gemella Franzisca, promessa sposa.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di dare la buonanotte Anghela si rivolse a Franzisca:</p>
<p style="text-align: justify;">-Sai che ho incrociato il brigadiere Carrigni con un altro carabiniere, per poco non mi vengono addosso, ho salutato e sono corsa a casa.-</p>
<p style="text-align: justify;">-Il brigadiere non è mica brutto è soltanto un po’ magro, poi con quei baffetti non dispiace.-</p>
<p style="text-align: justify;">-Perché mi parli cosi, mica me lo debbo sposare. Sto bene come sto. Caso mai, se non piglio un buon marito rimango volentieri zitella.-</p>
<p style="text-align: justify;">-Tu zitella? Marameo, vallo a contare alle Janas, fate!-</p>
<p style="text-align: justify;">-Beh, ora lasciami dormire in pace, buona notte.- Vista la sorella a letto, spense la candela e prese sonno.</p>
<p style="text-align: justify;">I sogni però vengono e vanno senza chiedere permesso e Anghela sognò un abito da sposa e poi una confusione incredibile di volti, compreso quello del brigadiere Carrigni, ma al risveglio la censura glieli fece dimenticare come la nebbia che sfuma all’apparir del sole.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche il brigadiere sognò la madre morta prematuramente che gli raccomandava, figlio mio, cercati una brava ragazza e sposatela, che cosa fai da una caserma all’altra sempre solo e talvolta triste. Non hai che da guardarti attorno, in questo paese di brave e belle ragazze ce ne sono. Non pensare alle ragazze di Trevij che sono stravaganti e ti farebbero soffrire troppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il brigadiere Carrigni voleva rispondere alla madre, ma questa si dileguò come una visione. Si svegliò prima del solito e con la scusa di fare un giro in paese entrò in chiesa alla prima messa del vicario. Si fermò vicino all’ingresso e osservò le devote tra le quali la ragazza che aveva incrociato il suo percorso. Anghela si voltò per mettersi a sedere ed eccoti quel brigadiere dai baffetti impertinenti che era lì in fondo alla chiesa, rimase turbata, ma continuò a seguire la Messa e ad accostarsi alla Comunione.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche il parroco notò quello spilungone del brigadiere trevigliese in fondo alla chiesa e distraendosi dalla cerimonia pensò che qualche altro milite pensasse forse di prendersi una pecorella del suo gregge com’era avvenuto anni prima col brigadiere Zavattaro che s’era portata via la miglior ragazza del paese e della chiesa miramontana.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima che la Messa fosse finita il brigadiere, in punta di piedi, lasciò la chiesa e fu preso da una smania insolita di conoscere a fondo la ragazza e la sua famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornò in caserma e pensò di proseguire le indagini sul delitto compiuto, interrogando qualche pastore della parte più bassa del fiume Filighesos che, prima di andare a gettarsi sul rio Giunturas, costeggiava la località di Bados de Lovè.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiamò due militi e chiese loro di recarsi in Municipio, per farsi dare da qualche impiegato l’elenco dei pastori di quella località a valle del rio subito dopo una foresta di ulivi  e olivastri e di varia macchia mediterranea: cisto, lentisco, mirto; lungo il fiume abbondano i pioppi.</p>
<p style="text-align: justify;">I militi tornarono dopo un’oretta con un elenco.</p>
<p style="text-align: justify;">Abitavano a Bados de Lové nel casolare, dove il fiume s’incurvava, la famiglia d’origine montana di Ciriaco Pittarru, sposato con una donnona, con quattro figli, dei quali uno era chiamato Fizedomus, ma il suo vero nome era Bustianu, gli altri tre Gonario, Salvatore e Istevene. Il detto Fizedomus era sui quarant’anni, gli altri ancora giovanotti. Seguiva più a valle la famiglia Trudda, d’origine gallurese, e più su i fratelli Massidda con tanti figli ancora piccoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Il brigadiere, incuriosito dal soprannome Fizedomus, chiese che significato avesse.</p>
<p style="text-align: justify;">Il milite rispose che, incuriosito anche lui, aveva chiesto spiegazioni all’impiegato dell’anagrafe. Costui aveva raccontato che, essendo la madre del ragazzo incinta dell’ultimo mese, era scesa lungo il rio Filighesos, per riportare all’ovile il loro piccolo gregge di capre. All’improvviso era scoppiato un temporale che alla donna spaventata aveva provocato le doglie. Non potendo risalire verso la casa, si era rifugiata in una domus de Janas sotto roccia e sdraiatasi nella paglia, era venuto al mondo il bambino. Il marito, per fortuna, aveva cercato la moglie e l’aveva ritrovata in quella grotta, dove da tempo gli stessi riponevano la paglia per gli animali. Per questo motivo i familiari e i vicini lo avevano soprannominato Fizedomus, anche se poi in chiesa e in comune gli avevano imposto il nome di Bustianu.</p>
<p style="text-align: justify;">Il brigadiere seguì il discorso del milite distrattamente e alla fine si risvegliò come da un pensiero fisso, e ordinò di convocare per il giorno successivo in caserma Fizedomus, più per la curiosità del nome che non per dubbi sull’onestà di quella famiglia di Bados de Lovè peraltro laboriosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Dati questi ordini chiamò il milite col quale era andato a trovare la zitella presso s’Arcu e lo invitò a fare un giro di routine per il paese</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>VIII. L&#8217;Arma riprende le indagini per l&#8217;assassinio dell&#8217;archeologo Pedde di Ange de Clermont</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 07:32:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ange de clermont</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Soddisfatte le richieste rituali del pretore di Vulvu, i carabinieri di Miramonti, cinque uomini ormai esperti del territorio, ritennero giunto il momento di riprendere le indagini sull&#8217;assassinio dell&#8217;archeologo. Si consultarono e concordarono di sentire le persone coinvolte o per bene o per male in quell&#8217;atroce delitto. In primo luogo pensarono di convocare  il pastore Mudulesu, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/05/carabinieri.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3736" style="margin: 5px;" title="Carabinieri" src="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/05/carabinieri-236x300.jpg" alt="" width="202" height="256" /></a>Soddisfatte le richieste rituali del pretore di Vulvu, i carabinieri di Miramonti, cinque uomini ormai esperti del territorio, ritennero giunto il momento di riprendere le indagini sull&#8217;assassinio dell&#8217;archeologo. Si consultarono e concordarono di sentire le persone coinvolte o per bene o per male in quell&#8217;atroce delitto. In primo luogo pensarono di convocare  il pastore Mudulesu, domiciliato nei pressi del Nuraghe Aspru, con moglie, figli e servi,  successivamente sos teracos de pastoria, sos polcalzos, sos teracos dei bovini e, se del caso, anche i pastori dei pressi  del rio Filighesos. In seguito avrebbero sentito sos archeologos de su Cabu de Susu dei paesi vicini e da ultimo, a sorpresa, sos archelogos de Miramonti tra i quali, per ultimo, a sorpresa, per tenerlo in ansia, il sospettato Andria Galanu. Nel frattempo  due militi avrebbero perlustrato  sa Tanca de s&#8217;Ena, nei pressi del rio, e la località de su Cànnau. Altri due furono inviati nella vicina zona di Murtis e Laoru, ad intercettare persone che si aggiravano nelle sterrate e nei sentieri campestri.  Il piantone Rustico Fanelli  e il brigadiere Alessandro Carrigni  sarebbero rimasti nella stazione per dare inizio agl&#8217;interrogatori.<img title="Continua..." src="http://www.angelinotedde.com/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">Ad una settimana dalla sepoltura bussò  al portone della Caserma di buon mattino il convocato Giommaria Mudulesu. Il piantone Fanelli gli aprì e, salutatolo, lo accompagnò  nell&#8217;ufficio del brigadiere, lo fece accomodare e si sedette come testimone per il verbale dell&#8217;interrogatorio.</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">- Sig, Mudulesu &#8211; cominciò il brigadiere Carrigni- Mi relazioni come si sono svolti i fatti del ritrovamento del morto ammazzato Antonio Pedde.-</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">-Brigadie&#8217;, però questa chiamata quasi mi offende, proprio a me che vi ho dato la notizia, volete interrogare?-</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">-Sig. Mudulesu, stia tranquillo, questa è la regola, ma non pensiamo manco lontanamente che ad ucciderlo sia stato lei. Noi però dobbiamo fare il nostro lavoro.-</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">-Va bene, allora comincio, dunque, compare Antonio, buonanima, il giorno prima, è passato a casa, per salutarci e dare la strenna al figlioccio Luigi. Gli abbiamo offerto un bicchierino di rosolio e un papassino e poi ci ha salutato dicendoci che avrebbe dato uno sguardo alla domus de janas de sa Rocca Ruja presso la valle del rio Filighesos e che in serata sarebbe passato a salutarci, prima di tornare a Miramonti.-</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">-Oltre a sua moglie e a suo figlio chi c&#8217;era in casa sua quando è venuto a trovarla?-</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify"><span id="more-3734"></span>-C&#8217;erano gli altri tre figli e qualche porcaro che entrava e usciva, ricordo Zulianu e Larentu, che gli hanno pure stretto la mano e fatto compagnia col rosolio, perchè io non bevo che me l&#8217;ha proibito su duttore.-</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">-Bene, prenda nota Fanelli, e dopo, quando ha visto che la sera non è passato a casa come mai non è andato a vedere subito la domus?-</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">-Brigadiere, mica ho pensato al male. Ho detto a mia moglie, compare Antonio se n&#8217;è andato subito in paese, solo la mattina, quando è passato a casa l&#8217;archeologo Andria Galanu, gli ho chiesto se avesse visto compare in paese, avendomi detto lui che non l&#8217;aveva visto, allora ho pensato al male e sono corso alla Rocca Ruja, sono salito alla domus e lì ho trovato morto in croce mio compare.-</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">-Dopo che cosa ha fatto?-</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">- Non ci ho pensato due volte, sono corso a casa, ho detto a mia moglie di sellare il cavallo, mi sono cambiato e sono corso in paese da voi.-</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">- Chi ha incontrato mentre veniva da noi?-</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">-Dunque, mi lasci pensare, a sa Punta de sas Tanchittas ho salutato il vecchio Canale che stava <em>pastorigando sa roba</em>, le pecore; prima di attraversare il rio Giunturas ho salutato e accennato al morto a Franziscu e Nigoletta Leseri in Silicaru, poi, in cima a sas Coas ho visto Nicolau Mitraglia che mi ha chiesto perché andavo così in fretta e gli ho riposto: -Brutte notizie! Infine, a Santa Maria de Aidos, davanti alla chiesa ho salutato comare Giorgetta Montiju che stava dicendo il Rosario, in Punta de Bona Note c&#8217;era compare Biglianu Uzas che stava sistemando un muro a secco e poi non ho incontrato più nessuno e sono arrivato in caserma!-</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">-Va bene, disse il brigadiere, l&#8217;interrogatorio è finito. Metta qui una croce e può tornare al lavoro.-</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">- Grazie, bigadie&#8217; ma io so mettere la firma!-</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">-Allora firmi qui, buongiorno e grazie!-</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">Mudulesu uscì rasserenato anche se diceva tra sé: &#8211; Cando istas mudu, niunu ti chircat, si faeddas ti ponent in rughe!-</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">-Il brigadiere disse al milite presente: -Domani mandiamo due colleghi a verificare gli alibi, venga sentita la moglie, il figlioccio, i porcari menzionati, Franziscu e Nigoletta Leseri in Silicaru, il vecchio Canale a sas Tanchitas, e Nicolau Mitraglia, Biglianu Uzas,  a visitare Giorgetta Montiju, appena rientrano i militi andiamo noi due.-</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">A mezzogiorno rientrarono in caserma gli altri quattro militi che dichiararono di non aver visto niente di irregolare sia nel territorio di Murtis e Laoru sia a Sassu Altu. Non c&#8217;erano movimenti strani di greggi e di uomini e i pastori interrogati non avevano visto nessuno, non si erano accorti di niente, salvo i conoscenti che andavano e tornavano da e a  Miramonti a macinare il frumento o a vendere del formaggio. Tanto la moglie, quanto il  figlio Luigi Mudulesu, i porcari Zulianu e Larentu, confermarono quanto detto in caserma, così anche il vecchio Canale, i due fratelli Leseri  di Silicaru e Nicolau Mitraglia confermarono i fatti.</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">In paese, nel botteghino di Piatta, c&#8217;era il solito ciarra ciarra, ma nessuno parlava più dell&#8217;ucciso. Le donne continuavano a portare da mangiare alle donne in lutto e i notabili, quando s&#8217;incontravano, si guardavano bene dall&#8217;accennare all&#8217;archeologo.  Il vicario, tutti i giorni, durante la messa, continuava a commemorare il defunto al quale in qualità di confratello della Santa Croce spettavano trenta messe di suffragio.</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">Solo tiu Nanneddu diceva apertamente che sos archeologos erano una manica di bugiardi, figli bastardi di Giuanne Ispanu, e che si sarebbero ammazzati tra di loro, visto che erano alla ricerca di chissà quale tesoro. I preti sguazzavano sui loro misteriosi incontri dal momento che alcuni archeologos portavano loro le statuette da benedire. Lui non credeva a niente e a niente avrebbe mai creduto, anzi credeva agl&#8217;ingranaggi degli orologi, ai portenti della macchina fotografica, ai risultati che otteneva con gli alambicchi mescolando olio di lentisco con quello d&#8217;oliva e di olivastro. A tiu Nanneddu, che secondo le santiche aveva ceduto la sua anima al diavolo, non dava credito nessuno, se si eccettua un ragazzino che con gli occhi sgranati ammirava l&#8217;uomo per il suo modo trasgressivo, pensando che da grande  gli sarebbe piaciuto essere come tiu Nanneddu, ma se ne guardava bene da dirlo al parroco in confessione. Intanto continuava a fare il chierichetto pavoneggiandosi ogni volta che si recava in processione o a qualche viatico oppure a benedire le case portando il secchiello dell&#8217;acqua santa.</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">Andria Galanu, per una settimana, non era uscito di casa, ma poi, insieme a Giuanne Malta, altro archeologo miramontano riprese ad uscire in perlustrazione, non tanto a Sassu Altu, quanto a Sassu Giosso nella necropoli  de su Murrone, a circa un&#8217;ora di cammino da Chirralza dov&#8217;era successo il fattaccio.</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">Qualcuno però, percorrendo il corso del fiume Filighesos, che scendeva in località Bados de Lové e giungeva a su Murrone, si aggirava tra tanche di cisto e macchie di lentisco gigante, non visto, per conseguire un altro maniacale piacere di marchiare la fronte di qualcuno de sos archeologos de su Cabu de Susu. L&#8217;anonimo individuo, che si muoveva veloce come una lepre tra  macchie di cisto e di lentisco , pensava in cuor suo di far fuori tutti sos archeologos de su Cabu de Susu.</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">Il brigadiere col milite Fanelli, lasciati gli altri quattro militi in caserma, si recò verso la stradetta che conduceva a s&#8217;Arcu, non lontano dalla chiesa parrocchiale, dietro il Comune nei cui pressi in una modesta casetta abitava l&#8217;eternamente nubile Giorgetta Montiju. La donna al vederli prese uno spavento, fatti entrare in casa i militi, offrì loro il caffé d&#8217;orzo e, si fece dire il motivo della visita:</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">-Una semplice domanda, disse il brigadiere, il giorno tal dei tali siete stata a dire il Rosario presso la chiesetta di Santa Maria de Aidos?-</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">La donna rispose di si e che vi era andata per sciogliere un voto per grazia ricevuta.</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">-Mentre stavate pregando è passato di lì per caso, a cavallo, Giommaria Mudulesu, il pastore de Nuraghe Aspru?-</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">La donna rispose di sì, aggiungendo che correva come una furia e che a stento l&#8217;aveva salutata.</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">-Va bene, concluse il brigadiere, volevamo sapere solo questo.-</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">Salutarono la donna e tornarono tranquilli in caserma.</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">A Miramonti le giornate si allungavano man mano e maggio col profumo delle rose dei giardini se ne stava andando. Le ragazze si recavano nelle campagnette vicine al paese a cogliere asparigi, finocchietti selvatici e tarassi. L&#8217;assiolo  mentre scendeva la sera faceva sentire il suo canto monotono e le ragazze da marito osavano chiedergli:</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">- Cucu bellu de cantare cantos annos bi cheret a mi cojuare?-</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">Attendevano la risposta contando i numeri dei cucù del volatile, felici quando questi erano in numero ridotto, sconciando il gioco quando l&#8217;uccello non la finiva più di cantare senza prendersi pause.</p>
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		<title>VII. I funerali di Antonio Pedde, l&#8217;archeologo assassinato a Miramonti di Ange de Clermont</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Mar 2012 21:22:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ange de clermont</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il giorno successivo alla perizia medico &#8211; legale, tiu Giuannandria Movimentu preparò una bara grezza, per il morto Antonio Pedde e con l&#8217;aiuto del becchino Birrocu, alla presenza di un parente inchiodò il coperchio sulla bara. Alle 9 del mattino giunse il vicario dalla parrocchiale preceduto da un corteo di dieci chierichetti, in tonaca rossa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il giorno successivo alla perizia medico &#8211; legale, tiu Giuannandria Movimentu preparò una bara grezza, per il morto<a href="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/03/funerale.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3691" style="margin: 5px;" title="funerale" src="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/03/funerale-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" /></a> Antonio Pedde e con l&#8217;aiuto del becchino Birrocu, alla presenza di un parente inchiodò il coperchio sulla bara. Alle 9 del mattino giunse il vicario dalla parrocchiale preceduto da un corteo di dieci chierichetti, in tonaca rossa e cotta bianca, il più grandicello, portava tutto pomposo la croce di legno nera, mentre dopo il vicario seguivano il prof. don Grixone, il vice vicario don Arica e i due chierici maggiori Lucio Foe e Matteu Pedde. Dietro il clero seguivano la moglie e le due figlie del defunto con le consorelle delle Vergine del Rosario e i confratelli della Santa Croce. Tutti rispondevano ai versi del Miserere intonato dalla stentorea voce di don Grixone.<img title="Continua..." src="http://www.angelinotedde.com/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miserere mei Deus, secundum magnam misericordiam tuam./ Amplius lava me ab iniquitate mea: et a peccato meo munda me&#8230;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong>Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; /nella tua grande bontà cancella il mio peccato./Lavami da tutte le mie colpe,/mondami dal mio peccato&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Davanti al convento carmelitano abbandonato altri miramontani erano in attesa del corteo, disquisendo sul morto, su chi l&#8217;avesse eliminato, sul mistero della protòme taurina, sugli altri archeologos sardos di Miramonti, ma soprattutto su Andria Galanu, additato come il sicuro assassino di Antonio Pedde. Tutti concludevano: si detestavano troppo, non può essere che Andria.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3689"></span>Nel frattempo il corteo, concluso l&#8217;irto cammino de Caminu de Cunventu, aveva occupato tutto lo spazio antistante alla camera morturia. Quattro parenti tolsero fuori la bara, ricoperta da un drappo nero con croce bianca, e mentre il vicario benediceva con l&#8217;acqua santa, la portarono nella chiesa del Carmine, accogliente anche se in degrado, per via della cacciata dei frati da parte del governo massonico italiano, scomunicato perché aveva soppresso gli ordini religiosi e confiscato tutti i i loro beni di cui molti lestofanti laici avevano abusato senza nessun vantaggio per il nuovo Stato, sorto sotto cattiva stella e la solenne scomunica dei Papi. I cattolici, lontani dal potere politico ed emarginati, lasciavano fare alle varie camarille liberaldemocratiche e massoniche anche se i protagonisti dell&#8217;Unità, fatta con i piedi, uno dopo l&#8217;altro abbandonavano questo mondo per presentarsi a San Pietro con una gran faccia di cartone. Tra gli ultimi a passare nell&#8217;oltretomba erano stati Garibaldi, eroe spadaccino, e il re Vittorio Emanuele II, rozzo e donnaiolo, ma d&#8217;intuito fino, un pò come i contadini di scarpe grosse e cervello fino.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vicario e il corteo, raggiunto l&#8217;altare, dopo un&#8217;altra aspersione al defunto, iniziò la Santa Messa funebre per l&#8217;archeologo. I fedeli seguirono la cerimonia con compunzione, ma parecchi uomini rimasero fuori, a mani in tasca, a bivaccare e a tesssere i difetti del morto: di buon famiglia ed educazione e come Giosi Balchi aveva trascorso cinque anni in seminario, poi si era dato a questa passione, trascurando il patrimonio e riducendo, per vivere, la sua proprietà, si mormorava,  grazie alla moglie gran mani bucate.</p>
<p style="text-align: justify;">-Tutto sommato non era malvagio,  trattava bene con tutti, salvo con  i suoi riottosi e pestilenziali colleghi.-</p>
<p style="text-align: justify;">Al momento della predica il vicario pronunciò poche, ma lusinghiere parole sulla fede del defunto.</p>
<p style="text-align: justify;">-In questi tempi in cui tutti combattono Santa Madre Chiesa e la irridono, alcuni arrivano a maltrattare i suoi rappresentanti in modo sprezzante e subdolo, pensando che al di là di questa terra non ci sia né Dio né il Paradiso, né il Purgatorio e tanto meno l&#8217;Inferno. Questo nostro sfortunato fratello aveva una fede forte e robusta e certo non l&#8217;avrebbe venduta per trenta denari. Un altro suo pregio è stato l&#8217;attaccamento alla moglie e alle due figlie, che ha sempre amato teneramente. Un difetto, se tale può dirsi, era questa sua passione per le cose antiche e sicuramente per questo è stato soppresso da qualche anima posseduta dal demonio. Preghiamo per lui e stiamo accanto alla famiglia, oggi colpita da un lutto insopportabile, se non fossimo cristiani. Che Iddio porti Antonio Pedde in Paradiso e dia conforto alla vedova e alle due figlie! Amen.-</p>
<p style="text-align: justify;">Ultimata la Messa, il feretro nuovamente asperso, fu portato via, mentre prof. don Grixone intonava il canto <em>In Paradisum deducant te Angeli</em>&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">I fedeli e il resto dei presenti che non avevano partecipato alla Messa, restando fuori della chiesa come somari, si accalcarono intorno alla vedova e alle figlie che, ammutolite dal dolore, ricevettero il caloroso abbraccio dei paesani che raramente mancavano ai funerali, tolto qualche scomunicato massone, che provava nausea per l&#8217;incenso come il diavolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il morto, per sua stessa volontà, fu seppellito, nel campo destro all&#8217;interno del cimitero, in una fossa accanto ad un cipresso. Tiu Giuannandria Movimentu giunse all&#8217;ultimo momento con la croce di legno che fu issata sul tumulo. Sopra c&#8217;era scritto Antonio Pedde (1833-1889).</p>
<p style="text-align: justify;">Come di consueto molti uomini andarono ad affollare il botteghino del vulvuese in Piatta, per non portare la morte a casa, le donne entrarono nell&#8217;oratorio secentesco della Vergine del Rosario, per allontanare la tristezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Le campane avevano suonato a morto fino alla fine delle esequie e finalmente tacquero.</p>
<p style="text-align: justify;">Clero e chierichetti, tornati nella parrocchiale, si tolsero le tuniche e tornarono alle loro case, mentre il vicario restò in sacrestia, per sbrigare le pratiche del defunto e raccomandarlo alle Anime del Purgatorio che godevano di un altare con tanto di quadro ad olio da cui sembravano venir fuori anime e fiamme.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Arma andava predisponendo i documenti richiesti dal pretore e rinviava ad altro giorno le indagini che, iniziate, erano state subito interrotte. Il brigadiere però durante il pranzo frugale cominciò a chiedere agli altri cinque militi che cosa ne pensassero.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi non fecero che ripetere quanto si vociferava in paese: tra il detto defunto e il noto Andria Galanu non correva buon sangue, quindi le indagini potevano ben partire dal detto Galanu, persona in fumo di sospetto, e massimamente esperto archeologo. Si diceva anche che costui avesse avuto da Giuanne Ispanu una carta di tutto il territorio anglonese con l&#8217;indicazione criptata di tutti le domus, i nuraghi e altri siti preistorici dove i loro antenati selvaggi non solo sacrificavano al dio Toro e alla Grande Madre ogni tipo di animale, ma anche tenere fanciulle, delitto esecrando! Che forse, la disamistade tra il Pedde e  il Galanu era incominciata per via di questa carta segreta che quest&#8217;ultimo teneva nascosta in località inaccessibile. Solo il detto Galanu poteva accedervi non visto e man mano percorrere il territorio per indagare su questi siti segretati. A tutto ciò si aggiunga il carattere spigoloso del Galanu, buono e caro quanto vuoi, quando era di buon umore, ma iracondo e terribile se andava in ira. In più era in fumo di anarchia. Insomma, di che indagare ce n&#8217;era un carrettone. Bisognava però andarci piano, perché l&#8217;uomo era potente e se si girava sapeva anche chiedere aiuto al suo parente Brancone che disponeva di killer efficienti anche dopo la morte del marito di Maria Giusta Molinas notoriamente dedito a quella professione ed eliminato dal pretore lombardo maniaco.</p>
<p style="text-align: justify;">Il discorso morì alla fine del pranzo senza ulteriori approfondimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">La giornata s&#8217;immalinconiva, mentre il frumento verdeggiante veniva mosso da un leggero venticello. L&#8217;asfodelo fioriva come un giglio pallido, mentre il cisto andava coprendosi di delicati fiorellini ed espandeva intorno  il consueto profumo agreste. Le rondini volteggiavano ovunque. Nel cielo limpido il vento cercava di spazzar via qualche nuvoletta impertinente che si attardava sul cielo di Miramonti.</p>
<p style="text-align: justify;">Mudulesu e il porcaro Zulianu, arrivati a cavallo in paese, per partecipare ai funerali, si apprestavano a ritornare a casa, in Sassu Altu, dove qualcuno, colmo d&#8217;ebbrezza per il delitto compiuto, già architettava un altro colpo e pensava con piacere alla necropoli de su Murrone, nei pressi di Baldedu, in Sassu Giosso, dove i fratelli Oltei, laboriosi come somari, andavano pensando a maritarsi alla fine dell&#8217;estate.  Le domus de su Murrone, scavate nella roccia come ipogei, che avevano accolto un numero considerevole di cenere defuntoria, erano in parte impraticabili e stimolavano da tempo la curiosità de sos archeologos de su Cabu de Susu. Chi avrebbe per primo tentato l&#8217;impresa e che fine avrebbe fatto? Occorreva che due destini, di cui uno soccombente, s&#8217;incontrassero nello stesso luogo, nello stesso giorno e alla stessa ora.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>VI. Le prime indagini sull&#8217;archeologo morto ammazzato a Miramonti   nel 1889 di Ange de Clermont</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 09:41:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ange de clermont</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Appena il cielo iniziò a schiarire il pretore di Vulvu col brigadiere e con due militi lasciarono la caserma a cavallo diretti al rio Filighesos presso la domus sulla roccia rossastra per rimuovere il cadavere dell&#8217;archeologo miramontano Antonio Pedde, vegliato nella notte da un milite e dal pastore Mudulesu del Nuraghe Aspru. Ci vollero due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Appena il cielo iniziò a schiarire il pretore di Vulvu col brigadiere e con due militi lasciarono la caserma a cavallo diretti al rio Filighesos presso la domus sulla roccia rossastra per<a href="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/02/CARAB_CAV_maremma_G.jpg"><img class="size-medium wp-image-3643 alignright" style="margin: 5px;" title="Carabinieri a cavallo" src="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/02/CARAB_CAV_maremma_G-300x207.jpg" alt="" width="300" height="207" /></a> rimuovere il cadavere dell&#8217;archeologo miramontano Antonio Pedde, vegliato nella notte da un milite e dal pastore Mudulesu del Nuraghe Aspru. Ci vollero due ore di cammino per raggiungere la località, lanciando di tanto in tanto al trotto i cavalli. Passati davanti alla chiesa di Santa Maria Bambina, detta anche, de Aidos, raggiunto il rio Giunturas, che in altimetria degrada almeno duecento metri da quella del paese, posto a 450 metri sul livello del mare, giunsero a sa Punta de sas Tanchittas e via a spron battuto verso il rio Filighesos.</p>
<p style="text-align: justify;">I due custodi del cadavere si erano svegliati presto e avevano preparato due fascine di cisto su cui legarlo. Il brigadiere, il pretore e il milite, appena raggiunta la domus, diedero l&#8217;ordine di calare dalla grotta il cadavere dell&#8217;archeologo. Due militi col pastore Mudulesu entrarono nella grotta, sollevarono il cadavere ormai freddo del morto, lo poggiarono sulla fascina di cisto e lo legarono con robuste corde. Farlo uscire da quella porticina non fu facile e poiché il morto era a braccia aperte, chiesero al pretore l&#8217;autorizzazione di spezzargli le braccia, per piegarle in forma rituale e trasportarlo fuori della grotta. Mudulesu, il più esperto uscì per primo dalla domus e si ancorò agli spuntoni esterni, così da supportare energicamente la fascina di cisto e orientarla correttamente, mentre i due militi la spingevano fuori, tenendo da un capo all&#8217;altro, con due corde, il cadavere e la fascina a mo&#8217; di barella. Il cadavere scivolò così fino a toccare terra dove l&#8217;altro milite e il brigadiere la spostarono in modo tale che il pretore potesse osservare il poveretto. Il magistrato notò subito il marchio sulla fronte e al lato destro della tempia abrasioni medie, guardando per i fianchi osservò che l&#8217;abito era rotto da una larga fessura attraverso la quale si notava l&#8217;effetto d&#8217;una stilettata che aveva procurato al morto un&#8217;evidente emorragia. Capì subito che l&#8217;uomo era stato pugnalato di fianco dall&#8217;assassino, steso con un colpo contundente alla tempia e poi marchiato in fronte con il marchio di una protòme taurina arroventata. Volle vedere anche la bisaccia e notò subito i ferri del mestiere: una cazzuola, una piccozza, un martello, uno scalpello e poi una sacchetto con due boccette ripiene una certamente d&#8217;acqua e l&#8217;altra d&#8217;olio, più tre crocifissi; nell&#8217;altra tasca della bisaccia vi era del pane del formaggio e un pezzo di lardo. Il pretore divenne nervoso per lo spettacolo raccapricciante a cui pure era abituato e, sigillata con due corde le sacche della bisaccia, diede ordine di trasferire il cadavere oltre il fiume e condurlo in alto nei pressi de s&#8217;istrampu del rio, dove il porcaro Zulianu, servo di Mudulesu, aveva approntato un carro da buoi, per condurre il cadavere in paese. Il pretore impartì l&#8217;ordine di partire e si rassegnò a seguire quel rozzo carro funebre trainato da buoi. Passarono due ore e mezzo prima di raggiungere, nei pressi di Codinas, sa Punta de Bona Notte. Dopo una breve sosta il carro continuò verso Caminu de Litu e quindi in via Garibaldi, fino alla casa del morto, dove le donne cominciarono un tristissimo lamento senza ottenere la restituzione del caro estinto che per legge doveva essere condotto nella camera mortuaria del Camposanto, per essere esaminata dal medico legale di Vulvu dr. Donaru, che aveva sostituito il vecchio dr. Pische, dopo l&#8217;assassinio di Maria Giusta Molinas, Anna Maria Brinca e il sicario.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3642"></span>Il mesto corteo proseguì con lamenti inenarrabili finché, giunti al cimitero, il cadavere fu sottratto all&#8217;affetto delle donne e alla curiosità degli uomini e deposto su un tavolaccio di legno nella camera mortuaria. Il dr. Donaru, allontanatasi la gente, spogliò il cadavere con l&#8217;aiuto del becchino Birrocu, e vide chiaramente le cause di morte dell&#8217;archeologo: una profonda stilettata al fianco destro, mentre , seduto, si apprestava ad alzarsi per prendere qualche oggetto in direzione sinistra. L&#8217;assassino era seduto davanti al bivacco improvvisato, alla destra del morto che aveva potuto colpire agevolmente senza dargli opportunità di scampo. Gli aveva macciullato il fegato, sferrato un colpo con legna o pietra al lato sinistro della testa, la tempia destra, e una volta persi i sensi, scaldando sul fuoco il marchio dalla protome tuarina, lo aveva steso a pancia in su e colpito con precisione da macellaio, e di nuovo lo aveva stilettato al centro della fronte con il marchio rovente, quindi capovoltolo, lo aveva abbandonato con calma nella domus de janas e con altrettanta glacialità se l&#8217;era svignata, probabilmente non visto da nessuno.</p>
<p style="text-align: justify;">Si erano fatte le undici e nel paese man mano si diffusero i risultati della perizia medico-legale, la gente restò inorridita, e cominciò a dire che trattavasi sicuramente di una vendetta tra gli stessi archeologi. Li passarono in rassegna ad uno ad uno e siccome più di una donna aveva visto nella mattinata a cui risaliva la morte, passare a s&#8217;istradone Andria Galanu, si fece in fretta a gettare i sospetti sul prediletto di Giuanne Ispanu.</p>
<p style="text-align: justify;">In Funtanedda qualcuna parlando sottovoce mormorava: &#8211; Coma&#8217;, io non ci metto la mano nel fuoco, ma quell&#8217;uomo, anarchico com&#8217;è, sicuramente in peccato mortale, tentato dal diavolo, non ci ha messo molto ad eliminare Antonio Pedde, confratello di Santa Croce e prediletto dal vicario. L&#8217;uomo è troppo azzardato. Certe volete ti fa certe occhiate di desiderio, da indurti quasi a compiere il peccato, anima mia libera, coma&#8217;!- Rispondeva l&#8217;altra:- Coma&#8217; lo volete sapere che io la penso allo stesso modo. Quello è bello come Lucifero, con quegli occhi azzurri cangianti, ma dallo sguardo peccaminoso coma&#8217;, anima mia libera!-</p>
<p style="text-align: justify;">Una scambiava le impressioni con l&#8217;altra e in men che non si dica, al rientro da Funtanedda, una comare la contava all&#8217;altra, una sorella all&#8217;altra e fu come dare il bando da parte di Stocchini che Andria Galanu aveva accoppato Antonio Pedde.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sospettato, manco a farlo a posta, alle undici si era recato in caserma dov&#8217;era stato convocato, aveva atteso per un&#8217;ora e stava quasi per andarsene, quando giunse in caserma il pretore col brigadiere, mentre due militi stavano a custodia del morto.</p>
<p style="text-align: justify;">-Buongiorno dottore e buongiorno brigadiere- fece Andria- rivolto al pretore e al brigadiere.</p>
<p style="text-align: justify;">-Buongiorno sig. Galanu! Ha udito del collega morto?-</p>
<p style="text-align: justify;">-Si, ne sta parlando tutto il paese! Ma altro non saprei dirle.-</p>
<p style="text-align: justify;">-Certo tra voi archeologos sardos le amicizie non abbondano. Non sa dirmi proprio nulla: un indizio, qualche episodio increscioso, qualche nome.-</p>
<p style="text-align: justify;">-Per quanto io ne sappia le nostre antipatie non erano tali da spingere all&#8217;omicidio!-</p>
<p style="text-align: justify;">-Brigadiere, disse il pretore, stiliamo il verbale della rimozione del corpo, attenda la perizia del dr. Donaru e mi faccia avere tutto a Vulvu. Io parto perché si fa tardi ed ho altri impegni da sbrigare in sede. Rinvii l&#8217;interrogatorio del Galanu ad altro momento, ora c&#8217;interessano le formalità di base.-</p>
<p style="text-align: justify;">-Ai suoi ordini, dottore. Sig. Galanu, verrà convocato in altro momento. Buongiorno.-</p>
<p style="text-align: justify;">Andria salutò e raggiunse, a passi svelti, la sua casa,dopo aver attraversato Piatta, sentendosi addosso il sospetto da parte dell&#8217;Arma e forse non solo di quella: tiu Micheli aveva smesso di battere sull&#8217;incudine, tiu Mudadu di piallare, tiu Pileri di fumare, e Antoni Luisi Corsu l&#8217;aveva osservato con quella faccia di massone.</p>
<p style="text-align: justify;">La moglie lo accolse alla porta preoccupata e cominciò a fargli il quarto grado come se le fosse stato infedele.</p>
<p style="text-align: justify;">La sera avanzava e ormai nel paese si mormorava non solo nelle conventicole femminili, ma anche nei botteghini, a bassa voce, in crocchio, in quelle maschili.</p>
<p style="text-align: justify;">Andria con calma rassicurò la moglie dicendole che egli sapeva il fatto suo, che ad un innocente non si poteva fare del male e, in quanto alla gente, come apriva bocca per dare le colpe a qualcuno, allo stesso modo l&#8217;apriva per riconoscerne l&#8217;innocenza. E per consolare la moglie ricordava il triplice assassionio dell&#8217;82 e come, alla fine, la triste verità del pretore lombardo era venuta a galla, grazie alla calma e alla prudenza del maresciallo maggiore Zavattaro, alla saggezza del vicario e alla collaborazione delle giovani santicche del paese. La donna si calmò, ma non rivolse per tutta la sera la parola al marito che, ben sapendo che forse per secondo, dopo l&#8217;assassino, aveva fatto visita all&#8217;assassinato, ed era stato omertoso, per evitare sospetti, ed ora finiva per suscitarne molti di più che se avesse detto tutto a tutti. Mantenne, tuttavia, la calma. cenò e al suono dell&#8217;Ave Maria, accusando un lieve malore, andò a dormire. La moglie lo raggiunse quando lui, in preda ad un incubo, cominciò ad agitarsi nel letto sussurrando un nome che la moglie non riuscì a capire. Tutto ciò non fece che impressionare la donna che si addormentò tardi e sognò il marito tra due carabinieri, mentre lo portavano via di casa.</p>
<p style="text-align: justify;">A Miramonti, mentre scendeva la sera, il chiacchiericcio delle case aveva un solo argomento con domanda: chi ha ucciso Antonio Pidde?-</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta prevalente era una sola, ma qualche altra si faceva strada nella testa dei miramontani.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Arma, dopo una giornata così faticosa, non voleva sforzare il cervello inutilmente: il morto era morto e non c&#8217;era da fare niente. Chi fosse stato avrebbe potuto venire a galla prima o poi oppure come spesso avveniva tutto sarebbe sprofondato nell&#8217;oblio e nel mistero come se niente fosse stato. Era inutile rompersi il capo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vicario si macerava perché, dopo anni di calma, il diavolo era ricomparso nel paese e da omicida aveva compiuto il misfatto. Bisognava pregare per il defunto e sia pure nella chiesa del Carmine preparagli un funerale degno di un confratello della Santa Croce, contitolare parrocchiale con San Matteo Apostolo. Prima di mettersi a letto l&#8217;anziano vicario recitò un rosario di requiem per il defunto e, andato a letto, dormi sereno.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese, invece, i diavoli si permisero di comparire nelle strade e nei vicoli e un vento fastidioso si levò avvolto dalla notte e andò a bussare scomposto nelle case e nelle finestrelle.</p>
<p style="text-align: justify;">A Sassu Altu qualcuno che aveva venduto l&#8217;anima al diavolo, quasi si rallegrava dell&#8217;assassinio che certamente sarebbe rimasto impunito come tanti altri delitti.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Il marchio della Protòme Taurina – V. Le chiacchiere del paese sull&#8217;archeologo assassinato di Ange de Clermont</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 08:17:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ange de clermont</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il pretore di Vulvu accolse il milite della stazione di Miramonti giunto a cavallo per la triste notizia dell&#8217;archeologo assassinato. -In quale domus l&#8217;hanno accoppato quest&#8217; impiccione?- -Presso il rio Filighesos, quella domus delle roccia che fa parete alla sponda opposta venendo da Miramonti.- -Uh, ho capito, perbacco, sempre nel Sassu avvengono i delitti nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il pretore di Vulvu accolse il milite della stazione di Miramonti giunto a cavallo per la triste notizia dell&#8217;archeologo assassinato.</p>
<p style="text-align: justify;">-In quale domus l&#8217;hanno accoppato quest&#8217; impiccione?-</p>
<p style="text-align: justify;">-Presso il rio Filighesos, quella domus delle roccia che fa parete alla sponda opposta venendo da Miramonti.-</p>
<p style="text-align: justify;">-Uh, ho capito, perbacco, sempre nel Sassu avvengono i delitti nel vostro territorio. Bella galoppata, mi tocca fare, ma per il Re e per l&#8217;Italia attenda che vengo subito, naturalmente non <a href="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/01/NULVI_PANORAMA_125.jpg"><img class="size-medium wp-image-3620 alignleft" style="margin: 5px;" title="NULVI_PANORAMA_125" src="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/01/NULVI_PANORAMA_125-300x197.jpg" alt="" width="300" height="197" /></a>oggi, ma domattina ci si muove da Miramonti. Vengo a pernottare nella vostra caserma e domani mattina presto si va sul posto.-</p>
<p style="text-align: justify;">Il pretore chiamò un inserviente, fece sellare il suo cavallo e seguì malinconicamente il milite, dicendosi che aveva scelto un bel mestiere, quello del becchino, ah, avesse potuto cambiare, lo avrebbe fatto volentieri. Accidenti agli archeologi e ai miramontani, gentaccia, abigeatari, omicidi, omertosi, incivili tutto sommato.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sole aveva oltrepassato il mezzogiorno da un bel pezzo e i due marciavano tra mulattiere e sterrate che portavano a Miramonti col sole in faccia, tanto che i due cavalli, a tratti s&#8217;infastidivano.</p>
<p style="text-align: justify;">In paese tutti sapevano tutto o s&#8217;inventavano almeno una parte di tutto. Per alcune donne e i loro uomini fit lantadu a balla (ucciso a pallettoni), per altre si era sfraccellato cadendo dal costone roccioso di rio Filighesos, per altre sicuramente gli spiriti delle domus lo avevano ammazzato per soffoccamento., anima mia libera! I bambini dai quattro anni in su ascoltavano i genitori in casa e fuori ,per la strada le chiacchiere dei vicini e, purtroppo, si preparavano ad una notte d&#8217;incubi. A sa Niéra dove si piangeva il morto la maggior parte delle donne si erano recate ad abbracciare la moglie e le due figlie e di tanto in tanto una delle tre in lutto si lasciava andare ad un lamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi anche le voci si erano attenuate e la notte più nera del solito era scesa a coprire fortune e miserie dell&#8217;antico borgo medievale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vicario, con la candela accesa sulla scrivania, vegliava in preghiera e si percuoteva il petto per l&#8217;incapacità di condurre il suo gregge a Dio. Prima di mettersi a letto cominciò a domandarsi chi poteva aver ammazzato l&#8217;archeologo Pedde. il più caro a Giuanne Ispanu e il più anziano di tutti quelli che Miramonti nutriva a pane e lardo. Poteva trattarsi di una vendetta, ma con quale scopo? Gli è che quando il demonio s&#8217;impossessa di un&#8217;anima non va tanto per il sottile e al momento di massimo dominio la induce al peggiore dei peccati: un fratello che uccide l&#8217;altro fratello.</p>
<p style="text-align: justify;">Si addormentò con la corona del rosario sul petto, ma i suoi sogni furono turbati da visioni infernali: gli sembrava di trovarsi davani a San Pietro e un diavolo cornuto lo accusava di non aver fatto un bel niente per le anime di Miramonti, anzi, perdendo spesso la pazienza li aveva allontanati dalla frequenza in parrocchia, e lui a difendersi&#8230;Finché l&#8217;incubo non si dileguò e dormi in serenità.</p>
<p style="text-align: justify;">In caserma, invece, il brigadiere, ormai tanti anni a Miramonti, con i militi si domandava chi poteva avere interesse ad uccidere Antonio Pedde che, a parte le arie per la passione di archeologo, era una brava persona e migliore sarebbe stata se non avesse assunto a tratti un atteggiamento di sufficienza nei confronti degli altri archeologi che, per questo motivo, lo detestavano. Mentre si scambiavano queste impressioni giunse il pretore con un altro milite. Gli diedero la camera predisposta per lui che non volle nemmeno ascoltarli e dopo aver bevuto un bicchiere di latte caldo se nera andato a dormire, già affaticato, per quanto lo attendeva il giorno seguente.</p>
<p style="text-align: justify;">La moglie di Mudulesu, saputo che il marito con un milite avrebbe pernottato nei pressi della domus ormai tomba del morto ammazzato, portò loro un pò di minestrone di verdure per riscaldarsi, due stuoie e una coperta di lana da lei lavorata al telaio, e si congedò da loro tornando a casa con l&#8217;animo gravato dal peccato che aveva compiuto nella mattinata con l&#8217;amore mancato. Prese il rosario e cominciò a dirselo, chiedendo perdono a Dio per quella mancanza e promettendo che un peccato del genere non l&#8217;avrebbe più commesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella radura rane e grilli, cani e volpi facevano sentire i loro strani guaiti, mentre le pecore e i maiali, raccolti negli ovili venivano guardati nella notte da occhi rivolti al buoio, solo le stelle parevano ignorare il trambusto delle cose che avveniva a Sassu Altu. Il mondo era andato sempre così e diversamente non poteva andare finché pastori e animali si aggiravano in quell&#8217;immenso tavolato miocenico che offriva la sua vista a Miramonti e poi precipitava rovinosamente nel costone in su campu de Utieri dove il grano andava assumento colorito giallo e i fiumi e i ruscelli tendevano al magro.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Times New Roman', 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;"><span class="Apple-style-span" style="font-size: medium; line-height: normal;"><span style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-size: small;"><span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px; line-height: 19px;"><br />
</span></span></span></span></p>
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		<title>Il marchio della Protòme Taurina – IV. Agitazione a Miramonti per l&#8217;archeologo ammazzato  di Ange de Clermont</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 09:34:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ange de clermont</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giommaria Mudulesu, di solito tranquillo, mentre scendeva da Sassu Altu verso Chirralza e il rio Filighesos, non riusciva a capire perché si era tanto agitato, ma il presagio di qualche disgrazia gli attanagliava l&#8217;animo. Affrettò il passo e raggiunse il rio Filighesos, lo attraversò nel tratto più magro e raggiunse la domus de janas sulla parete [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Giommaria Mudulesu, di solito tranquillo, mentre scendeva da Sassu Altu verso Chirralza e il rio Filighesos, non riusciva a capire perché si era tanto agitato, ma il presagio di qualche disgrazia gli attanagliava l&#8217;animo. Affrettò il passo e raggiunse il rio Filighesos, lo attraversò nel tratto più magro e raggiunse la domus de janas sulla parete della roccia rossastra, si arrampicò sugli spuntoni, non prima d&#8217;aver colto un pò d&#8217;erba secca per illuminare la domus, raggiunse l&#8217;imboccatura quadrata di quella che era detta casa delle fate e non tomba delle genti prenuragiche, e ci si buttò dentro.  Con le pietre focaie che non abbandonavano mai le sue tasche e con quel pò d&#8217;erba secca, accese un minuscolo falò, e orrore, gli uscì dalla gola un grido  strozzato e lamentoso: compare meu Antoni, bos ant mortu, compare Antonio vi hanno ammazzato. Gli toccò la fronte e, vedendo il marchio,  con sangue rappreso, continuò ad urlare: compare Antoni bos ant mortu!</p>
<p style="text-align: justify;">Abbandonò subito la grotta, oltrepassò il fiume, e correndo come mai aveva corso in vita sua, raggiunse il casolare a duecento passi dal nuraghe Aspru, entrò in casa e alla moglie che lo vide stravolto, urlò: -Ant mortu a compar&#8217;Antoni!</p>
<p style="text-align: justify;">-Hanno ucciso  compare Antonio? Oih che disgrazia! E come fai a dire che l&#8217;hanno ucciso?-</p>
<p style="text-align: justify;">-Come Gesù  Cristo sulla croce l&#8217;hanno ucciso! L&#8217;assassino l&#8217;ha trafitto alla fronte con uno strano disegno! Sellami il cavallo che corro in paese a dirlo ai carabinieri e avvertimi Andria!-<img title="Continua..." src="http://www.angelinotedde.com/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2011/12/SMAidos-esterno.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3578" style="margin: 5px;" title="Chiesa di Santa Maria 'e Aidos" src="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2011/12/SMAidos-esterno-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Maria corse a sellare il cavallo del marito, un baio abbastanza snello, e il marito, indossata una giacca di orbace, montò sulla sella e a spron battuto si diresse a Miramonti, mentre il cuore gli sussultava nel petto. Raggiunse velocemente sa punta de sas tanchittas, ma non rallentò la corsa e poi scese a tutto sprone verso la parte bassa e magra del rio Giunturas, passò davanti a sas Coas e via su su fino a Santa Maria de Aidos.  Nostra Segnora mia!- sussurrò passando davanti alla chiesetta  e percorrendo il sentiero irto che lo portava a Santu Miale, passò a Punta de Bona Notte, attraversò sferragliando Codinas, un vasto pianoro di roccia miocenica, costeggiò il bosco dei Frassini, spronò il cavallo verso Caminu de Litu e bloccato il cavallo davanti alla Caserma, salì i gradoni che lo condussero al portone e bussò. Il piantone aprì e visto l&#8217;uomo stravolto, esclamò: -Che c&#8217;è, che cosa e successo, sig. Mudulesu?-</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3577"></span>L&#8217;uomo prese fiato e a voce alta esclamò:- Hanno ammazzato mio compare Antonio Pedde, l&#8217;archeologo. L&#8217;hanno ammazzato nella domus de janas del costone rosso di rio Filighesos, è la dentro a pancia in aria, con gli occhi aperti, e con la fronte stilettata!-</p>
<p style="text-align: justify;">Accorsero altri due militi e il brigadiere , lo invitarono a darsi una calmata e lo sottoposero ad un minuto interrogatorio e infine, il brigadiere diede ordine di sellare due cavalli della stazione e, accompagnati, da Mudulesu anche lui rimontato a cavallo, si avviarono verso il luogo del delitto.</p>
<p style="text-align: justify;">La donna delle pulizie che aveva sentito tutto chiaramente, salutò il piantone e l&#8217;altro milite, e corse in chiesa dal vicario a raccontargli la notizia. Il vicario, scosso per la ferale notizia, mormorò un requiem e diede la brutta notizia alle ultime beghine santicche che erano rimaste in chiesa. Fu come un invito a dare il bando anche perché Antonio Pedde era confratello della Santa Croce e la moglie consorella di Nostra Signora del Rosario. Alcune donne scesero a s&#8217;Istradone, altre si diressero in Piatta e altre verso Carrela de su Putu, una soltanto verso sa Niera. In breve tutto il paese, pur abituato ai morti ammazzati del Sassu, fu preso dal panico. Le mamme richiamarono a casa i bambini  che giocavano nei patii e nelle strade, tutte sentirono la necessità di sapere dove e come avevano ammazzato Antonio Pedde, una ebbe la faccia tosta di portare la notizia alla moglie che cuoceva il pane nel forno della stalla con due figlie adolescenti che l&#8217;aiutavano. Il morto abitava in via Garibaldi 23, nella strada dei nobili Grixone con i quali era imparentato, e in un baleno tutti gli abitanti della strada furono davanti alla porta della vedova a fare le condoglianze di un morto ancora assente.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu un pianto sommesso in mezzo  a cui si sentiva l&#8217;urlo dolente della moglie Chiaramaria e il singhiozzare delle due figlie, Giorgia e Serafina. Delle comari si offrirono a continuare l&#8217;infornata e la povera vedova si spostò nella camera del caminetto e lì cominciò a ricevre gli abbracci ancora incredula per un marito morto che ancora non aveva visto.</p>
<p style="text-align: justify;">Due ore passarono in fretta e il brigadiere, constatato che il morto era il detto Antonio Pedde, lasciato un milite presso la grotta con Mudulesu, aveva raggiunto il paese, inviato a Vulvu un milite a cavallo a spron battuto, per avvertire il pretore e attendere gli ordini, pensò di presentarsi alla moglie del morto per recargli la ferale notizia che già altri le avevano portato. La donna non poté fare altro, davanti al brigadiere, che accasciarsi e svenire. Le comari più strette si precipitarono su di lei, le passarono uno straccio bagnato sulla fronte, le fecero annusare del mirto e la donna, si riprese lentamente, piangendo il suo dolore e intonando un lamento  Maridu meu caru!/Ite mala fada,/In mesu su caminu/mortu t&#8217;at zente mala./Maridu meu caru!/Ite mal&#8217;acunortu,/in mesu a su caminu /zente mala t&#8217;at mortu./ Maridu meu caru /ite malu fadu!/a feridura a balla/mortu ses bisestradu./Maridu meu caru,/ite mala sorte!/Male lu paghet Deus/a fagher custa morte./</p>
<p style="text-align: justify;">Mio caro marito/che destino infame/In mezzo alla strada/t&#8217;ha ucciso gente perversa/Mio caro marito/a quale disgrazia destinato/colpito a pallettoni/morto e sfregiato/Mio caro marito/che sorte nera/Che Iddio li ripaghi/con questa stessa morte/</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo Maria Massidda, la moglie di Mudulesu, era accorsa dentro il Nuraghe Aspru, quasi buttandosi addosso ad Andria Galanu, che data un&#8217;antica storia di gioventù, abbracciò al lume di candela la donna in lacrime, e appena seppe che il marito si era recato in paese, l&#8217;attirò forte a sé come per consolarla, sfiorandole quelle labbra che aveva baciato in gioventù.</p>
<p style="text-align: justify;">La donna provò un brivido antico e i due finirono sulla paglia stipata nel nuraghe e si lasciarono travolgere dalla passione adulterina. Andria, per un verso si liberò dalla tensione che aveva provato vedendo il collega morto ammazzato  e la donna che aveva sposato un uomo freddo, per una volta si lasciò travolgere dalla passione d&#8217;amore. Non si dissero una parola e rapidamente si rimisero a posto e la donna si avviò lesta verso il casolare onde evitare chiacchiere da parte dei porcari e dei terachi che vigilavono sui beni del padrone.</p>
<p style="text-align: justify;">Andria, alto e robusto, rosso di capelli e con gli occhi azzurri, nonostante la fedeltà verso la moglie, data la tensione, non aveva saputo resistere al perverso fascino del peccato. Raccolti in fretta gli attrezzi di lavoro, uscì dal Nuraghe, e attraversando sa Pattada, per una via più tortuosa, imboccò un sentiero, attraverso praterie di cisto e boschi di sughere, e raggiunta la sterrata che da Utieri portava a Miramonti, giunse a sa Travessa e, attraversando una vigna, sbucò a Prammas, Matta de Suelzu, Bigiu e Cunventu e, raggiunto l&#8217;Acquedotto, per Carrela Longa, si diresse direttamente a casa sua. La moglie lo accolse con tenerezza dicendogli:</p>
<p style="text-align: justify;">-Questa passione ti fa più bello, ma ti stanca troppo, Andria meu!-</p>
<p style="text-align: justify;">Il marito le parve più bello del solito e le diede un forte bacio sulle labbra. Andria l&#8217;abbracciò con tenerezza e la donna fu rinfrancata. Bussarono al portone ed eccoti presentarsi alla porta un milite. Le chiese se il marito fosse in casa, la donna rispose di si. Il milite le disse di comunicare al marito di presentarsi il mattino del giorno seguente in caserma, salutò e andò via. Bussarono alla porta una seconda volta e comparve una comare dicendo:</p>
<p style="text-align: justify;">- Oh coma&#8217; lo sapete che hanno ammazzato presso il rio Filighesos s&#8217;archeologu Antoni Pedde?-</p>
<p style="text-align: justify;">-E&#8217; la prima parola che sento coma&#8217;!-</p>
<p style="text-align: justify;">-Paret chi l&#8217;epant lantadu a balla !- (Sembra che gli abbiano sparato a pallettoni).</p>
<p style="text-align: justify;">- Ciao coma&#8217;, se saprò altre notizie, ve le farò sapere, ora sto andando  a l&#8217;Acquedotto a prendere l&#8217;acqua!-</p>
<p style="text-align: justify;">La moglie vulvuesa di Andria, che era salito al piano sopraelevato, gridò dal basso:</p>
<p style="text-align: justify;">-Andri&#8217; hai sentito la brutta nuova?</p>
<p style="text-align: justify;">- E ite &#8211; rispose Andria</p>
<p style="text-align: justify;">- Hanno ammazzato Antonio Pedde!-</p>
<p style="text-align: justify;">- Santa Giusta!- rispose il marito di sopra cambiandosi i vestiti.</p>
<p style="text-align: justify;">- Domani mattina ti vogliono in caserma!-</p>
<p style="text-align: justify;">Andria non rispose.</p>
<p style="text-align: justify;">Scendeva la sera e a Miramonti le chiacchiere si sprecavano. Le donne informavano i mariti di ritorno dal lavoro. Tutti erano a conoscenza dell&#8217;antipatia reciproca che regnava tra sos archeologos de su Cabu de Susu e ognuno ipotizzava quello o quell&#8217;altro come assassino. Certo, Andria era passato allo Stradone, la mattina, ed era andato a domus e a nuraghi. Ogni ipotesi finiva però con Anima mia libera!</p>
<p style="text-align: justify;">Il sole scompariva dietro la chiesa tardorinascimentale di Sam Matteo al Monte, mentre la torre campanaria, con i due monconi, appariva un pò tetra.</p>
<p style="text-align: justify;">I diavoli che avevano spinto un uomo ad uccidere un altro uomo banchettavano fiamme lungo il rio Filighesos, bestemmiando la loro creazione e promettendo vendemmia di assassinati. Non osavano affacciarsi in paese dove i confratelli di Santa Croce e le consorelle della Vergine del Rosario recitavano decine di Santo Rosario per il morto  ammazzato la cui anima, data la devozione alla Vergine, non poteva che essersi recata subito in Purgatorio, solo i grandi santi vanno direttamente nelle gioie del Santo Paradiso. Perciò bisogna pregare per i cristiani del Purgatorio. Iscuros cussos pro sos cales non si podet pregare! Anima mia libera!</p>
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		<title>Il marchio della Protòme Taurina – III. La misteriosa morte di un archeologo miramontano di Ange de Clermont</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 16:02:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ange de clermont</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;archeologo miramontano, Andria Galanu, era molto affezionato a Giuanne Ispanu, ma essendo presuntuoso, alla morte del canonico, si era messo in testa che il territorio miramontano doveva mangiarselo solo lui. Gli altri erano dei pasticcioni e non voleva più vederli, se avesse potuto li avrebbe fatti fuori ad uno ad uno sparando da dietro i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2010/10/100_1098.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2896" style="margin: 5px;" title="Castello di Chiaramonti" src="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2010/10/100_1098-300x225.jpg" alt="" width="247" height="185" /></a>L&#8217;archeologo miramontano, Andria Galanu, era molto affezionato a Giuanne Ispanu, ma essendo presuntuoso, alla morte del canonico, si era messo in testa che il territorio miramontano doveva mangiarselo solo lui. Gli altri erano dei pasticcioni e non voleva più vederli, se avesse potuto li avrebbe fatti fuori ad uno ad uno sparando da dietro i muretti a secco. Il ricordo dei suoi antenati illustri però gl&#8217;impedivano di comportarsi come un volgarissimo killer fra i tanti che mangiavano ancora pane e carne a Miramonti. Era riuscito a farsi la casa vicino a Monte de Cheja, addirittura sfidando l&#8217;ira di Matteu Brancone con cui era mezzo imparentato e che aveva costruito sulla sua casa unìaltana marsigliese a sa othieresa. Da lassù controllava il territorio intero de su Sassu, altu e giosso, diceva sghignazzando a s&#8217;istradone con alcuni amici anarchici. Già, Andria era un anarchico convinto e avrebbe proclamato la repubblica delle famiglie, in un primo tempo, diceva lui, e poi la repubblica degl&#8217;individui in modo che lui potesse raggiungere la massima libertà. In realtà Andria faceva <em>su bell&#8217;in piatta e su tristu in domo</em>. Davanti alla santa donna vulvuese, che aveva sposata, si ammansiva, diventava obbediente, era tutto complimenti. Bastava un suo sguardo perché i suoi bollenti spiriti si calmassero. D&#8217;altra parte non aveva altre scelte se voleva godere di quattro giornate archeologiche al mese. In quei giorni, armato di tutto punto degli arnesi da scavo e di quelle cosette che Giuanne Ispanu gli aveva sempre suggerito, usciva di casa dimesso dimesso davanti alla moglie che gli concedeva la grazia, ma appena si ritrovava solo, diretto a Sassu Altu o a Sassu Giosso, sollevava la testa fiero e si perdeva tra lentischi collocati su balzi, sotto cui palpitavano anime di nuraghi, oppure, entrava tra le rocce rossastre, per una porticina rettangolare, per inoltrarsi nell&#8217;intrico delle domus de janas. Li dentro l&#8217;uomo si sentiva a suo agio, tanto che molti invidiosi miraramontani avevano messo in giro che parlasse con le anime dei morti prenuragici, sia pure inceneriti, di quelle domus. In realtà l&#8217;uomo entrava in quelle domus con una venerazione inaudita, secondo la condotta de su mastru barraghese, e recitava delle formule segrete che non aveva mai rivelato ad anima viva.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3564"></span>Il 13 maggio del 1889, Andria Galanu decise di esplorare alcune domus che si sviluppavano tra le rocce rossastre che vegliavano sul fiume Filighesos, passò altero a s&#8217;istradone, raggiunse sa Rughe, s&#8217;inoltrò nella direzione di Santa Maria de Aidos, davanti alla chiesetta campestre fece un riassunto del segno di croce istintivamente, attraversò il rio Giunturas nel punto in cui si faceva basso e, lasciandosi dietro sas Coas, risalì verso un sentiero ripido, raggiunse la piana de sa Punta de sas Tanchitas,  e prese il sentiero che conduceva a quelle rocce, scese da un&#8217;altura folta di olivastri, passò non senza equilibrismi il fiume, per fortuna in magra, e fu ai piedi della rupe. Si arrampicò tra gli spuntoni e diede uno sguardo nel buio della domus, non sentì animale vivo, e arrivato all&#8217;entrata tutto intero, si lasciò inghiottire dalla roccia. Accese con le pietre focaie un lanternino ad olio che era solito portarsi dietro, e appena la tenue luce illuminò la stanza, urlò: &#8211; Santa Giusta! -</p>
<p style="text-align: justify;">Guardò meglio e vide disteso, a testa in giù, il corpo di un uomo. Diede un calcetto vicino alla pancia e capì che si trattava di un uomo morto. Lo sollevò prendendolo di fianco e con raccapriccio lo rivoltò; notando che si trattava di un collega archeologo, gli guardò la fronte insanguinata e vicino alla ferita notò  il marchio impresso a caldo di una protòme taurina.</p>
<p style="text-align: justify;">-Qui l’assassino ha acceso il fuoco- Pensò fra sé e guardò intorno e dalla parte opposta  vide la cenere di un fuoco spento con due pietre accanto, per sedersi, non molto distanti tra loro. La memoria gli portò il ricordo dei feroci litigi avuti con il morto… l’avrei anche ammazzato io questo presuntuoso, ma l’ha ammazzato qualche collega, forse dopo una solita discussione, ma il marchio?</p>
<p style="text-align: justify;">Si avvicinò al morto, osservò meglio, al centro del marchio a caldo c’era un buco da chiodo molto profondo.</p>
<p style="text-align: justify;">-Quell’assassino ha usato uno stiletto in capo al quale c’era il marchio. Ma come diavolo è riuscito a tenerlo a caldo, forse era dotato di un impugnatura di legno e ferro.-</p>
<p style="text-align: justify;">-Ora bisogna che me la dia a gambe, sperando che non mi veda nessuno, se no sono fritto e mia moglie, santa quanto vuoi, ma non vorrà avere in casa né in prigione un presunto assassino. Si avvicinò curvo all’imboccatura della roccia e adagio adagio con la bertula adatta sulle spalle scivolò sulla rocce rossastre come un gatto selvatico. Giunse ai piedi del fiume, adocchiò le pietre attraverso le quali lo aveva attraversato e ritornò sull’altra riva, e poi, tirò su per Sassu Altu, andò a salutare il vecchio Ganale, nei pressi de su Cànnau, fingendo di arrivare da Miramonti, si fermò a chiacchierare del più e del meno, ma in quel frattempo arrivò il vecchio  Mudulesu che gli chiese?</p>
<p style="text-align: justify;">-E, sempre quella maledetta passione dei nuraghi e delle grotte?-</p>
<p style="text-align: justify;">E, si !</p>
<p style="text-align: justify;">Ieri è passato a casa Antonio Pedde, voleva esplorare sa domus de Filighesos, ma poi non l’ho più visto. In paese c’era stamattina?</p>
<p style="text-align: justify;">-Boh, rispose Andria Galanu, in paese non c’era! Beh, non l&#8217;ho visto, a dire la verità.</p>
<p style="text-align: justify;">-Quasi quasi ci faccio una guardata a quella domus, speriamo che non sia caduto scendendo o salendo.-</p>
<p style="text-align: justify;">-Era abbastanza pratico, lasciate perdere!- rispose Andria.</p>
<p style="text-align: justify;">L’uomo non rispose, guardò Andria e gli parve scosso, e con testardaggine si diresse  verso il rio Filighesos, scendendo per la vasta tanca de S&#8217;Ena, guardata dallo strano palazzotto costruito dai Molinas, passò per il sentiero di Chirralza, già percorso da Andria Galanu, per esplorare  la domus de janas alla ricerca dell’amico, mentre Andria prese la bertula, si congedò dal vecchio Ganale e si diresse, a esplorare su Runaghe Aspru nei pressi della casa del vecchio Mudulesu, dove gli venne incontro per salutarlo Maria, la moglie  che lì abitava col marito e coi servi in un casolare.</p>
<p style="text-align: justify;">-   Buon giorno  Maria, come va  la salute?</p>
<p style="text-align: justify;">-  Un giorno bene e dieci male! Ma tutti i giorni sono di Nostro Signore!</p>
<p style="text-align: justify;">- E voi sempre ad esplorare domus e runaghes!-</p>
<p style="text-align: justify;">- Eh, quattro giorni al mese ! Sa vulvuesa non permette di più.-</p>
<p style="text-align: justify;">-Buon lavoro allora!-</p>
<p style="text-align: justify;">-Buon lavoro anche a voi, gia passo al ritorno!-</p>
<p style="text-align: justify;">L’uomo si diresse versi il Runaghe Aspru, ma era a disagio, e s’aspettava da un momento all’altro il ritorno di Mudulesu che, contrariamente al solito, si era dimostrato impiccione. A poteva starsene secco e pesto nei suoi pascoli!</p>
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