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	<title>Commenti a: Mostra conclusiva del progetto &#8220;Il nostro mondo&#8221;, attuato nella Scuola dell&#8217;infanzia, Primaria e Secondaria di Chiaramonti.</title>
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	<description>Il libero spazio per le vostre opinioni</description>
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		<title>Di: Anghelu 'sa Niera</title>
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		<dc:creator>Anghelu 'sa Niera</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 10:32:59 +0000</pubDate>
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		<description>Queste manifestazioni, in genere chiamate accademia di fine anno negli anni Sessanta, rappresentano un buon mezzo di comunicazione tra la scuola e il paese. Auguriamoci che la comunicazione e gli strumenti utilizzati corrispondano ad un&#039;adeguata preparazione dei ragazzi. Ho qualche perplessità circa l&#039;efficacia del settore interculturalità. Una cosa è infatti la teoria e un&#039;altra è la pratica. In Lombardia ho avuto l&#039;opportunità di vivere per un certo periodo accanto ad una famiglia di marocchini, di numerosi figli e numerosissimi e chiassosi amici.  Le pareti dell&#039;appartamento in cui abitavo confinavano con il minuscolo appartamento dei marocchini. Viverci accanto era una tortura continua: le urla ininterrotte dei bambini, i salti, le capriole e l&#039;immane vociare degli adulti incuranti dei decibel  per me era insopportabile, per loro nella norma. Non parliamo dell&#039;ascensore in continuo movimento per l&#039;arrivo di adulti. Mi chiedevo dove si collocassero e come stessero in quello spazio così limitato. Nessun rispetto delle regole condominiali in un centro urbano presso cui gli abitanti sono attentissimi alla legalità.
A questo si aggiunga un attaccamento alle loro tradizioni che non sempre collimano con le nostre leggi. Insomma aliud est dicere aliud est facere. Forse un centro come Ozieri dove convivono varie etnie può offrire un&#039;esperienza di multiculturalità. Per gli adulti, anche Chiaramonti con la presenza di badanti africane e comunitarie può essere
d&#039;esempio. Non vorrei dimenticare poi la varietà di presenze di bambini olandesi, tedeschi, belgi, francesi e di altre località durante il periodo estivo, quasi tutti figli di emigrati sardi che si sono integrati nei paesi di elezione. Tutte esperienze che servono per favorire la tolleranza che talvolta manca anche tra noi nelle discussioni politiche e religiose.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Queste manifestazioni, in genere chiamate accademia di fine anno negli anni Sessanta, rappresentano un buon mezzo di comunicazione tra la scuola e il paese. Auguriamoci che la comunicazione e gli strumenti utilizzati corrispondano ad un&#8217;adeguata preparazione dei ragazzi. Ho qualche perplessità circa l&#8217;efficacia del settore interculturalità. Una cosa è infatti la teoria e un&#8217;altra è la pratica. In Lombardia ho avuto l&#8217;opportunità di vivere per un certo periodo accanto ad una famiglia di marocchini, di numerosi figli e numerosissimi e chiassosi amici.  Le pareti dell&#8217;appartamento in cui abitavo confinavano con il minuscolo appartamento dei marocchini. Viverci accanto era una tortura continua: le urla ininterrotte dei bambini, i salti, le capriole e l&#8217;immane vociare degli adulti incuranti dei decibel  per me era insopportabile, per loro nella norma. Non parliamo dell&#8217;ascensore in continuo movimento per l&#8217;arrivo di adulti. Mi chiedevo dove si collocassero e come stessero in quello spazio così limitato. Nessun rispetto delle regole condominiali in un centro urbano presso cui gli abitanti sono attentissimi alla legalità.<br />
A questo si aggiunga un attaccamento alle loro tradizioni che non sempre collimano con le nostre leggi. Insomma aliud est dicere aliud est facere. Forse un centro come Ozieri dove convivono varie etnie può offrire un&#8217;esperienza di multiculturalità. Per gli adulti, anche Chiaramonti con la presenza di badanti africane e comunitarie può essere<br />
d&#8217;esempio. Non vorrei dimenticare poi la varietà di presenze di bambini olandesi, tedeschi, belgi, francesi e di altre località durante il periodo estivo, quasi tutti figli di emigrati sardi che si sono integrati nei paesi di elezione. Tutte esperienze che servono per favorire la tolleranza che talvolta manca anche tra noi nelle discussioni politiche e religiose.</p>
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