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Archivio di luglio, 2008

Contos de foghile – La leggenda di Castel Doria.

Scritto da ztaramonte

Terzo racconto tratto da “Leggende sarde” scritte da Grazia Deledda. Stavolta siamo un po più vicini al nostro paese. Vi auguro una buona lettura.

Carlo Moretti

“Leggende sarde” di Grazia Deledda, a cura di Dolores Turchi, Roma, Newton Compton Editori, 1999, collana Italia Tascabile, 8

Interessanti sono le leggende intorno a Castel Doria; e specialmente quella dell’ultimo principe. Pare che questo misterioso maniero sia stato edificato dai Doria verso il 1102, quando cioè i Genovesi fortificarono tutti i loro possedimenti al nord dell’isola, e specialmente l’attuale Castel Sardo.

Esiste tutt’ora un’alta torre a cinque angoli, di pietre rettangolari saldate l’un l’altra a cemento. Edificato su alte rocce poco distanti dalla riva del Coghinas, il castello godeva di un grande panorama, e verde ai suoi piedi si stendeva la pianura. La leggenda dice che un condotto sotterraneo conduceva dal castello alla chiesa di San Giovanni di Viddacuia, sita all’altra riva del Coghinas, e che questo sotterraneo i Doria lo avessero scavato semplicemente per recarsi alla messa nei giorni di festa.

Un marciapiede conduce dalla torre alla Conca di la muneta, dove, si dice, i Doria battevano denaro. Questa Conca, a quanto ne ho potuto capire, pare sia una grande cisterna di una immensa profondità: nel fondo esisteva una campana d’oro, e i passanti gettavano una pietra, per farla suonare, talché ora la cisterna è piena in fondo di pietre, e quindi la campana è invisibile e non suona più.

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Pane e acqua, rosari e postazioni.

Scritto da ange de clermont

Capitolo XIX de “La maschera dalla gonna capitina”

di Ange de Clermont

Il 18 maggio, nella caserma di Miramonti, a due a due giunsero, sotto mentite spoglie, i militi di Laoru e di Murtis. Si riunirono nella sala mensa e il maresciallo presentò il piano d’azione per attirare come le mosche al miele l’assassino o gli assassini gettando loro l’esca.

Prendendo la parola il maresciallo cominciò:

- Abbiamo fatto tutti gli sforzi possibili, attraverso l’interrogatorio degl’indiziati , per catturare il maniaco o i maniaci autori dei tre delitti, ma le indagini non hanno dato risultati validi. Le persone indiziate si sono rivelate estranee ai fatti criminosi e allora dobbiamo ricorrere all’astuzia dell’esca. Esibiremo al nemico le migliori ragazze di Miramonti che, d’accordo col vicario, daranno inizio ad uno speciale pellegrinaggio- staffetta da Miramonti a Santa Giusta, a partire dal 20 maggio. La prima ragazza partirà verso le sette del mattino per santa Giusta, dopo venti minuti partirà la seconda e poi la terza, la quarta e la quinta ragazza. Non dovranno stare insieme, ma andare e tornare da sole per la penitenza del silenzio. Nel pomeriggio, a partire dalle quattro faranno la staffetta altre quattro ragazze, che al ritorno da santa Giusta partiranno ugualmente distaccate, l’ultima lascerà la chiesa alle 19:00, al momento in cui l’eremitana dovrà chiudere il portone della chiesa. Noi dovremo appostarci non visti nelle alture lungo il tragitto, coperti da macchioni di lentisco o di olivastro, e intervenire se vediamo apparizioni strane di individui soli o in compagnia. …………..

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La festa di Santa Giusta.

Scritto da ange de clermont

Capitolo XVIII de “La maschera dalla gonna capitina”

di Ange de Clermont

Il maresciallo Zavattaro, dopo l’interrogatorio del dr. Cassetta, di Boschenis, di Elsa Campi, lasciò passare un ragionevole numero di giorni, per riordinare le idee e studiare eventuali strategie per scovare il maniaco omicida. Gli uomini alle sue dipendenze avevano verificato gli alibi dei tre indiziati.

Su Elsa, tutto fu verificato e nei fatti fu scagionata visto che gli alibi non facevano una grinza. La donna si muoveva di giorno e di notte, ma sempre in compagnia di qualcuno. Dormiva di qua e di là, ma sempre presso qualcuno. Il sarto Boschenis, dopo la verifica degl’indizi, ne usciva certamente originale e un tantino folle per il suo camminare instancabile, ma con gli alibi a posto.

Lo stesso dr. Cassetta, coperto dall’intero paese nel rafforzamento degli alibi deboli, con certificati medici sulla sua gonorrea, con gli appunti sui libri di psichiatria letti e datati, con le testimonianze sulla sua presenza in casa anche in quelle terribili notti di vento e pioggia, grazie ai giovani nottambuli, che almeno per una volta furono provvidenziali, e ai vicini confinanti che lo avevano udito tossire a causa della sua bronchite cronica.

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Cantadores a poesia (II)

Scritto da ztaramonte

Continuiamo in questo spazio a raccontare con brevi cenni, la storia dei poeti improvvisatori e continuo a scusarmi con i lettori, per gli errori che si potranno incontrare durante la lettura di questi versi.

Il canto dei poeti improvvisatori era sempre accompagnato da un gruppo di cantori che formavano il coro d’accompagnamento, attraverso suoni vocali armonizzati e gutturali. Nel nord Sardegna, il canto dei poeti si è sempre differenziato da quello del sud per via dell’abbinamento in quest’ultima zona con strumenti musicali (chitarra o fisarmonica). L’intuizione del Cubeddu, che riuscì a trasportare quest’arte, da semplice momento di svago a momenti collettivi importanti come le feste in piazza, fu grande.

Da quel momento, col passare degli anni, le gare poetiche sostituirono ogni tipo di manifestazione, divenendo punto di riferimento e base organizzativa per tutte le feste e sagre paesane.

Anche stavolta leggerete e potrete sentire, come nell’articolo precedente, il primo tema della gara disputata a Cagliari il 7 aprile del 1979 tra il nostro poeta locale Juanne Seu (Chiaramonti 1915 – 1998) e il poeta Mario Masala (Silanos 1935), dedicato a Sa peràula, s’iscritura” ; nel prossimo articolo concluderemo la gara con il secondo tema “Sardigna indipendente, Sardigna italiana”.

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I lumi del dr. Pische.

Scritto da ange de clermont

Capitolo XVII de “La maschera dalla gonna capitina”

di Ange de Clermont

Il dr. Pische, alla notizia degl’interrogatori di Cassetta e di Boschenis, rise sardonicamente e rallegrandosi per l’ingenuità, l’incapacità di quel giovane maresciallo, basso borghese e per di più , a quanto aveva sentito, pure clericale e bigotto, una mosca bianca in mezzo alla generale adesione dei sottufficiali alla massoneria, un intruso da cacciare via. Come poteva fidarsi l’Arma e la Nazione di un baciapile, di un servo del Papa di quel genere?

Gli stessi uomini di governo erano uomini senza nerbo, dei parvenu che dell’arte del governare non avevano appreso un bel niente, improvvisatori, vecchi garibaldini indisciplinati, corrotti dal potere e incapaci di dare alla Nazione quella spinta ideale che aveva mosso gli aderenti alle società segrete a congiurare nell’ombra e infine a raggiungere l’Unità.

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Contos de foghile – La leggenda di Aggius.

Scritto da ztaramonte

Continuo la pubblicazione delle “Leggende sarde” scritte da Grazia Deledda. Vedendo le valutazioni dell’articolo iniziale, sembrerebbe che i racconti di questo genere siano graditi.

Buona lettura.

Carlo Moretti

“Leggende sarde” di Grazia Deledda, a cura di Dolores Turchi, Roma, Newton Compton Editori, 1999, collana Italia Tascabile, 8

Al finire del secolo XVII c’erano in Aggius – piccolo villaggio della Gallura – due ragazzi, figli di due famiglie nemiche, che, come accade sovente in Sardegna, ed anche altrove, facevano all’amore.

Lei aveva tredici anni, egli quindici; ma benché così giovani sembravano, forti e belli entrambi, grandi di vent’anni, e si amavano perdutamente, con tutta la passione indomita degli abitanti della Gallura, bizzarra regione montuosa al nord dell’isola, che ha, nel paesaggio e nella natura dei nativi, molta rassomiglianza con la vicina Corsica.

Ma, come accennai, le famiglie dei due amanti erano nemiche. Pare che tutto il villaggio fosse diviso in due fazioni, e l’odio il più mortale soffiava negli animi di entrambe: ad una apparteneva la famiglia del giovine, all’altra quella della fanciulla. Ciò non impediva che essi si adorassero e che si dessero frequenti convegni notturni nella stessa casa di lei.

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La storia di Elsa

Scritto da ange de clermont

Capitolo XVI de “La maschera dalla gonna capitina”

di Ange de Clermont

Il brigadiere Mirace non volle umiliare Elsa, l’eremitana ligure, davanti al paese di Miramonti: inviò due carabinieri in perlustrazione che, dopo la solita chiacchierata, le chiesero se fosse disponibile a dare una mano per scoprire lo strangolatore di Maria Giusta, la donna rispose affermativamente, solo allora i militi le chiesero quando doveva salire al paese ella rispose l’indomani per acquistare un po’ di sale e altri prodotti nel bazar dei Mannu.

- Passi in caserma che il maresciallo vorrebbe parlarle! -

- Va bene. – Rispose la donna.

Fu così che alle dieci del giorno dopo, salita in paese attraverso il sentiero irto di Edras, la donna si presentò in caserma, non prima di aver omaggiato il parroco presso la sagrestia dell’oratorio di Santa Croce.

Bussò al portone e il piantone le aprì salutandola cortesemente.

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