Chiaramonti, il portale delle vostre idee

Il libero spazio per le vostre opinioni

Archivio di agosto, 2008

Contos de foghile – Il castello di Galtellì.

Scritto da ztaramonte

Quarto racconto tratto da “Leggende sarde” scritte da Grazia Deledda. Ci siamo spostati verso la costa orientale della Sardegna e presso la marina di Orosei anche se il luogo è all’interno. Vi auguro una buona lettura.

Carlo Moretti

“Contados – Leggende sarde” di Grazia Deledda, a cura di Dolores Turchi, Roma, Newton Compton Editori, 1999, collana Italia Tascabile, 8

Una notte dello scorso dicembre restai più di due ore ascoltando attentamente una donna di Orosei che mi narrava le leggende del castello di Galtellì [4].

Il suo accento era così sincero e la sua convinzione così radicata che spesso io la fissavo con un indefinibile sussulto, chiedendomi se, per caso, queste bizzarre storie a base di soprannaturale, che corrono pei casolari del popolo, non hanno un fondamento, e qualcosa di vero.

Il castello di Galtellì – la Civitas Galtellina, altre volte così fiorente e popolata, ora decaduta in miserabile villaggio – è interamente distrutto; restano solo i ruderi neri e desolati, dominanti il triste villaggio, muti e severi nel paesaggio misterioso.

La leggenda circonda quelle meste rovine con un cerchio magico di credenze strane, fra cui la principale è che l’ultimo Barone, ovvero lo spirito suo, vegli giorno e notte sugli avanzi del castello, in guardia dei suoi tesori nascosti.

Leggi tutto »

La gonna vulvuese.

Scritto da ange de clermont

Capitolo XXIV de “La maschera dalla gonna capitina”

di Ange de Clermont

Il nono giorno della novena si svegliò coperto da una grigia nuvolaglia in movimento su tutta l’Anglona: da Miramonti, che sovrastava l’intera regione, il cielo su Vulvu appariva di un grigio slavato, Murtis era coperto da una nebbiolina più chiara, Laoru più vicino e Zerfuga più lontano apparivano coperti da nuvole grigio-oscure.

Il costone che separava la regione dal mare era sovrastato da una nuvolaglia oscura in movimento, i monti di Botticadas apparivano cupi e la cima del Limbara dai suoi oltre milletrecento metri di altezza, in parte si nascondeva alla vista, mentre più a oriente il monte Sassu nella sua vastità offriva nuvole biancastre che il sole sorgendo non riusciva a bucare come avveniva nelle migliori giornate primaverili.

Il cielo di Vulvu, non ancora illuminato dal sole pigro, era inquieto e il monte di San Lorenzo, percorso da strati cirri, pareva un ubriaco tornando a casa e sforzandosi di apparire astemio. A Miramonti i ruderi sonnacchiosi della parrocchiale erano velati di malinconia.

Per continuare a leggere gratuitamente questo capitolo clicca qui

Tutti i capitoli precedenti clicca qui.

Chirca.it - Pagerank BlogItalia.it - La directory italiana dei blog
SCAMBIO BANNER CHIRCA.IT - SUBITO 1.000 CREDITI IN REGALO