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Archivio di maggio, 2008

Le indagini. (seconda parte)

Scritto da ange de clermont

Parte del IV cap. de “La maschera dalla gonna capitina”

di Ange de Clermont

Dopo un breve riposo, il maresciallo col brigadiere, verso le 17, volle raggiungere in Comune il dr. Cassetta. Percorsero via Cavour, raggiunsero piatta Balchi, dove un orologiaio dalla lunga barba, continuò a lavorare senza sollevare il capo, mentre nella Piatta grande, il martellare del vecchio fabbro mastru Billia, faceva da sfondo al chiacchiericcio delle comari intente alla spesa presso il bazar-tabacchi dei Mannu. I due militi, raggiunta la casa comunale-scuola, salirono le scale, in cima al pianerottolo, comparve, sempre più curvo e rinsecchito, il segretario dr. Cassetta. Ultimati i convenevoli, chiusa la porta dell’ufficio e la finestra che dava sulla Piatta, ebbe inizio per il maresciallo piemontese un altro tipo di ricognizione.

Ange de Clermont

- Mi dica di lei. – iniziò il maresciallo – La sua provenienza, il suo curriculum vitae in Sardegna, le motivazioni di questa punizione, la conoscenza da parte sua di questo vasto territorio dell’Anglona.-

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Le indagini. (prima parte)

Scritto da ange de clermont

Parte del IV cap. de “La maschera dalla gonna capitina”

di Ange de Clermont

La gonna capitina

Il maresciallo, dati gli ordini, si ritirò nella sua stanza e cominciò a rimuginare sugl’incontri avuti: rise pensando al medico dei poveri; considerò attentamente le parole del sindaco e del vicario ritenendo che tutti avessero azzeccato in un solo punto: il delitto non era opera di un indigeno, i sardi erano notoriamente focosi e non avrebbero certo rinunciato alla violenza sulla donna prima di ucciderla; l’uccisore del Zinubiu, in odore di sicario, non poteva che essere un suo amico.

Ad ogni modo bisognava effettuare la ricognizione dei luoghi, saperne di più degli amici di detto Zinubiu, magari attraverso il segretario comunale dal quale avrebbe potuto avere buone informazioni sui paesi dirimpettai.

La notte avrebbe portato consiglio.

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L’informazione utile per superare (almeno con una qualità di vita migliore), la disabilità.

Scritto da ztaramonte

Libertà di volareSalve a tutti i lettori, interessati o meno, che vivano purtroppo in modo diretto o indiretto, il mondo della disabilità. Sono alcuni anni che dopo essermi svegliato da un brutto sogno, ho aperto gli occhi e ho deciso che mi sarei tenuto costantemente aggiornato su qualsiasi normativa riguardante il mondo della disabilità, almeno per migliorare qualitativamente ed in parte, la mia vita e quella dei miei familiari.

A tale proposito, anche nel posto dove lavoro, sono indicato come punto di riferimento, per quel che riguarda la normativa a favore dei disabili. Il merito non è mio, certo io mi documento, ma l’aiuto maggiore proviene proprio dalla rete, dove ho imparato a cercare e trovare quasi tutto sulle novità legislative.

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Non c’è due senza tre …. (seconda parte)

Scritto da ange de clermont

Parte del III cap. de “La maschera dalla gonna capitina”

di Ange de Clermont

La gonna capitina“Gli abitanti di Miramonti, paese di origine medievale, sono sostanzialmente pacifici e religiosi, diventano cattivi quando si verificano furti di pecore e capre, sgarrettamenti di buoi, spostamento di confini nei loro appezzamenti: in questi casi sono pronti a minacciare la morte con la stessa facilità con cui invitano gli amici a cena. Non sempre alle minacce seguono i fatti, ma periodicamente, specie in regione Sassu, ne spediscono qualcuno al creatore con tale rapidità da non permettergli il tempo di pentirsi e di raccapezzarsi. Le donne sono ottime padrone di casa e quelle che vivono negli stazzi aiutano i mariti anche nei lavori campestri. Quelle che risiedono nel centro abitato provvedono alle faccende domestiche, a rifornire la famiglia d’acqua e di pane, allevano il maiale e le galline. Il governo dei pochi soldi è compito loro. I mariti che osano amministrare i soldi togliendoli alle mogli vengono ritenuti contareddos (ragionierucoli). La moralità è generalmente nella norma anche se non mancano elementi trasgressivi sia tra gli uomini sia tra le donne.

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Non c’è due senza tre …. (prima parte)

Scritto da ange de clermont

Parte del III cap. de “La maschera dalla gonna capitina”

di Ange de Clermont

Così, tra una relazione e l’altra, si era arrivati all’anno del Signore 1881: anno di censimento, di rilevatori, di conta insomma. Chi non si presentava nella casa comunale riceveva il rilevatore, in paese o in campagna, e per quelli che si sottraevano al censimento c’era l’anagrafe: carta canta. Alla sua conclusione gli abitanti risultarono 2050, dei quali 1150 nel centro urbano e 900 dispersi nel vasto territorio comunale che misurava 111 chilometri quadrati, la media abitativa, in tutto questo spazio risultava di 18 abitanti per chilometro quadrato, abbastanza pochi in un territorio così vasto.

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complimenti a Carletto

Scritto da claudio.truddaiu

Ciao Carlè, oggi x caso ho trovato il tuo bel sito e come puoi vedere mi sono anche iscritto. L’hai realizzato da tanto ? Da solo ?

Spero sia utile, purtroppo però non sono tanti i giovani di Chiaramonti che navigano in internet, e i pochi che ne hanno la possibilità non la sfruttano x comunicare.

Va bè pian piano magari le cose andranno meglio,l’importante è provarci, io ti farò “pubblicità”.

ti saluto…… Claudio Truddaiu

La sepoltura segreta (parte seconda)

Scritto da ange de clermont

Parte del II cap. de “La maschera dalla gonna capitina”

di Ange de Clermont

Prima parte (clicca qui) /Primo capitolo (clicca qui)

I benemeriti dell’Arma di Miramonti discussero fra loro le varie ipotesi sull’omicidio: questa volta non volevano rifugiarsi di nuovo nel mistero, dovevano a tutti i costi trovare l’assassino, a rischio di perdere non solo la faccia davanti al paese come tutori dell’ordine, ma anche di essere trasferiti nella zona delinquente dell’Isola.

I militi di Vulvu sostennero che il territorio di Miramonti aveva una tipologia di criminalità diversa da quella del territorio della loro stazione. I vulvuesi morivano per il troppo bere e gli assassini si perpetravano nelle bettole e nelle feste frequenti attraverso il gozzovigliamento.

Morivano quindi di malattia al fegato senza creare problemi ai militi, al massimo qualche volta ci scappava qualche coltellata, ma niente più.

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