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	<title>Chiaramonti, il portale delle vostre idee &#187; Scuola e educazione</title>
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	<description>Il libero spazio per le vostre opinioni</description>
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		<title>Chiaramonti, venerdì 8 maggio &#8211; Presentazione del libro &#8220;Carignos de &#8216;entu&#8221; di Maria Sale</title>
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		<pubDate>Sun, 03 May 2015 11:18:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlo moretti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e arte]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola e educazione]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2015/05/LOCANDINA-Carignos-de-entu.png"><img class="aligncenter size-large wp-image-4163" title="LOCANDINA  Carignos de 'entu" src="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2015/05/LOCANDINA-Carignos-de-entu-727x1024.png" alt="" width="727" height="1024" /></a></p>
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		<title>Mauro Maxia: premiato dalla Giunta del Volontariato della Provincia di Sassari</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Mar 2014 08:54:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlo moretti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e arte]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola e educazione]]></category>
		<category><![CDATA[mauro maxia]]></category>

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		<description><![CDATA[La cerimonia si è svolta nella sala Angioi che era praticamente gremita. Alla serata, che è stata allietata da alcuni intermezzi musicali, ha partecipato anche il dott. Angelo Mura, in rappresentanza dell&#8217;Amministrazione Provinciale di cui è vice presidente. La presentazione delle attività di Mauro Maxia in campo culturale e delle loro positive ricadute sul territorio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//La-premiazione-di-Maxia.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10624" style="margin: 5px;" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//La-premiazione-di-Maxia-150x150.jpg" alt="La premiazione di Maxia" width="150" height="150" /></a>La cerimonia si è svolta nella sala Angioi che era praticamente gremita. Alla serata, che è stata allietata da alcuni intermezzi musicali, ha partecipato anche il dott. Angelo Mura, in rappresentanza dell&#8217;Amministrazione Provinciale di cui è vice presidente.</p>
<p style="text-align: justify;">La presentazione delle attività di Mauro Maxia in campo culturale e delle loro positive ricadute sul territorio è stata fatta dal vice presidente della Consulta, dott. Angelo Ammirati, che è direttore uscente dell&#8217;Archivio di Stato di Sassari. Poi è intervenuto anche il prof. Massimo Pittau che ha illustrato il contenuto delle sue opere e la metodologia che ha impiegato nelle sue ricerche sul campo. Infine il premiato ha mostrato al pubblico alcune immagini attraverso le quali ha spiegato che anche lui è un volontario, in questo caso della cultura, come tutti componenti delle associazioni di volontariato che costituiscono la Consulta.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;assegnazione del &#8220;Premio Nuraghe per la Cultura 2013&#8243; da parte della Consulta Provinciale di Sassari delle Associazioni di Volontariato è stata data con la seguente motivazione: &#8220;per il costante contributo dato con numerose pubblicazioni e attività alla diffusione della conoscenza del territorio, del suo patrimonio linguistico e dei suoi beni culturali &#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Aggiungiamo anche che Mauro Maxia ha vinto l&#8217;abilitazione nazionale di Filologia e Linguistica italiana da una commissione di esperti composta anche da un professore straniero. Non resterebbe che chiamarlo all&#8217;Università e conferirgli una cattedra di professore associato quale egli è stato riconosciuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Le dinamiche del potere universitario però non sono quelle del riconoscimento dell&#8217;eccellenza nella ricerca, ma di altri elementi dall&#8217;ermeneutica difficile e oscura.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi che apprezziamo da tempo e continuiamo ad apprezzare Mauro Maxia ci auguriamo che questo riconoscimento gli venga dato con la chiamata ad un&#8217; apposita cattedra di Filologia e di Linguistica senza togliere niente a nessuno. L&#8217;Università di Sassari che ben lo conosce non dovrebbe esitare a compiere quanto dovuto o forse gli Anglonesi una volta tanto dovrebbero marciare su Sassari per il dovuto riconoscimento di un figlio illustre?</p>
<div style="text-align: justify;"></div>
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		<title>Mauro Maxia, noto studioso anglonese, ha vinto il concorso nazionale di professore associato di filologia e di linguistica italiana</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jan 2014 07:19:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>angelino tedde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e arte]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola e educazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Massimo Pittau e Angelino Tedde sono lieti di comunicare ai numerosi amici ed estimatori di Mauro Maxia, sardi continentali e stranieri e al mondo accademico che egli ha superato brillantemente il concorso nazionale per professore universitario associato. Riportiamo il lusinghiero giudizio collegiale che la commissione nazionale (integrata da un commissario dell’OCSE) ha formulato su di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="size-thumbnail wp-image-10121 alignleft" style="margin: 5px;" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//Unknown77-150x150.jpeg" alt="Mauro Maxia" width="150" height="150" />Massimo Pittau e Angelino Tedde sono lieti di comunicare ai numerosi amici ed estimatori di Mauro Maxia, sardi continentali e stranieri e al mondo accademico che egli ha superato brillantemente il concorso nazionale per professore universitario associato. Riportiamo il lusinghiero giudizio collegiale che la commissione nazionale (integrata da un commissario dell’OCSE) ha formulato su di lui:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Il candidato Maxia Mauro è funzionario presso una pubblica istituzione. Ha svolto attività di docente a contratto presso le Università di Cagliari e di Sassari tra il 2002 e il 2012; fa parte del Comitato scientifico del progetto dell’Atlante Toponomastico Sardo e del Consiglio scientifico del Comité d’Etudes Scientifiques Informatiques Toponymiques de Corse.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em><em>Ha partecipato con interventi a convegni nazionali e internazionali. Secondo gli indicatori quantitativi del Cineca[1] il candidato supera le tre mediane e ha un’età accademica di anni 19,751.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em><em>Il candidato dichiara complessivamente 60 pubblicazioni, tra le quali otto monografie (anche in collaborazione) e 18 articoli o capitoli di libri. La sua prima pubblicazione è apparsa nell’anno 1993. Le attività di ricerca sono state svolte con buona continuità anche negli ultimi cinque anni e sono state condotte con rigore metodologico e, con riferimento in particolare alla dialettologia dell’area sarda, hanno consentito di raggiungere risultati innovativi.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em><em>Il contributo del candidato risulta complessivamente significativo e documenta la sua maturità scientifica. Gli undici lavori presentati (tra cui cinque monografie, di cui una in collaborazione) sono stati valutati analiticamente (nel ssd L FIL LET 12) alla luce dei criteri e parametri deliberati dalla commissione e risultano coerenti con il settore concorsuale. Si segnalano in particolare un volume sulla fonetica dell’area gallurese (n. 1), un saggio sulla posizione del gallurese e del sassarese (n. 9), un volume di studi linguistici sardo-còrsi (n. 4) e una monografia (n. 7) in cui sono presentati i dati di un’indagine sociolinguistica svolta in tre comuni della Sardegna settentrionale. Altri studi riguardano la toponomastica (n. 3 e n. 8) e l’onomastica (n. 10).</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em><em>Inoltre il contributo del candidato alla ricerca del settore si concretizza nella pubblicazione e nello studio linguistico di testi (n. 6, in collaborazione, e nn. 2, 5, 11). Nei lavori in collaborazione è indicata esplicitamente l’attribuzione delle parti ai diversi autori. La qualità della produzione scientifica è positiva, come la collocazione editoriale, per cui la valutazione è positiva.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em><em>Considerati i titoli presentati e la valutazione di merito sulle pubblicazioni, la commissione delibera all’unanimità l’attribuzione al candidato (valutato nel ssd L-FIL-LET/12) dell’abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore di seconda fascia nel settore concorsuale 10 /F3.”</em></p>
<p style="text-align: justify;"> L’abilitazione nazionale di Mauro Maxia dimostra che quando le commissioni giudicatrici operano in modo obiettivo e senza sistemi spartitori a vincere i concorsi sono davvero i migliori. Del resto, come semplici lettori dei suoi studi abbiamo avuto nel corso degli anni l’opportunità di apprezzare il valore delle sue numerose ricerche e il rigore delle metodologie seguite, rammaricandoci sempre che gli Atenei di Cagliari e di Sassari, pur apprezzandolo e conferendogli continui insegnamenti a contratto, non avessero bandito dei concorsi per inserirlo nelle strutture accademiche. Ora ci auguriamo che almeno una delle due università prenda atto non solo del titolo conseguito dal nostro studioso, ma che gli dia la soddisfazione di una cattedra universitaria che andrebbe di certo a beneficio sia degli studenti sardi sia della cultura sarda. (A.T.)</p>
<p style="text-align: justify;"><em><em>[1] Consorzio Interuniversitario per la gestione del centro di Calcolo elettronico.</em></em></p>
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		<title>Primo convegno internazionale sulla lingua gallurese &#8211; Primma ciurrata internaziunali di la linga gadduresa</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Nov 2013 08:59:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlo moretti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cliccare sull&#8217;immagine per ingrandirla]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;"><strong>Cliccare sull&#8217;immagine per ingrandirla</strong></h3>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2013/11/LOCANDINA-CONVEGNO_Layout-bo.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-4058" title="LOCANDINA CONVEGNO_Layout bo" src="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2013/11/LOCANDINA-CONVEGNO_Layout-bo.jpg" alt="" width="682" height="946" /></a></p>
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		<title>Studi storici sui dialetti della Sardegna Settentrionale di Mauro Maxia – Capitolo 8</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Nov 2013 09:46:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlo moretti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e arte]]></category>
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		<category><![CDATA[Scuola e educazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Capitolo 8 L’Anglona fra sardo e còrso durante l’età moderna Per quanto riguarda Castelsardo, i primi accenni sulla sua varietà linguistica sono riferiti da Vittorio Angius che scriveva: “Usasi la stessa (lingua) che parlano la massima parte de’ galluresi” 166. Ma non sappiamo, a causa del periodo e della competenza linguistica dell’Angius, quanto questa osservazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2013/11/795px-Sardinia_Language_Map.png"><img class="alignright  wp-image-4050" style="margin: 5px;" title="795px-Sardinia_Language_Map" src="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2013/11/795px-Sardinia_Language_Map.png" alt="" width="293" height="375" /></a>Capitolo 8</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’Anglona fra sardo e còrso durante l’età moderna</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda Castelsardo, i primi accenni sulla sua varietà linguistica sono riferiti da Vittorio Angius che scriveva: “Usasi la stessa (lingua) che parlano la massima parte de’ galluresi” <strong>166</strong>. Ma non sappiamo, a causa del periodo e della competenza linguistica dell’Angius, quanto questa osservazione corrispondesse all’effettiva realtà da lui osservata a Castelsardo nel periodo immediatamente precedente al 1837.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sembra un caso che nel medesimo articolo egli annotasse un’usanza tipica di Castelsardo, quella cioè di cantare per le strade dei componimenti poetici di sapore popolaresco. Scriveva l’Angius: “<em>Perantonate. </em>Chiamansi cosí certe volgari poesie le piú in stil bernesco che i giovani aggirandosi per le contrade soglion cantare nella sera dell’ultimo dell’anno, e della vigilia dell’Epifania e di s. Antonio presso le case dei signori e dei preti, da’ quali ricevon mancie o doni”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, la tradizione della <em>perantunádda</em>, attualmente in via di disuso, rimanda all’identica usanza ancora vitale a Sassari, dove un tipo di composizione simile viene detto <em>góbbula</em>, termine derivato dallo sp. <em>Copla </em><strong>167</strong> con anaptissi e normale sonorizzazione e allungamento dell’occlusiva in contesto intervocalico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vocabolo castellanese forse è insorto da una funzione dedicatoria di tale tipo di composizione poetica al patrono del borgo, S. Antonio. Anche da quest’ottica è possibile rilevare l’approssimazione delle annotazioni dell’Angius, quando classificava di “stile bernesco” questo esempio di poesia popolare. Ancora oggi, infatti, la <em>perantunadda </em>viene cantata soprattutto in onore di S. Antonio, da cui sembra desumersi che si tratta di una forma poetica non di basso livello ma anche di ispirazione religiosa.</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso, nei primi decenni dell’Ottocento la locale parlata di origine còrsa doveva essere profondamente radicata da tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto concerne Sedini, denominazioni come <em>su Furrághe</em>, <em>Campizólu</em>, <em>Badu ’e Súes, Pilághi</em>, <em>Littighéddu</em>, <em>Giánnas</em>, ecc. <strong>168</strong> rendono chiaramente conto di una precedente vigenza del logudorese. Si tratta di toponimi che, talvolta inseriti nella stessa toponimia del centro urbano, sono tuttora pronunciati in logudorese oppure risultano adattati alla fonetica della parlata sedinese.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-4048"></span>Come e quando è nata la parlata sedinese? Intanto si sa che il <em>Campo di Coghinas</em>, cioé la pianura oggi denominata “bassa valle del Coghinas”, era rimasto spopolato già a partire dalla metà del Quattrocento. Di lì a poco dovette avere inizio un&#8217;onda migratoria di pastori còrsi che portarono il loro dialetto oltremontano, quello cioé che risulta attestato nel settore sudoccidentale della vicina isola e che fa riferimento al centro di Sartèna. Probabilmente a questa fase non documentata corrispondono idronimi come <em>lu riu di li Saldi </em>‘il rio dei Sardi’  (Trinità d’Agultu e Vignola) e <em>riu Cóssicu </em>o <em>riu de Cóssiga </em>‘rio còrso’ o ‘rio di Corsica’ (Perfugas), i quali insorsero in aree confinarie in un momento durante il quale le due componenti etniche dovettero trovarsi a stretto contatto, prima che iniziasse il processo di fusione.</p>
<p style="text-align: justify;">Di tali presenze si possiedono conferme attraverso i documenti cinquecenteschi conservati negli archivi dell’antica diocesi di Ampurias (Castelsardo). Se ne deve dedurre che gruppi còrsi si fossero stanziati già precedentemente sia a Castelsardo che a Sedini.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima testimonianza diretta della vitalità di una nuova parlata a Sedini è relativamente recente e risale soltanto al 1833 ancora ad opera di Vittorio Angius. Nel <em>Dizionario </em>del Casalis, riguardo alla voce “Sedini”, egli scriveva testualmente: “Il linguaggio de’ sedinesi è lo stesso di Castelsardo, che non è diverso dal gallurese; onde appare che in origine questa popolazione fu corsa, come si accenna dal rione detto capo corso” <strong>169</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma quanto credito si può dare alla classificazione dell’Angius quando attribuisce la parlata di Sedini al dominio gallurese?</p>
<p style="text-align: justify;">Egli titolava “<em>Setini</em>” l’articolo del <em>Dizionario </em>del Casalis. Da questo elemento sembrerebbe implicito che tale fosse allora la pronuncia del toponimo. In effetti, Vittorio Angius non conduceva direttamente se non una minima parte delle sue inchieste, per le quali si avvaleva dei parroci dei villaggi, così come faceva il canonico Spano per il suo celebre vocabolario.</p>
<p style="text-align: justify;">Esaminando con attenzione il dato in questione, si potrà osservare che l’articolo relativo a Sedini è inserito nel vol. XVIII del <em>Dizionario </em>del Casalis, volume che fu pubblicato a Torino nel 1849. Pertanto le notizie relative al villaggio di Sedini furono raccolte l’anno precedente o ancora prima.</p>
<p style="text-align: justify;">Orbene, per il periodo che va dal 1843 al 1849 (e poi fino al 1860) il <em>Chronicon </em>della parrocchia di S. Andrea di Sedini registra il parroco Giovanni Maria Pes, <strong>170</strong> un religioso di origine gallurese che evidentemente trascrisse il nome del villaggio secondo la pronuncia gallurese che corrisponde appunto a <em>Sétini</em>. Ed ecco spiegato il motivo della grafia “Setini” che, diversamente, risulterebbe problematica, posto che già nel 1321 questo centro è documentato con l’odierna forma <em>Seddini</em>.<strong> 171</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Da un documento settecentesco, in cui sono riportati alcuni toponimi del territorio sedinese, si rilevano infatti dei tratti fonetici che differiscono sicuramente da quelli del dialetto gallurese. Nella relazione di <em>Vicente Mamely de Olmedilla </em><strong>172</strong>, compilata nel 1768, compaiono fra gli altri i toponimi <em>lu Saraguina </em>(trascrizione con desinenza errata dell&#8217;attuale denominazione <em>lu Saraghínu</em>, in cui si osserva la sonorizzazione della velare intervocalica) e <em>Pedra Mayori </em>(oggi <em>Péddra Majóri</em>, il cui primo membro presenta la dentale sonorizzata mentre il gallurese ancora ha <em>pétra</em>). In queste due forme, dunque, si osservano delle chiare interferenze fonetiche di “tipo” sassarese.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli esiti <em>saragínu </em>e <em>pédra </em>differiscono dai corrispondenti galluresi <em>sarakínu </em>e <em>pétra</em>. Da ciò si deduce che l’Angius, riportando la forma <em>Setini </em>comunicatagli dal parroco Pes, registrò una grafia che non corrispondeva alla locale pronuncia del toponimo (<em>Séddini</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso, il fatto che la toponimia del territorio sedinese registrasse già da allora delle forme non logudoresi dimostra con evidenza che nella zona il dialetto còrso era in uso da molto tempo prima.</p>
<p style="text-align: justify;">Tradizionalmente è invalsa la tesi che la parlata corsa di Sedini sia dovuta ad un fatto traumatico. Si racconta che fra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento i precedenti abitanti, essendo stati scacciati da parte di banditi aggesi, si sarebbero rifugiati a Bulzi. Questa tesi, in reltà, può essere accolta soltanto in parte poiché sia i <em>Quinque Libri </em>della parrocchiale sedinese di S. Andrea sia quelli del distrutto villaggio di Speluncas, un tempo situato a due chilometri da Sedini, documentano la presenza stabile di gruppi di origine còrsa già prima della metà del Seicento. Né appare privo di importanza rilevare l’elevato livello sociale di taluni individui aventi cognomi di origine còrsa <strong>173</strong>. Questo aspetto depone a favore di una presenza radicata da tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">La tradizione del fatto traumatico forse è da collegare col ricordo di case rovinate nel rione di <em>Cábbu Sáldu</em>, un aspetto documentato già nel 1769. Diceva, infatti, Vincenzo Mameli de Olmedilla: “Nei tempi antichi (Sedini) doveva essere molto piú popolato, secondo la tradizione che corre e secondo ciò che indicano le rovine e le fondamenta di numerose abitazioni, che ancora si scoprono. Tuttavia le lotte civili di questa regione, che hanno spossato e rovinato tutto il principato di Anglona, quasi piú che qualsiasi altro hanno travagliato questo villaggio, il quale dopo fu bersaglio dei banditi e malviventi, particolarmente degli aggiesi, che come Vandali e Visigoti si impossessarono di Sedini, fecero gran carneficina dei loro avversari e occuparono i beni degli stessi sorveglianti e abusando della prepotenza comprarono anche dagli altri abitanti con la violenza e a vilissimo prezzo molte proprietá e si stabilirono particolarmente nel territorio di Coghinas, ove occupparono molti terreni e quelli e questi sono ancora oggi posseduti dai loro successori” <strong>174</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">A fianco di questa tradizione è ben viva una variante che, pur non essendo meno drammatica, appare forse più verosimile. Essa riferisce di un episodio che ebbe per vittime alcuni abitanti di <em>Cuncája</em>, toponimo che designa un tratto del villaggio immediatamente sottostante la parete calcarea di <em>Mònti Rudu</em>. Costoro vennero travolti con le loro abitazioni da un crollo della sovrastante falesia calcarea, che anche durante questo secolo ha dato più volte segno di cedimento.</p>
<p style="text-align: justify;">La zona denominata <em>Cuncája</em>, in realtà, corrisponde all’antica denominazione di <em>Cabbu Sáldu</em>. È probabile, quindi, che l&#8217;abbandono di quelle case sia dovuto originariamente alla obiettiva situazione di instabilità e di pericolo venutasi a creare piuttosto che all&#8217;azione di delinquenti che, pure, non dovette essere esente dal provocare grosse turbative sociali.</p>
<p style="text-align: justify;">Sotto l’aspetto linguistico la teoria del ricambio traumatico di popolazione viene smentita in modo abbastanza netto. Intanto si è già accennato alla persistenza di toponimi logudoresi e ciò non può essere un dato casuale. Non solo, ma gran parte dei toponimi foneticamente “sassaresi” oggi attestati sono essi stessi degli adattamenti di precedenti denominazioni logudoresi. Tutto ciò presuppone una lenta dinamica di sovrapposizione linguistica che si completa normalmente nell&#8217;arco di alcuni secoli.</p>
<p style="text-align: justify;">La parlata sedinese è essa stessa una testimonianza di quanto lunga dovette essere la convivenza fra l&#8217;elemento logudorese e quello còrso prima che dal loro incontro nascesse quella varietà dialettale che rappresenta, se ciò è sociologicamente consentito, il sunto e lo spirito dell&#8217;Anglona attuale. Ciò costituisce un dato obiettivo in quanto la parlata sedinese costituisce in effetti un coacervo linguistico in cui sono quasi equamente rappresentati i diasistemi logudorese, sassarese e gallurese.</p>
<p style="text-align: justify;">I tempi richiesti dalla realizzazione di un risultato così articolato dovettero essere necessariamente lunghi. Volendo portare un esempio, dovette trattarsi di una dinamica non del tutto dissimile da quella che ha determinato il passaggio della parlata di Bortigiadas dal sistema logudorese a quello gallurese.</p>
<p style="text-align: justify;">È possibile che nel caso di Sedini abbiano agito altre concause come quelle cui si è accennato. A grandi linee, comunque, si potrebbe prospettare l’ipotesi che il passaggio dall&#8217;uno all&#8217;altro dialetto si sia completato nell’arco del Settecento.</p>
<p style="text-align: justify;">Una tradizione locale riferisce che in un periodo corrispondente a quello di cinque generazioni nel rione di <em>Carréla di la Mòla </em>gli anziani parlassero ancora in sardo <strong>175</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Orbene, cinque generazioni, considerando la brevità della vita in Sardegna almeno fino all&#8217;ultimo dopoguerra, corrispondono all&#8217;incirca a duecento anni. Questo dato confermerebbe che verso la fine del Settecento a Sedini si parlava già una varietà affine al corso, ma che il logudorese non si era ancora completamente estinto. Tale particolarità sembra trovare un parallelo nella situazione linguistica di Sassari riferita dal Tola per la fine del quel medesimo secolo. E d’altra parte si deve considerare che nel 1663 e nel periodo immediatamente successivo, quindi poco più di un secolo prima, l’intera popolazione di Speluncas, forte di almeno un centinaio di individui <strong>176</strong>, si trasferì a Sedini, portando con sé la sua parlata presumibilmente logudorese. Anche da questa prospettiva risulta del tutto verosimile che ancora verso la metà del ’700 fossero attivi a Sedini discreti nuclei sardofoni.</p>
<p style="text-align: justify;">È verso la fine del Settecento che, dunque, andrebbe inquadrata la definitiva sovrapposizione del nuovo dialetto su quello precedente.</p>
<p style="text-align: justify;">Con ciò risulta fortemente indebolita, se non confutata, la tesi della cacciata dei sardi originari da parte dei còrsi. È probabile che episodi di contrapposizione violenta non siano mancati e che in seguito essi siano stati amplificati attraverso dinamiche di tipo affabulatorio. Un esempio potrebbe essere quello della <em>disamistade </em>fra le fazioni degli Anchita e dei Brundanu, verificatasi nel Seicento contemporaneamente ai torbidi politico-sociali che ebbero l&#8217;epilogo nell&#8217;assassinio del viceré Camarassa <strong>177</strong>, avvenuto nel 1668. Peraltro leggende locali che riferiscono di rifondazioni, spesso motivate con abbandoni causati da pestilenze oppure dall&#8217;insicurezza determinata dalle scorrerie saracene, si possono riscontrare con svariate modalità in quasi tutti i villaggi dell&#8217;isola.</p>
<p style="text-align: justify;">Trova conferma, invece, la testimonianza dell&#8217;Angius che, evidentemente, passò a Sedini quando il processo di sovrapposizione linguistica si era già realizzato compiutamente da qualche tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><strong>Note:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>166</strong> <em>DSRS</em>, vol. IV, p. 229.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>167</strong> <em>DES </em>I 377-378.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>168</strong> Cfr. <em>NLAC</em>, ss.vv.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>169</strong> Cfr. CASALIS G., <em>Dizionario geografico</em>, cit., vol. XIX, pp. 768-775.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>170</strong> Ringrazio don Francesco Tamponi per la consulenza prestata nell’occasione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>171</strong> <em>ASG</em>, <em>Cart. N. 265</em>, f. 24.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>172</strong> Cf. ‘La relazione di Vicenzo Mameli de Olmedilla&#8230;’, pp. 312 segg.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>173</strong> Un caso emblematico è quello relativo al cognome sedinese <em>Delitala</em>, il quale nei <em>Quinque libri </em>di Speluncas segnala individui di rango equestre, spesso registrati come padrini nelle annotazioni dei battesimi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>174</strong> Cf. <em>La relazione di Vincenzo Mameli</em>, cit., p. 292.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>175</strong> Notizia riferita dall’amico Salvatore Denau, che ringrazio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>176</strong> Il dato si rileva in modo approssimativo dalla lettura dei <em>Quinque Libri </em>dell’antica parrocchiale dedicata all’Annunziata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>177</strong> Su tale contrapposizione confr. il romanzo storico ottocentesco di G. Cossu, <em>Gli Anchita e i Brundano</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>S</strong><strong>TUDIUM ADF</strong></p>
<p>Sassari &#8211; 1999</p>
<p>2</p>
<p>© Mauro Maxia</p>
<p>Proprietà privata – Edizione fuori commercio</p>
<p>È vietata la riproduzione con qualsiasi mezzo, anche parziale, senza l’autorizzazione scritta dell’autore.</p>
<p>Contatti:  mauromaxia @ libero . it</p>
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		<title>CONCLUSA LA 54° EDIZIONE DEL “PREMIO OZIERI”  di Antonio Canalis</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Oct 2013 09:14:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>angelino tedde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e arte]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola e educazione]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160;  Festa di poeti e di scrittori, ma anche delle strane personalità alla cerimonia pubblica di premiazione dei vincitori della 54° edizione del “Premio Ozieri di Letteratura Sarda”. A giudicare dagli attestati di stima ricevuti e dall’affetto che ha circondato tutta la manifestazione, si ricava la cifra del prestigio e delle attese che la cinquantasettenne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//Canalie-pres.-V.-Ledda.jpeg"><img class=" alignleft" style="margin: 5px;" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//Canalie-pres.-V.-Ledda-150x150.jpeg" alt="A. Canalis e V. Ledda" width="150" height="150" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"> Festa di poeti e di scrittori, ma anche delle strane personalità alla cerimonia pubblica di premiazione dei vincitori della 54° edizione del “Premio Ozieri di Letteratura Sarda”. A giudicare dagli attestati di stima ricevuti e dall’affetto che ha circondato tutta la manifestazione, si ricava la cifra del prestigio e delle attese che la cinquantasettenne creatura di Tonino Ledda ha saputo conquistarsi in quasi sei decenni di duro e serio operare. Tangibile e sincera la soddisfazione degli autori e del pubblico presente. Come ormai succede da qualche anno, peraltro, l’attesa era forte. I dubbi e le incertezze, pure. Ma, come qualcuno ha opportunamente sottolineato, riuscire a navigare così a lungo in acque quasi mai serene, per il Premio è sintomo di “sana e robusta costituzione fisica” e, in definitiva, di una salute di ferro. Fortissima la stima e la considerazione che Ozieri riesce a calamitare dappertutto, in campo letterario e in tutte le branche ad esso legate. Perché anche il più acceso avversario non può fare a meno di riconoscere la primogenitura assoluta di un progetto culturale, che solo oggi è passato nella sua pienezza e annovera centinaia di imitatori ed epigoni.</p>
<p><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//La-Giuria.jpeg"><img class=" alignright" style="margin: 5px;" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//La-Giuria-150x150.jpeg" alt="La Giuria" width="150" height="150" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Se un merito va riconosciuto al Premio ozierese, infatti, è proprio quello di essere una grande manifestazione di democrazia totalmente apolitica e apartitica: già dalle prime edizioni la partecipazione venne aperta a tutte le varietà di lingua sarda dell’Isola. Da quelle principali, fino alle più remote sfumature, comprese quelle che allora si definivano isole alloglotte (Alghero col catalano e Carloforte col genovese di Pegli, altrimenti detto <em>tabarchino</em>), e che oggi vengono definite, dagli esperti,  <em>eteroglossie interne</em>. I fatti, le proposte e anche le leggi più recenti, sia pure tardivamente, hanno dovuto prendere atto che l’unica linea valida, tracciata per la tutela della lingua e della cultura sarda, è quella portata avanti per lunghi decenni, in solitudine, dall’”Ozieri”. Ed oggi che il principio è passato “alla grande” e c’è una forte presa di coscienza generale sulla necessità di riscoprire le nostre radici per contrastare l’omologazione, è fin troppo facile navigare sulla scia. E proprio su questi temi si è indirizzata la linea del Premio in tempi di dibattito fin troppo acceso e guerra tra istituzioni nello spinoso settore della salvaguardia e tutela della “limba”, che ha acceso <em>querelles</em> ancora incandescenti e disorientato la pubblica opinione.</p>
<p><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//Tnda-30-anni-di-Premio.jpeg"><img class=" alignleft" style="margin: 5px;" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//Tnda-30-anni-di-Premio-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">“Il momento è importante e in qualche misura strategico: come Associazione organizzatrice, sentiamo l’esigenza di essere ancora una volta protagonisti e “padri nobili” di un qualcosa che comunque ha lasciato tracce profonde nel mondo culturale sardo”, sostiene il presidente del sodalizio Vittorio Ledda. Un obbligo morale, di fatto, che ricade in capo a un’iniziativa che vanta una lunghissima e fiera militanza. Commozione e lunghi applausi sia per gli autori premiati che per le personalità che hanno ottenuto riconoscimenti che vanno ad arricchire il nutrito albo d’oro della manifestazione. Su tutti, l’emozione del Rettore dell’Ateneo Turritano Prof. Attilio Mastino, cui è stato consegnato dall’Assessore alla cultura della Città di Ozieri Giuseppina Sanna il “Trofeo Città di Ozieri”. Mastino ha sottolineato i meriti della antica rassegna ozierese e il prestigio di cui essa gode, non solo in Sardegna. Di forte impatto anche l’intervento dell’Assessore Regionale alla Cultura Sergio Milia, che ha indicato il Premio Ozieri quale motore instancabile a supporto di quella che è anche la linea del suo assessorato per un impegno e un’attenzione sempre maggiore nel solco della tutela e valorizzazione della lingua sarda e della cultura. Lo testimonia la collaborazione nella gestione delle tre ultime edizioni della Festa dei sardi: “Sa Die de sa Sardigna”. In sintonia l’intervento dell’assessore alla cultura della Provincia Daniele Sanna.</p>
<p><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//Cappellacci-premia-A.-Longu.jpeg"><img class=" alignright" style="margin: 5px;" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//Cappellacci-premia-A.-Longu-150x150.jpeg" alt="Cappellacci premia A. Longu" width="150" height="150" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla stessa linea il saluto del Presidente della Regione Ugo Cappellacci, che ha voluto essere presente a quello che egli ritiene un miracolo della cultura e della tradizione sarda interpretata in chiave moderna, autentico faro in un mondo tanto vicino al cuore di tutti i sardi. Momenti di pathos assoluto nella esibizione della formazione musicale “I Bertas”, cui è stato assegnato l’ambitissimo Trofeo “Provincia di Sassari”. Di prestigio assoluto i riconoscimenti conferiti al tenore Franceschino Demuro, ormai bandiera della lirica mondiale, partito dal canto a chitarra in limba sarda e al Professor Nicola Tanda, presidente della giuria, in occasione del trentennale della sua guida del Premio. A questi importanti riconoscimenti ed incoraggiamenti, si sommano le lettere di plauso, di auspicio e di incoraggiamento pervenuti da parte di Monsignor Angelo Becciu, Sostituto alla Segreteria di Stato Vaticana per gli Affari Generali. Ma i veri momenti d’attenzione e di emozione non sono mai mancati durante la recita dei lavori premiati nelle tre sezioni. Anche in virtù della folta schiera di giovani collocatisi nelle prime piazze: speranza, ma anche certezza per il futuro. In barba alle cassandre di turno.</p>
<p><strong>È tempu…</strong></p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 139px"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//I-Premio.jpeg"><img src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//I-Premio-129x150.jpeg" alt="" width="129" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Maria Teresa Inzaina</p></div>
<p>Undi di tricu moini<br />
ill’aria bacinata<br />
li passi liceri d’una femina<br />
spichi  suai mugghjendi.<br />
S’abbampani di spantu li pappai<br />
striscian’ in fua a lu tripittu salpii.<br />
Curona di pòara regina,<br />
lu fruntali fiuritu a celi pogli<br />
colba piena di fruttuli cumpriti.<br />
Sabaci  l’occhj  accesi<br />
almuniosa anda e sigura<br />
baddharina di campu<br />
fissu lu miramentu a l’orizzonti:<br />
a la fini  d’un’ampiosa lascura<br />
asettu d’alburi cantu d’ei friscura<br />
ricreu  d’una cansata  disiciata …<br />
Ma  è schessa l’umbra assuitata:<br />
bruchi si pendini da l’alburi sfruniti.<br />
Un trìmini illa schina<br />
illi puppii  accinni d’ inchiittù.<br />
Mùitu di frina la carigna e canta:<br />
<em>Arà a murì la bruca  e li chimuci<br />
</em><em>orrarani a  nascì a la  stasgjoni<br />
</em><em>e a lu soli chi saetta umbri e luci<br />
</em><em>frondi noi spagliarani curoni…”<br />
</em>E più a chiddh’ala di lu tulbamentu<br />
discansu  brunu  prummittini<br />
a attésu cuppi di frundalizia<br />
chi no timi bruca.<br />
Ventu a li spaddhi licéri<br />
spigni lu passu straccu<br />
a l’ultima cansata.<br />
Suma gréi sò li frutti<br />
di li tanti stasgjoni traissati.<br />
Sponi  la colba.<br />
Lu fruntali fiuritu<br />
è abà un capitaleddhu<br />
la tarra un lettu.<br />
È tempu di drummì..</p>
<p>Maria Teresa Inzaina di Calangiuanus I Premio</p>
<p>Traduzione dell&#8217;autrice (che ringraziamo)</p>
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<li id="wm:mid.1381831025850:a4636422287650d135">
<div>
<div></div>
<div></div>
<div><strong>È tempo..</strong></div>
<div></div>
<div>Onde di grano muovono</div>
<div>nell’aria abbacinata</div>
<div>i passi leggeri di una donna</div>
<div>spighe chinando dolcemente.</div>
<div>Stupiti avvampano i papaveri</div>
<div>serpi strisciano in fuga al calpestio.</div>
<div>Corona di povera regina</div>
<div>il cercine fiorito porge al cielo</div>
<div>la corba colma di maturi frutti.</div>
<div>Occhi di nero acceso</div>
<div>sinuosa va e sicura</div>
<div>ballerina di campo</div>
<div>fisso lo sguardo all’orizzonte:</div>
<div>al di là di una vasta radura</div>
<div>miraggio d’alberi</div>
<div>canto d’acque frescura</div>
<div>ristoro..sospirato riposo.</div>
<div>Ma è rada l’ombra raggiunta</div>
<div>bruchi pendono dagli alberi spogliati.</div>
<div>E per la schiena un brivido</div>
<div>nelle pupille lampi d’inquietudine.</div>
<div>Soffio di brezza l’accarezza e canta:</div>
<div>“Morranno i bruchi e i deserti rami</div>
<div>rivivranno alla nuova stagione</div>
<div>e al sole che saetta ombre e luci</div>
<div>fronde nuove spargeranno corone..”</div>
<div>E là oltre il turbamento</div>
<div>bruna quiete promettono</div>
<div>chiome lontane di fogliame</div>
<div>che non teme bruchi.</div>
<div>Vento alle spalle leggero</div>
<div>sospinge il passo stanco</div>
<div>all’ultima fermata.</div>
<div>Pesano i frutti</div>
<div>delle tante stagioni percorse.</div>
<div>Posa la corba.</div>
<div>Il cercine fiorito</div>
<div>è ora un piccolo cuscino</div>
<div>la terra il letto.</div>
<div>È tempo di dormire..</div>
<div></div>
<div></div>
</div>
</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> A s&#8217;ater&#8217;ala</strong></p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 159px"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//I-premio-ex-aequoil.jpeg"><img class="   " src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//I-premio-ex-aequoil-149x150.jpeg" alt="" width="149" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Giangavino Vasco</p></div>
<p>Ma chie b’at a bènnere<br />
a m’attoppare, cando<br />
ap’a fagher su brincu a s’ater’ala?<br />
Sa fortuna ap’a tènnere,<br />
presentàndemi, tando,<br />
de ti bier in chim’ ‘e cuss’iscala?<br />
Ti dia narrer: «Fala,<br />
beni a mi che pigare,<br />
si dignu so de te»,<br />
ca ses tue su re<br />
chi calch’ ’orta proadu ap’a pregare,<br />
cun paga fide e gana,<br />
in mutas de turmentu e de mattana.<br />
A notte o a de die<br />
at a èssere a s’ora<br />
chi s’ùltimu biazu at a finire,<br />
giompìndeche a inie,<br />
dae sa vida fora,<br />
e fora da’ su tempus de patire?<br />
Ma nessi a m’iscaldire<br />
un’àlidu b’at àere,<br />
po ch’ ‘ogare su frittu<br />
de su male chi afflittu<br />
m’at cando dadu m’as sa rughe a tràere,<br />
chi como, ti cunfesso,<br />
a baliare in palas non resesso.<br />
Cale lughe ap’a bìere,<br />
sa prus jara ‘e su chelu<br />
o cussa de sas framas de s’inferru?<br />
Su dimòniu rìere,<br />
o sintzeru un’anghelu<br />
ap’a intender lieru o in inserru?<br />
Su frittu de s’ilgerru<br />
o s’ ‘eranu prus tébiu<br />
m’at a bintrare in sinu?<br />
Sighinde su caminu,<br />
s’ànimu meu, ‘olandesiche lébiu,<br />
at’a chircare pasu<br />
in d-un’antigu affranzu, in d-unu ’asu.</p>
<p style="text-align: left; padding-left: 60px;" align="center"><strong>Nell’aldilà</strong></p>
<p style="padding-left: 60px;">Ma chi verrà<br />
ad incontrarmi, quando<br />
farò il salto nell’aldilà?<br />
Avrò la fortuna,<br />
presentandomi, allora,<br />
di vederti in cima a quella scala?<br />
Ti direi: «Scendi,<br />
vieni a portarmi su<br />
se degno son di te»,<br />
perché sei tu il re<br />
che qualche volta ho provato a pregare,<br />
con poca fede e voglia,<br />
in periodi di tormento e di fastidio.</p>
<p style="padding-left: 60px;">Notte o giorno<br />
sarà nel momento<br />
in cui l’ultimo viaggio finirà,<br />
arrivando lì,<br />
fuori dalla vita<br />
e fuori dal tempo di soffrire?<br />
Ma almeno a riscaldarmi<br />
un alito ci sarà,<br />
per mandar via il freddo<br />
del male che afflitto<br />
mi ha quando mi hai dato da trascinare la croce, che ora, ti confesso,<br />
non riesco a sopportare sulle spalle.</p>
<p style="padding-left: 60px;">Quale luce vedrò?<br />
La più chiara del cielo<br />
o quella delle fiamme dell’inferno?<br />
Il demonio ridere,<br />
o un angelo sincero<br />
sentirò libero o rinchiuso?<br />
Il freddo dell’inverno<br />
o la primavera più tiepida<br />
mi entrerà nel petto?<br />
Seguendo il cammino,<br />
il mio animo, volando via leggero,<br />
cercherà riposo<br />
in un antico abbraccio, in un bacio.</p>
<p style="padding-left: 60px;">Giangavino Vasco  - Bortigali I premio ex aequo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>APRI LA SARDEGNA AL MONDO : Concorso Grafico Letterario &#8211; Chiaramonti 01 giugno 2013</title>
		<link>https://www.ztaramonte.it/word/2013/05/apri-la-sardegna-al-mondo-concorso-grafico-letterario-chiaramonti-01-giugno-2013/</link>
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		<pubDate>Wed, 29 May 2013 08:17:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlo moretti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concorsi]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e arte]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi chiaramontesi]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi musicali]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola e educazione]]></category>
		<category><![CDATA[comune di chiaramonti]]></category>
		<category><![CDATA[consulta giovanile]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo xxl]]></category>
		<category><![CDATA[Istituto comprensivo S.Sattta di Perfugas]]></category>
		<category><![CDATA[pro loco chiaramonti]]></category>
		<category><![CDATA[provincia di sassari]]></category>
		<category><![CDATA[saharawi : Pitzinnos de su mundu]]></category>
		<category><![CDATA[sard rock cafè]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2013/05/Apri-la-Sardegna-al-Mondo.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-3959" title="Apri la Sardegna al Mondo" src="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2013/05/Apri-la-Sardegna-al-Mondo-724x1024.jpg" alt="" width="724" height="1024" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Studi storici sui dialetti della Sardegna Settentrionale di Mauro Maxia – Capitolo 7</title>
		<link>https://www.ztaramonte.it/word/2012/12/studi-storici-sui-dialetti-della-sardegna-settentrionale-di-mauro-maxia-capitolo-7/</link>
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		<pubDate>Mon, 03 Dec 2012 10:52:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlo moretti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e arte]]></category>
		<category><![CDATA[memoria e storia]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola e educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Dialetti]]></category>
		<category><![CDATA[mauro maxia]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna settentrionale]]></category>

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		<description><![CDATA[Capitolo 7 Alle origini del gallurese Dove e quando di preciso insorsero i trattamenti rt &#62; lt, rd &#62; ld, rk &#62; lk, rg &#62; lg e come si estesero fino ad abbracciare tutto il settentrione della Sardegna? Questo discorso, come si vedrà appresso, investe in pieno il problema della formazione del dialetto gallurese. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Capitolo 7</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alle origini del gallurese</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dove e quando di preciso insorsero i trattamenti <em>rt &gt; lt</em>, <em>rd &gt; ld</em>, <em>rk &gt; lk, rg &gt; lg </em>e come si estesero fino ad abbracciare tutto il settentrione della Sardegna? Questo discorso, come si vedrà appresso, investe in pieno il problema della formazione del dialetto gallurese.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/12/SAR-Subregioni-Gallura.jpg"><img class="size-full wp-image-3915 alignleft" style="margin: 5px;" title="SAR-Subregioni-Gallura" src="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/12/SAR-Subregioni-Gallura.jpg" alt="" width="352" height="598" /></a>La prima documentazione letteraria del gallurese è rappresentata dal <em>corpus </em>di poesie del religioso tempiese Gavino Pes, più noto col nome di <em>Don Baígnu</em>, la cui attività si dispiegò interamente all’interno del Settecento.<strong> 148</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Orbene, per fonetica, morfologia, sintassi e lessico le composizioni del Pes non differiscono affatto dall’odierno gallurese comune che ha il suo centro di riferimento proprio in Tempio. Le uniche differenze sono date, a livello lessicale, da un buon numero di spagnolismi ormai parzialmente caduti in disuso.</p>
<p style="text-align: justify;">Il gallurese del ’700 presenta dunque una veste assai simile a quello contemporaneo. Fra i suoi tratti fonetici più significativi si rileva proprio la costante risoluzione <em>rk, rg &gt; lk, lg; rt, rd &gt; lt, ld; rp, rb &gt; lp, lb</em>. Esempi: <em>palchí </em>“perché”, <em>impultanti </em>“importante”; <em>viltuosu </em>“virtuoso”; <em>immoltali </em>“immortale”, <em>taldá </em>“tardare”, <em>palditti </em>“perderti”; <em>impliá </em>“emplear” (sp.), ecc <strong>149</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel còrso moderno questi esiti non sono affatto sconosciuti (v. cap. 7). Non mancano casi di <em>s &gt; r </em>come, ad es., <em>altóre </em>“astore” per <em>astore </em>(gall. <em>altóri</em>) oppure di <em>r </em>per <em>l</em>, come in <em>partinaca </em>“pastinaca” per <em>pastinaca</em>. Ma, contrariamente al gallurese, in cui il fenomeno del lambdacismo rappresenta la regola, nel còrso si tratta di esempi sporadici ben lontani, per quantità, dalla situazione dello stesso logudorese sett. e di ampie zone del logudorese comune che si spingono fino alla linea che unisce Bosa a Bonorva, Osidda e Budoni, centri lontani da cinquanta a oltre cento chilometri dall’area di irraggiamento del fenomeno.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre a questo peculiare aspetto, vanno segnalati altri trattamenti che, pur mantenendo il gallurese nell’àmbito del còrso oltremontano, lo differenziano a tal punto da renderlo una varietà nettamente autonoma. È il caso, per es., della caduta della fricativa labiodentale sonora in posizione intervocalica (còrso <em>avé, móve, primavéra, gréve</em>; gall. <em>aé, muí, grái</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel còrso odierno anche questo fenomeno non è sconosciuto, come documenta, ad es., la caduta di <em>v- </em>preceduto da sillaba  atona; es.: <em>lu ’ól’u </em>“lo voglio”. Ma si tratta pur sempre di scostamenti rispetto alla regola generale che invece ne vuole il mantenimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro tratto caratteristico del gallurese è rappresentato dall’assimilazione progressiva del nesso <em>-rn-</em>, tipica del sardo (còrso <em>turná</em>, gall. <em>turrá</em>); del trattamento <em>kù- </em>&gt; <em>k- </em>che appare antico (còrso: <em>questu/quistu, quessu, quici, qui</em><em>ɖɖ</em><em>u/quillu, quindeci </em>vs. gall. <em>chístu, chissu, chíci, chí</em><em>ɖɖ</em><em>u, chíndici</em>); del perfetto in <em>-ési</em>, -<em>ísi </em>documentato già nel Cinquecento e oggi unica uscita del gallurese, mentre nel logudorese sett. è caduto in disuso di fronte alle più antiche uscite in <em>–ei </em>impostesi alle forme medievali in <em>-ai</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il lessico gallurese per circa il 18-20% è rappresentato da prestititi logudoresi acquisiti da un tempo imprecisabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche il còrso, però, una volta trapiantato nella parte settentrionale della Sardegna, produsse un influsso notevole.</p>
<p style="text-align: justify;">Forme còrse come <em>cascio </em>“formaggio” sono attestate in logudorese, sia pure con diversa veste grafica (<em>caxu</em>), fin dal Settecento <strong>150</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Già nel Settecento il gallurese era infarcito di spagnolismi e i prestiti catalani non erano inferiori per numero a quelli castigliani. Per gran parte di queste voci d’accatto va osservato, anzi, che il gallurese si mostra più conservativo del logudorese. Ora, si sa che l’influsso catalano nella Sardegna settentrionale cominciò ad arretrare fin dalla seconda metà del ’500 e che l’uso di questa lingua si protrasse fin verso la metà del Seicento ma quasi soltanto come codice linguistico delle più alte gerarchie ecclesiastiche <strong>151</strong>. Quindi già nel primo Seicento il catalano doveva conoscere una fase di irreversibile regresso. Donde proviene, allora, la presenza di tantissime parole catalane al gallurese?</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3913"></span>Di fronte a questi dati, si può credere, col Gamillscheg <strong>152</strong> e col Wagner <strong>153</strong>, che l’immigrazione còrsa in Sardegna iniziasse soltanto alla fine del sec. XVI secolo e che il dialetto gallurese si sia affermato solamente dopo una numerosa immigrazione che sarebbe avvenuta agli inizi del XVIII secolo?</p>
<p style="text-align: justify;">Vi è da dire, intanto, che il Wagner non prestò alla questione un livello di attenzione paragonabile a quello riservato al sardo se non nel momento in cui entrò nella polemica relativa alla posizione da assegnare al sassarese e al gallurese nel contesto dell’italiano e del sardo. Le sue trascrizioni del lessico gallurese presentano un numero di errori così elevato che stentiamo ad attribuirli a uno studioso di tale levatura <strong>154</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà le parlate còrse della Sardegna non sono soltanto espressione di una migrazione rustica ma, specialmente il sassarese con le sue sottovarietà, si caratterizza per la tendenza a formare colonie nei contesti urbani dei centri sardi del settentrione. Tale è il caso, documentato dalla toponimia, dei centri di Sassari (<em>via dei Corsi</em>), di Sedini (<em>Cabbu Còssu </em>“rione còrso”) e di Castelsardo (<em>Mèzzu Tèppa </em>“(rione a) mezza costa” &lt; còrso <em>tèppa </em>“balza”).</p>
<p style="text-align: justify;">Queste ondate migratorie dovettero avere come punti di approdo, rispettivamente, il porto di Torres per l’area sassarese, Castelgenovese per l’Anglona e Longonsardo per la Gallura. Fra i punti di imbarco, invece, sicuramente un posto privilegiato spetta a Bonifacio, di cui già agli inizi del terzo decennio del Trecento sono ben documentati i rapporti con <em>Castelgenovese </em>e, in generale, con tutto il settentrione sardo. Ma altri gruppi di una certa consistenza, come si vedrà meglio appresso, dovevano provenire da determinati contesti geografici e dialettali della Corsica. Si spiega in questo modo il fatto che talune forme abbiano attecchito in un determinato punto mentre risultano sconosciute in altri. È il caso, ad es., del cast. [mağèndula] &lt; crs. <em>Magènula</em> <strong>155</strong><em> </em>“mascella, ganascia, correggiato, flagello”, derivato di [mağğá] “percuotere col correggiato”, che si è cristallizato nella locuzione idiomatica castellanese [e ki mmağèndula!] “che seccatore,-trice che sei!”.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto, questa tendenza si apprezza anche nel dialetto della Gallura dove i centri abitati e il contado hanno due “registri” che gli stessi galluresi non mancano spesso di rilevare. Uno, “alto”, è quello rappresentato dalle varietà di Tempio e dei vicini centri di Calangianus, Nuchis e Aggius, le quali rappresentano i nuclei più antichi della colonizzazione urbana in Gallura. L’altro, “basso”, è il cosiddetto <em>sui</em><em>ɖɖ</em><em>átu di lu pasturíu </em>“linguaggio dei pastori”, cioè la varietà della popolazione sparsa negli stazzi, che si connota per il lessico effettivamente rustico, motivo per il quale i locutori dell’agro sono esposti spesso allo scherno dei ‘cittadini’ di Tempio.</p>
<p style="text-align: justify;">È documentato che già verso la metà del Cinquecento, oltre al borgo di Castelsardo, anche l’agro era interessato dall’insediamento sparso di gruppi di origine còrsa frammisti a gruppi autoctoni. Si tratta, a ben vedere, di una situazione pressoché identica a quella odierna. Niente di più coerente, quindi, se lo stesso tipo di insediamento caratterizzasse, durante il medesimo periodo, anche i centri della Gallura.</p>
<p style="text-align: justify;">La prova più evidente che le ondate migratorie interessavano gruppi socialmente e linguisticamente coesi è data dalla parlata di Calangianus, la quale si differenzia da quella di Tempio per due precisi caratteri fonetici. Il primo è rappresentato dalla risoluzione –<em>ARIU &gt; -</em><em>ác˝c˝u </em>vs. <em>-</em><em>ág˝g˝u</em>; es.:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>friác˝c˝u </em>[friác˝c˝u] “febbraio” vs. <em>friággju </em>[friág˝g˝u].</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo è fornito dalla costante occorrenza di <em>–p- </em>anche nei contesti in cui il gall. comune richiede <em>–b-</em>; es.: calang. <em>púcchju </em>[púc˝c˝u] “buio” anziché <em>búggju </em>[búg˝g˝u]; <em>spucchjá </em>[spuc˝cá] ˝“sbucciare” anziché <em>sbucchjá </em>[sbuc˝c˝á]. Si tratta di due risoluzioni che in Corsica rappresentano altrettante varianti diffuse e concorrenziali rispetto al trattamento che viceversa si è imposto nel sassarese e nel gallurese.</p>
<p style="text-align: justify;">Che la migrazione còrsa verso la Sardegna non si sia mai interrotta del tutto è ben documentato dal caso di S. Teresa di Gallura. Questo è infatti il centro che intrattiene maggiori contatti con la Corsica per via del regolare collegamento marittimo con Bonifacio. Non a caso, quindi, presenta rispetto agli altri centri una più alta densità di cognomi di origine còrsa <strong>156</strong> quantunque l’abitato sia stato fondato soltanto agli inizi dell’Ottocento. Ciò vale anche sotto l’aspetto linguistico, in quanto la parlata teresina, dopo il maddalenino che è còrso <em>tout-court</em>, è quella che mostra una maggiore vicinanza al còrso.</p>
<p style="text-align: justify;">Né Wagner né gli altri studiosi che si interessarono della questione dovettero scorrere con sufficiente attenzione la citazione del Fara sulla situazione demografica della Gallura nella seconda metà del Cinquecento <strong>157</strong>. Il Fara, infatti, mentre scriveva che la Gallura era completamente disabitata, intendeva riferirsi alla mancanza di centri abitati. Infatti, poi precisava:</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>&#8230;multique ex illis pastoriciam et agrestem cum tota familia in montibus degunt vitam, mille greges illi totidemque armenta per herbas pascunt&#8230;</em>”. <strong>158</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di una descrizione che corrisponde abbastanza fedelmente a quella offerta da Vittorio Angius per gli anni ’30-’50 dell’Ottocento. Se è vero che degli antichi centri abitati restavano soltanto quelli di Terranova, Aggius, Bortigiadas, Calangianus, Luras, Nuchis e Tempio, il territorio risultava interessato da un diffuso insediamento sparso. La presenza di molti pastori con le rispettive famiglie va letta come una testimonianza dell’esistenza del “modulo abitativo” dello stazzo fin dal Cinquecento. Le campagne della Gallura, dunque, era popolate da un numero piuttosto elevato di famiglie, il quale va stimato in rapporto al numero degli armenti. E poiché il Fara parla di migliaia di branchi, si può concludere che già nel 1580 nella Gallura vivevano alcune migliaia di pastori (còrsi) con le loro famiglie. Anche se questo dato potrebbe fare sorgere qualche perplessità, sotto il profilo demografico va considerato che nella seconda metà del ’500 il livello della popolazione europea toccò un apice che, dopo le carestie e le epidemie del ’600, fu raggiunto soltanto verso la metà del ’700. Ora un censimento spagnolo effettuato nel 1583, i cui dati sono stati pubblicati recentemente, <strong>159</strong> conferma questo quadro attribuendo alla Gallura Geminis (escludendo cioè il semidistrutto villaggio di Terranova e il suo agro disabitato) un numero di fuochi compresi fra 1.765 e 1.942. Moltiplicando questi dati per tre o per quattro si ottiene un numero di abitanti compreso fra i 5.300 e 7.700 che si dimostra coerente con la testimonianza del Fara.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò concorda pienamente con la distribuzione della popolazione gallurese alla metà di questo secolo allorché, mentre si consolidavano i nuovi agglomerati di Arzachena, Aglientu, Badesi, Bassacutena, Berchiddeddu, Loiri, Luogosanto, Palau, S. Pantaleo, S. Pasquale, S. Teodoro d’Oviddè, Telti, Trinità d’Agultu, Viddalba, la campagna era ancora fittamente abitata dai pastori e dalle loro famiglie che occupavano circa 2.500 stazzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi è da escludere che la migrazione còrsa iniziasse soltanto alla fine del Cinquecento o durante il Seicento, come credevano Gamillscheg, Le Lannou e Wagner. Al contrario, il popolamento delle campagne costituiva già da allora una realtà ben radicata, originatasi progressivamente a seguito dell’abbandono dei villaggi galluresi che, come è risaputo, avvenne in gran parte durante il quarantennio compreso fra la pandemia del 1347-48 e il 1388, anno in cui fu siglata l’ultima pace fra la Corona d’Aragona e i Sardi riuniti sotto la casata d’Arborea alleata con i Doria.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò non toglie che questa presenza così diffusa di nuclei di origine còrsa continuasse ad essere alimentata, ancora nel Seicento e anche nel Settecento, da nuovi immigrati còrsi. È probabile, tuttavia, che nel Cinquecento e forse anche negli ultimi secoli bassomedievali la Gallura, compresi i villaggi veri e propri, fosse abitata maggioritariamente da genti di origine còrsa.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo aspetto si desume per altro verso, considerando il forte influsso prodotto dal sassarese e dal gallurese nei confronti del logudorese. Il fatto più eclatante è rappresentato dalla formazione del nuovo dialetto che va sotto il nome di logudorese settentrionale. Anche in questo caso le opinioni degli studiosi che si sono avvicinati al problema, i quali attribuirono all’influsso toscano e continentale l’origine dei fenomeni fonetici e dei fatti lessicali che lo caratterizzano, appaiono da rivisitare in larga parte.</p>
<p style="text-align: justify;">In primo luogo si deve porre l’attenzione su un dato generalmente trascurato e cioè che l’influsso italiano nella Sardegna settentrionale cessa, per quanto riguarda il toscano, entro la prima metà del Trecento e, per quanto attiene al genovese, entro la metà del Quattrocento. Difficilmente si può ritenere che le ridotte correnti culturali italiane che ancora fino al ’500 toccarono ristrette fasce sociali potessero produrre particolari influssi sulla lingua del popolo.</p>
<p style="text-align: justify;">D’altra parte, sotto il profilo fonetico, gli unici fenomeni rimarchevoli derivati dal toscano e dal genovese sembrano costituiti, rispettivamente, dalla palatalizzazione in logudorese dei nessi /kl/, /fl/, /pl/, e dal passaggio -<em>l- &gt; -r – </em>nel sassarese. Le prime occorrenze delle palatalizzazioni cominciano ad essere documentate, sotto forma di interferenze, durante la prima metà del ’400 nel Codice di S. Pietro di Sorres <strong>160</strong>. Per quanto riguarda il passaggio <em>l </em>&gt; <em>r </em>nel sassarese non si dispone invece di alcun riferimento cronologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo quadro di massima può testimoniare del fatto che gran parte dell’imponente serie di fenomeni linguistici che va sotto il nome di logudorese sett. dovette prodursi in un periodo successivo. Per quanto riguarda la conservazione di [r] nei nessi consonantici, ad esempio, i documenti cinquecenteschi non conservano tracce del passaggio a [l]. Ciò può essere dovuto al fatto che gli atti venivano compilati dall’elemento acculturato, il quale era leale rispetto alle forme corrette e difficilmente doveva recepire innovazioni che avvenivano nel parlato <strong>161</strong>. Ma gli esempi per l’Anglona non mancano: -<em>lts- &gt; š</em>, <em>č </em>(<em>asciare, alciare </em>per <em>alzare </em>“salire”<strong> 162</strong>); <em>-skl- &gt; š </em>(<em>afixare </em>per <em>afliscare</em>) <strong>163</strong>; <em>-or- &gt; -ar- </em>(<em>Tocaro </em>per <em>Ithoccor</em>). <strong>164</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Diverso è il caso degli antroponimi e dei toponimi che anche gli scribi registravano fedelmente rispetto alle forme in uso nel momento. Qui il discorso si fa più chiaro, poiché i nomi, i cognomi e i toponimi registrati all’interno del ’500 attestano una serie di modificazioni già in atto. Da determinate interferenze, rappresentate da alcuni cognomi non soltanto di origine toponomastica, sappiamo che la parlata castellanese doveva essere già in uso nella penultima decade del Cinquecento. È il caso, per es., della forma <em>Cicau</em>, che rappresenta la pronuncia locale del toponimo còrso <em>Zicavu</em>, oppure della forma <em>Larinzòni</em>, altro cognome tuttora attestato a Castelsardo, nella quale si osserva la tipica apofonia del sassarese e gallurese (la forma etimologica, riflessa nella grafia ufficiale, corrisponde a <em>Lorenzoni</em>). Certi tratti fonetici del castellanese e del sedinese, come il rafforzamento delle liquide e la lenizione delle occlusive in posizione intervocalica, si possono già apprezzare nella forma <em>Bastelliga</em>, che rappresenta la locale pronuncia cinquecentesca del toponimo còrso <em>Bastélica</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte a questi dati il quesito che occorre porsi è il seguente: se, come ritiene Le Lannou e con lui il Wagner, i primi gruppi còrsi arrivarono in Gallura soltanto sul finire del ’500 e si fecero consistenti soprattutto nel ’700, come mai l’influsso còrso è apprezzabile a livello grafico già nel ’500?</p>
<p style="text-align: justify;">Non è possibile che nel logudorese il passaggio <em>r + </em>occlusiva <em>&gt; l </em>+ occlusiva sia avvenuto soltanto nel Settecento.</p>
<p style="text-align: justify;">Già per il 1723 si dispone di una documentazione del caratteristico esito aspirato del logudorese settentrionale, attestato mediante la grafia <em>sastaina </em>per <em>sartáina </em>a Ittireddu <strong>165</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La risoluzione <em>-rt- &gt; -st- </em>presuppone infatti una fase precedente in cui <em>-rt- &gt; -lt-</em>; pertanto è necessario retrodatare ancora questo fenomeno che abbiamo visto essere ben documentato nel còrso odierno ma che risulta attestato in Anglona, dove dovette essere portato da elementi còrsi o continentali, già durante i primi decenni del Trecento.</p>
<p style="text-align: justify;">Riguardo alla cd. “lisca logudorese”, non si vede come possa essere derivata da quella toscana se si valuta che la sua insorgenza in Sardegna non mostra alcun riferimento storico rispetto alla Toscana. L’influsso toscano era cessato col dominio di Pisa sulla Gallura, spentosi nei primi decenni del XIV secolo. A Sassari la presenza pisana era scemata già agli inizi del Duecento col cambio di alleanze da parte del Giudicato di Torres, col successivo collasso di quest’ultimo e con l’erezione del comune autonomo. Gli influssi successivi, al contrario, provengono dalla Corsica, i cui dialetti, lungi dal manifestare fenomeni assimilabili alla lisca, mostrano un certo conservatorismo appena intaccato da episodici casi in cui oggi /r/ + occlusiva passa a /l/.</p>
<p style="text-align: justify;">È ben vero che ancora nel Cinquecento a Sassari l’italiano era la lingua della cultura (Turtas). Nessun dato, però, autorizza a credere che i contatti derivanti dall’abitudine delle famiglie più benestanti di mandare i propri figli a studiare nelle università della penisola fossero tali da costituire un veicolo della lisca toscana. Del resto, i contorni all’interno dei quali questo fenomeno fonetico insorse in Toscana non sono ancora stati chiariti, per cui parlare meccanicisticamente di influsso toscano, almeno sotto questo peculiare aspetto, appare azzardato.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando alla forma <em>sastaina</em>, occorre considerare che il punto di irraggiamento in cui [rt] passa a [lt], che deve essere individuato nella città di Sassari, da cui il villaggio di Ittireddu dista una cinquantina di chilometri. Non solo, ma Ittireddu è situato lungo l’estremo limite meridionale dell’area interessata dal fenomeno delle aspirazioni in fonia sintattica.</p>
<p style="text-align: justify;">L’attestazione del fenomeno in un punto così lontano dal centro dell’innovazione porta dunque alla conclusione che gran parte dell’area che oggi costituisce il dominio logudorese sett. doveva esserne stata conquistata prima del Settecento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il flusso migratorio osservato da Le Lannou non fu che l’ultima ondata venuta a sovrapporsi a una situazione demografica radicatasi già da alcuni secoli. Il limite delle indagini del geografo francese sui <em>quinque libri </em>delle parrocchie galluresi è rappresentato dal fatto che in molti casi questi documenti sono disponibili soltanto a partire dalla seconda metà del Seicento o addirittura dal Settecento, per cui nulla si sa circa la situazione precedente. Se si potesse disporre di questi documenti fin dal Cinquecento, come è il caso di Castelsardo, probabilmente le conclusioni sarebbero di ben altro tenore e acquisirebbero un carattere più generale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il distacco del sassarese e del gallurese dal còrso rappresenta un fatto relativamente antico. Le differenti risoluzioni fonetiche, come, per esempio, la generalizzazione dell’epitesi, la presenza di morfemi sconosciuti in Corsica, le innovazioni nella costruzione del periodo, la massiccia quantità di prestiti logudoresi e catalani, l’influsso prodotto per tempo sul logudorese e sullo stesso catalano di Alghero rappresentano altrettante prove di una fase di ambientamento attraversata da queste nuove parlate in un periodo che sembra iniziare già nel primo Trecento e si protrae fino alla prima metà del ’600.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo questa prima fase le tre nuove varietà scaturite dall’incontro fra il corso e il sardo, due di “tipo” toscano (sassarese e gallurese) e una di “tipo” sardo (logudorese settentrionale), dovevano avere ormai acquisito la veste che conservano ancora oggi, come testimonia la maturità della lingua dei brani poetici logudoresi della fine del ’500 e quelli galluresi del ’700.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel periodo successivo, per quasi due secoli, tutte e tre subiranno l’influsso dello spagnolo che in parte affiancherà e in parte si sovrapporrà a quello catalano. Frattanto continuavano i reciproci scambi lessicali e, col nuovo sopraggiungere dell’elemento italiano, insorgeranno non poche di quelle forme.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla sconfitta degli Arborea (1410) e dei Doria (1420-1448) da parte della Corona d’Aragona dovette seguire un lungo periodo in cui, cambiati i punti di riferimento politici e culturali, la Sardegna settentrionale diventò, forse in misura maggiore di quanto avvenne durante il Duecento, un crogiuolo in cui i concorrenti influssi linguistici determinarono l’affermarsi di alcuni noti fenomeni fonetici e un forte interscambio lessicale che interessò i dialetti di Sassari, della Gallura e del Logudoro nordoccidentale, intaccando lo stesso catalano di Alghero. Non altrimenti si spiega l’elevato numero di catalanismi nel gallurese e la presenza di prestiti còrsi nel logudorese che raggiungono perfino il Nuorese. Valga come esempio la fortuna del suffisso etnico di origine còrsa, <em>–íncu</em>, che in Sardegna designa gli abitanti di centri galluresi (<em>lurisincu, nuchisincu</em>), del Sassarese (<em>sussincu</em>) ma anche quelli di centri che, sebbene lontani dal punto d’irradiazione (Sassari), rientrano nella zona raggiunta dall’innovazione: <em>tiesincu </em>(di Thiesi), <em>morincu </em>(di Mores), <em>padrincu </em>(di Padria), <em>bosincu </em>(di Bosa) e logudoresi settentrionali che lo stesso Wagner spesso definiva “strane”.</p>
<p> &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><strong>Note:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>148</strong> Recentemente è stato pubblicato un canzoniere ispano-sardo della  seconda metà del Seicento contenente anche tre componimenti in una varietà che presenta tratti comuni al gallurese e al sassarese (cfr. Andrea Deplano, in Tonina Paba, <em>Canzoniere ispano-sardo</em>, Cagliari, 1996, pp. 287- 288; 292-297). Mentre il presente lavoro viene licenziato per la stampa, F. Corda propone una restituzione in senso gallurese delle due canzoni più lunghe (cfr. l’articolo <em>Primavera e fiore della poesia gallurese</em>, in “Sardegna Mediterranea”, n. 6, ottobre 1999, pp. 10-16). La sua proposta, tuttavia, dal punto di vista filologico si presta a vari rilievi; per es.: è stata assordita l’occlusiva dentale sonora rafforzata in contesto intervocalico, che rappresenta un tratto caratteristico del sassarese; è stata espunta la fricativa labiodentale sonora (-<em>v-</em>) che è tipica dell’imperfetto indicativo del sassarese; sono state rese con <em>–l- </em>le occorrenze di <em>–r-</em>, ciò che rappresenta un altro aspetto specifico del sassarese.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>149</strong> Cfr., <em>Don Baignu (GavinoPes). Tutti li canzoni</em>, a cura di G. Cossu, Cagliari, 1980.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>150</strong> Cfr. ARCHIVIO PARROCCHIALE DI S. MARIA DEGLI ANGELI, Perfugas, <em>Libro di Amministrazione di S. Giorgio de Ledda</em>, <em>passim</em>; di questa forma, oggi riassorbita da <em>casu</em>, resta tuttavia una testimonianza nelle forme [kažađína] e [kađažína] “formaggella” attestate rispettivamente a Chiaramonti e Nulvi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>151</strong> Sull’uso del castigliano durante il Cinquecento cfr. i documenti pubblicati dal Turtas (v. <em>supra</em>); il <em>Codex Diplomaticus Sardiniae </em>ne presenta anche alcuni quattrocenteschi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>152</strong> GAMILLSCHEG, <em>Studien zur Vorgeschichte einer roman. Tempuslehre</em>, p. 72.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>153</strong> <em>LLS</em>, pp. 345-346.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>154</strong> <em>LLS</em>, pp. 396-397.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>155</strong> FALCUCCI, p. 224.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>156</strong> Cf. i cognomi <em>Antona, Alfonsi, Boccognani,-o</em>, <em>Bríccoli, Còmiti, Culioli, Ferrandíco, Fieschi, Franceschini, Lantiéri, Luciani, Marcellesi, Murrazzani, Nicolai</em>, <em>Nícoli, Ogno, Pangráni, Pasquali, Poggi, Poli, Quiliquini, Rubbiani, Scaglia, Tramoni, Soláro, Sorba, Verrina, Vincentelli</em>, per i quali l’ufficio anagrafe del Comune di S. Teresa Gallura, appositamente interpellato, assicura un’ascendenza còrsa (per la gradita collaborazione ringrazio espressamente la dott.ssa Angela Rita Carrusci). A questi cognomi vanno aggiunti anche i seguenti: <em>Bonifacino</em>, <em>Giorgioni, Godelmoni, Misiscia, Rustaggia, Sardo, Tummeacciu</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>157</strong> FARA G. F., <em>Opera</em>, I, 226.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>158</strong> FARA G. F., ibid,</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>159</strong> Cfr. G. SERRI, “Due censimenti inediti dei «fuochi» sardi: 1583 e 1627”, in B. Anatra, G. Puggioni, G. Serri, <em>Storia della popolazione in Sardegna nell’epoca moderna</em>, “Quaderni di Agorà”, 1, Cagliari, 1997, p. 90.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>160</strong> Cfr., SANNA A., <em>Il codice di S. Pietro di Sorres</em>, cit., pp. XXXI-XXXII. Vedi cap. 10.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>161</strong> Sulle motivazioni della rarità delle interferenze nei testi scritti si leggano le pertinenti osservazioni del Wagner in <em>FSS</em>, pp. 313-314 e di SANNA A., <em>Il codice di S. Pietro di Sorres</em>, cit., pp. XXIX-XXX.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>162</strong> <em>DA</em>, p. 226, r. 33: “ascende” vs. r. 38: “alzat”; p. 227, r. 6: “alcende”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>163</strong> <em>Ibid</em>., r. 39.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>164</strong> <em>DA</em>, p. 229, r. 13.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>165</strong> SATTA D., <em>Itiri fustialbos. Origini ed evoluzione di un villaggio</em>, Ozieri, 1991, P. 228, terzultima riga.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>S</strong><strong>TUDIUM ADF</strong></p>
<p>Sassari &#8211; 1999</p>
<p>2</p>
<p>© Mauro Maxia</p>
<p>Proprietà privata – Edizione fuori commercio</p>
<p>È vietata la riproduzione con qualsiasi mezzo, anche parziale, senza l’autorizzazione scritta dell’autore.</p>
<p>Contatti:  mauromaxia @ libero . it</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Chiaramonti, sabato 17 novembre nella Palestra Comunale</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Nov 2012 13:38:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlo moretti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi musicali]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/11/Esibizione-Royal.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-3898" title="Esibizione Royal" src="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/11/Esibizione-Royal-744x1024.jpg" alt="" width="744" height="1024" /></a></p>
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		<title>Si è laureto in Diritto Canonico col Prof. Francesco Falchi Andrea Marras a cura di Angelino Tedde</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Aug 2012 09:57:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>angelino tedde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi chiaramontesi]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola e educazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Si è  laureato nella tarda mattinata del 05/07/2012  Andrea Marras di Chiaramonti sostenendo la discussione sulla tesi &#8220;L&#8217;esercizio dei diritti fondamentali da parte del fedele&#8221;, avendo come relatore Prof. Francesco Falchi, ordinario di Diritto Canonico presso la Facoltà di Giurisprudenza dell&#8217;Università degli Studi di Sassari che lo ha seguito consupporto costante,  con le correzioni sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Si è  laureato nella tarda mattinata del 05/07/2012  Andrea Marras di Chiaramonti sostenendo la discussione sulla tesi &#8220;L&#8217;esercizio dei diritti fondamentali da parte del fedele&#8221;, avendo <a href="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/08/Andrea-Marras.jpg"><img class="alignright  wp-image-3846" style="margin: 5px;" title="Andrea Marras" src="http://www.ztaramonte.it/word/wp-content/uploads/2012/08/Andrea-Marras-211x300.jpg" alt="" width="140" height="200" /></a>come relatore Prof. Francesco Falchi, ordinario di Diritto Canonico presso la Facoltà di Giurisprudenza dell&#8217;Università degli Studi di Sassari che lo ha seguito consupporto costante,  con le correzioni sempre precise e l&#8217;attenta supervisione del lavoro di ricerca e approfondimento.</p>
<div style="text-align: justify;">Il tema ha riguardato il Titolo I del Libro II del <em>Codex Iuris Canonici</em>, riguardante i diritti dei fedeli, di tutti i fedeli, a prescindere dallo status (clericale o laicale) che ciascuno di essi ha nell&#8217;ordinamento canonico. L&#8217;odierna presenza di uno statuto giuridico comune a tutti nel Codice rappresenta , nel diritto della Chiesa, un elemento decisamente innovativo: presuppone infatti un&#8217;uguaglianza di base tra i fedeli, puntualmente affermata nel canone 208, in forza della quale ciascuno di essi partecipa, anche mediante l&#8217;esercizio dei diritti e l&#8217;adempimento dei doveri, alla missione propria della Chiesa. Il fine della Chiesa (e quindi anche del suo diritto) è la <em>salus animarum</em>, la salvezza eterna di tutte le anime. La Chiesa, che con il Concilio Vaticano II prende coscienza di sé stessa come struttura di comunione, persegue il fine della <em>salus animarum </em>attraverso  il compossesso e la compartecipazione dei beni salvifici tra tutti i suoi componenti. Alla base del riconoscimento di diritti &lt;&lt; soggettivi &gt;&gt; ai fedeli dunque c&#8217;è l&#8217;ecclesiologia conciliare, e in particolar modo la raffigurazione della Chiesa come Popolo di Dio: questa base è anche l&#8217;unica chiave di lettura corretta per intendere i diritti medesimi e soprattutto gli spazi e le forme per il loro esercizio. Ogni altra interpretazione risulterebbe fuorviante, e in particolar modo sarebbe scorretto vedere i diritti dei fedeli in chiave di rivendicazione degli individui contro lo Stato: è infatti sempre improprio applicare schemi giuridici tipici degli ordinamenti statuali all&#8217;ordinamento canonico senza prima considerare la peculiarità e l&#8217;unicità di quest&#8217;ultimo.</div>
<div style="text-align: justify;">La discussione è stata brillante e il laureando si è trovato a suo agio, anche grazie al modo con cui il relatore Prof. Falchi ha fatto le domande. Lo studente, intervistato ha dichiarato:</div>
<div style="text-align: justify;">&#8221; Sono molto fiero di quanto ho scritto e di quanto ho esposto a voce, nonché del fatto che ciò sia stato evidentemente apprezzato. Il mio voto di laurea è 106/110, non il massimo quindi, ma considerato  che  per la discussione della tesi mi sono stati attribuiti 8 punti  reputo il voto di laurea un ottimo risultato.&#8221;</div>
<div style="text-align: justify;">Al giovane chiaramontese e alla sua famiglia formuliamo dal nostro sito i più fervidi auguri.<br />
Chiaramonti può andare orgoglioso della sua gioventù e della famiglia Marras che vede il prof. Giovanni Carmelo Marras, già ordinario di Pedagogia, in un ruolo pubblico di buon livello, il primo figlio archeologo medievista, dottore di ricerca e componenete dellìéquipe di prof. Marco Milanese,, e il secondo figlio conseguire la laurea in Giurisprudenza con un voto lusinghiero, con un professore noto per l&#8217;impegno che profonde negli studi e nella preparazione dei suoi laureandi. All&#8217;ultima nata, essendo ancora scolara, formuliamo l&#8217;invito  a guardare il buon esempio dei genitori e dei fratelli maggiori.</div>
<div></div>
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