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	<title>Commenti a: Vita quotidiana e morte a Chiaramonti nell’Ottocento. Conclusione del lungo inventario del vicecurato Baingio Cabresu le cui parti sono apparse su questo sito a partire dal 13 aprile 2010. A cura di Angelino Tedde</title>
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	<description>Il libero spazio per le vostre opinioni</description>
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		<title>Di: Angelino</title>
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		<dc:creator>Angelino</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Aug 2011 05:23:24 +0000</pubDate>
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		<description>Un&#039;amico, cultore di storia chiaramontese, dopo aver letto l&#039;articolo, mi ha inviato queste ossservazioni che condivido in pieno. Lo ringraziando vivamente per la correzione delle mie sviste ed errori e per il suo contributo alla riflessione storica. I numeri di richiamo li ho aggiunti io. 
1. Lei scrive, riguardo ai giorni festivi, che in un anno vi sono 60 domeniche, in realtà sono 52.
2. La sorella del Cabresu, Francesca, probabilmente pagò i debiti cedendo beni mobili o immobili.
3. Dai diversi debiti in onorari per medici e in medicinali emerge che (Cabresu) doveva avere una salute malferma.
4. Il cercare di aumentare il proprio patrimonio, a quel tempo, può essere visto anche in funzione &quot;pensionistica&quot;;. Infatti all&#039;epoca non esisteva alcuna assistenza sociale e solo cedendo beni o dai frutti di essi si poteva sperare in cure ed assistenza in generale (in particolare se obbligati a letto). Nei paesi spesso non vi erano incarichi retribuiti sufficientemente ed anche qualora vi fossero stati non esistevano pensioni di vecchiaia. Spesso queste funzioni erano svolte dalle famiglie, ma significava pur sempre un aggravio per esse.
5. Inoltre voleva essere un modo per migliorare le condizioni economiche dei parenti una volta passati a miglior vita, tutto ciò è forse poco evangelico, ma molto umano.

6. Il padre, il flebotomo (1778) Giò Vincenzo Cabresu, non era ancora morto (1749-1839).
7. La questione riguardante l&#039;eredità paterna e materna probabilmente atteneva la costituzione del suo patrimonio sacerdotale che poteva aver leso la legittimità dei fratelli e sorelle.
8. Sac. Antonio Maria Damiano (non Domiano)
9. Forrija (non Forrigja)

Angelino Tedde</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;amico, cultore di storia chiaramontese, dopo aver letto l&#8217;articolo, mi ha inviato queste ossservazioni che condivido in pieno. Lo ringraziando vivamente per la correzione delle mie sviste ed errori e per il suo contributo alla riflessione storica. I numeri di richiamo li ho aggiunti io.<br />
1. Lei scrive, riguardo ai giorni festivi, che in un anno vi sono 60 domeniche, in realtà sono 52.<br />
2. La sorella del Cabresu, Francesca, probabilmente pagò i debiti cedendo beni mobili o immobili.<br />
3. Dai diversi debiti in onorari per medici e in medicinali emerge che (Cabresu) doveva avere una salute malferma.<br />
4. Il cercare di aumentare il proprio patrimonio, a quel tempo, può essere visto anche in funzione &#8220;pensionistica&#8221;;. Infatti all&#8217;epoca non esisteva alcuna assistenza sociale e solo cedendo beni o dai frutti di essi si poteva sperare in cure ed assistenza in generale (in particolare se obbligati a letto). Nei paesi spesso non vi erano incarichi retribuiti sufficientemente ed anche qualora vi fossero stati non esistevano pensioni di vecchiaia. Spesso queste funzioni erano svolte dalle famiglie, ma significava pur sempre un aggravio per esse.<br />
5. Inoltre voleva essere un modo per migliorare le condizioni economiche dei parenti una volta passati a miglior vita, tutto ciò è forse poco evangelico, ma molto umano.</p>
<p>6. Il padre, il flebotomo (1778) Giò Vincenzo Cabresu, non era ancora morto (1749-1839).<br />
7. La questione riguardante l&#8217;eredità paterna e materna probabilmente atteneva la costituzione del suo patrimonio sacerdotale che poteva aver leso la legittimità dei fratelli e sorelle.<br />
8. Sac. Antonio Maria Damiano (non Domiano)<br />
9. Forrija (non Forrigja)</p>
<p>Angelino Tedde</p>
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