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Festa di nozze a Miramonti.

Scritto da ange de clermont

Capitolo XXV de “La maschera dalla gonna capitina”

di Ange de Clermont

Il 30 giugno 1882 nella Chiesa secentesca tardo rinascimentale di Miramonti, posta sulla rocca dei Doria, le campane suonarono a distesa pervadendo carruggi e vicoli del paese e l’animo lieto dei paesani. La gente era in festa, festa di nozze. L’eroe e l’eroina, Giovanni Zavattaro e Linda Ruju, che avevano contribuito sostanzialmente a sconfiggere il male, trionfando su di esso, andavano a nozze nella grande parrocchiale. Tutto il paese volle partecipare alla gioia dentro e fuori della chiesa . Il vicario, con i suoi due coadiutori, rivestiti con i più antichi e preziosi abiti rituali, attesero sul portale della chiesa gli sposi che salivano a cavallo lungo la mulattiera ripida che portava alla rocca dei Doria dopo aver attraversato il paese partendo da Piatta ‘e Litu e percorrendo via Cavour, la Piatta e la Salita di Nicolò Doria che partiva da s’Ulumu.

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La gonna vulvuese.

Scritto da ange de clermont

Capitolo XXIV de “La maschera dalla gonna capitina”

di Ange de Clermont

Il nono giorno della novena si svegliò coperto da una grigia nuvolaglia in movimento su tutta l’Anglona: da Miramonti, che sovrastava l’intera regione, il cielo su Vulvu appariva di un grigio slavato, Murtis era coperto da una nebbiolina più chiara, Laoru più vicino e Zerfuga più lontano apparivano coperti da nuvole grigio-oscure.

Il costone che separava la regione dal mare era sovrastato da una nuvolaglia oscura in movimento, i monti di Botticadas apparivano cupi e la cima del Limbara dai suoi oltre milletrecento metri di altezza, in parte si nascondeva alla vista, mentre più a oriente il monte Sassu nella sua vastità offriva nuvole biancastre che il sole sorgendo non riusciva a bucare come avveniva nelle migliori giornate primaverili.

Il cielo di Vulvu, non ancora illuminato dal sole pigro, era inquieto e il monte di San Lorenzo, percorso da strati cirri, pareva un ubriaco tornando a casa e sforzandosi di apparire astemio. A Miramonti i ruderi sonnacchiosi della parrocchiale erano velati di malinconia.

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Dalla sesta all’ottava giornata.

Scritto da ange de clermont

Capitolo XXIII de “La maschera dalla gonna capitina”

di Ange de Clermont

Il sesto giorno passò in gran fervore per le novenanti, ignare dei rischi che potevano correre, ma certe di contribuire a pregare per la comunità secondo le intenzioni del vicario che, seguendo una dieta a pane e acqua, appariva loro più emaciato e più degno di venerazione. Queste, ormai allenate dalla fatica delle due ore di cammino dei primi cinque giorni, compivano il pellegrinaggio con maggior leggerezza del corpo e dello spirito. Qualche caduta nella discesa di Edras e qualche ciottolo sui piedi, tanto che a momenti preferivano camminare sulla sterrata a piedi nudi, affrontando volentieri la penitenza affinché le loro azioni fossero più efficaci lassù. Lo spirito fraterno che le animava rendeva molto bello l’incontro fra loro lungo il cammino dove, a distanza di venti minuti, una andava e l’altra tornava.

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La quinta giornata della novena

Scritto da ange de clermont

Capitolo XXII de “La maschera dalla gonna capitina”

di Ange de Clermont

Il quarto giorno si svolse in modo regolare: tutte le novenanti furono puntuali nell’orario e nel loro ruolo, i militi vigilarono attentamente i movimenti dei passanti dei quali riconobbero l’identità, alcuni pellegrini giunsero da Laoru e da Murtis, più modeste le presenza da Vulvu.

Il quinto giorno invece fu più movimentato: qualche servo pastore, a bocca aperta, mentre vigilava sul gregge, cercò di provocare invano le ragazze dall’interno delle tanche in cui pascolava il gregge, più di un cane pastore abbaiò al loro passaggio sulla sterrata, quasi scimmiottando il loro teraco sgangherato.

Ricomparvero ognuno al solito sito sia il dr. Pische sia il dr. Maladdàre. I due uomini, l’uno a Santa Maria Maddalena e l’altro a Santa Giusta, salutarono le ragazze e cercarono d’intavolare invano qualche discussione sulle fisse del vicario di Miramonti, ma le pie fanciulle, altere e sicure di sé, furono secche nelle risposte e salutarono senza concedere a nessuno dei due alcuna replica.

I militi controllarono scrupolosamente i movimenti dei due dottori che, a tratti, si allontanavano dall’ombra degli alberi e a tratti si muovevano avanti e indietro per la lunghezza di venti metri, per ritornare infine a sedersi e a riprendere le letture.

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Il terzo giorno della novena.

Scritto da ange de clermont

Capitolo XXI de “La maschera dalla gonna capitina”

di Ange de Clermont

Il secondo giorno della novena andò tutto liscio: il maresciallo poté spostarsi rapidamente tra le postazioni, identificando i punti cruciali in cui qualcuno avrebbe potuto attaccare le ragazze. Giunse soltanto qualche pellegrino da Laoru nella chiesa della Santa. Niente di speciale da segnalare, a parte un tipo strano, ben coperto da una coppola oscura e dal bavero di un impermeabile, fermatosi a guardare per un po’ da Su Crastu Biancu, poi scomparve nel nulla: forse un servo pastore dei Molinas, forse qualcuno che non voleva farsi vedere, ma che voleva vedere il movimento delle persone nell’area prospiciente la chiesa.

Si venne così al terzo giorno della novena-staffetta. Le ragazze si scambiarono i turni e fra loro ritoccarono un po’ l’ordine delle partenze. I militi sguarnirono le postazioni di Edras e si concentrarono maggiormente tra Nicu, Sa Serra, Orria Pizzinna e il chilometro pianeggiante della valle che separava le chiese delle due Sante.

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Il primo giorno della novena-staffetta.

Scritto da ange de clermont

Capitolo XX de “La maschera dalla gonna capitina”

di Ange de Clermont

La prima giovane che alle 8 del mattino lasciò l’oratorio di Santa Croce, con la benedizione del vicario, fu Linda. Fattasi il segno della croce con l’acqua santa, uscì dal grande portone secentesco, svoltò verso la sua destra, attraversò la Piatta Balchi, passò davanti all’oratorio della Vergine del Rosario, percorse la vasta sterrata della sorgente che alimentava Funtanedda, iniziò a percorrere Caminu e Cunventu, si segnò quando all’altezza dei castagni, vide la chiesa del Carmine e del Convento dei carmelitani ormai disabitato e il Camposanto, svoltò verso Prammas e recitando il rosario cominciò la discesa del ripido sentiero di Edras. Si muoveva svelta, ma non ansiosa, evitava i grossi sassi e cercava di raggiungere Sa Serra, ammirando gli alberelli delle campagne ripieni di foglioline verdi.

Sostò un po’ davanti ad una quercia secolare per prendere respiro finché concluso il sentiero scosceso, si spinse verso il discesone e il ponte di Piluchi, finalmente risalita un po’ dopo la curva successiva al ponte raggiunse la distesa di Orria Pizzinna, costeggiò la chiesa di Santa Maria Maddalena, dove sostò per un attimo rivolgendo alcune invocazioni alla santa e percorse tra siepi e macchioni la carrozzabile che la portava alla fonte e poi allo spiazzo e alla chiesa di Santa Giusta.

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Pane e acqua, rosari e postazioni.

Scritto da ange de clermont

Capitolo XIX de “La maschera dalla gonna capitina”

di Ange de Clermont

Il 18 maggio, nella caserma di Miramonti, a due a due giunsero, sotto mentite spoglie, i militi di Laoru e di Murtis. Si riunirono nella sala mensa e il maresciallo presentò il piano d’azione per attirare come le mosche al miele l’assassino o gli assassini gettando loro l’esca.

Prendendo la parola il maresciallo cominciò:

- Abbiamo fatto tutti gli sforzi possibili, attraverso l’interrogatorio degl’indiziati , per catturare il maniaco o i maniaci autori dei tre delitti, ma le indagini non hanno dato risultati validi. Le persone indiziate si sono rivelate estranee ai fatti criminosi e allora dobbiamo ricorrere all’astuzia dell’esca. Esibiremo al nemico le migliori ragazze di Miramonti che, d’accordo col vicario, daranno inizio ad uno speciale pellegrinaggio- staffetta da Miramonti a Santa Giusta, a partire dal 20 maggio. La prima ragazza partirà verso le sette del mattino per santa Giusta, dopo venti minuti partirà la seconda e poi la terza, la quarta e la quinta ragazza. Non dovranno stare insieme, ma andare e tornare da sole per la penitenza del silenzio. Nel pomeriggio, a partire dalle quattro faranno la staffetta altre quattro ragazze, che al ritorno da santa Giusta partiranno ugualmente distaccate, l’ultima lascerà la chiesa alle 19:00, al momento in cui l’eremitana dovrà chiudere il portone della chiesa. Noi dovremo appostarci non visti nelle alture lungo il tragitto, coperti da macchioni di lentisco o di olivastro, e intervenire se vediamo apparizioni strane di individui soli o in compagnia. …………..

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